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Galateo della Natura

30 luglio 2008 11:05

Estate, tempo di gite e soggiorni fuori porta, brevi o lunghi. Situazioni disparate di cui godere, respirando, guardando, ascoltando. Ma anche situazioni in cui rispettare e far rispettare regole minime di galateo ecologico. Alcune – per la campagna – ce le suggerisce il bollettino Tera e Aqua e l’Ecoistituto del Veneto con sede a Mestre. Altre vengono dall’esperienza.

* Come ci si arriva. Facciamo sì che la nostra gita non pesi sul clima; nella maggior parte dei luoghi di arriva in treno o pulman (con bei tratti a piedi) anziché in auto. Da sbruffoni poi il Suv; è vero che è fuoristrada, ma andrebbe bandito ovunque. Se ne troviamo uno in campagna sull’erba protestiamo, chiamiamo un vigile (difficile trovarli però), lasciamogli finte multe per uno spavento almeno breve, insomma inventiamoci una reazione. Rigarlo, ahinoi, ecologicamente non conviene: il padrone sprecherebbe vernici chimiche per riverniciarlo.

* In campagna. Rispettare il lavoro degli agricoltori, non calpestando a destra e manca e invece camminando lungo i sentieri. Anche se la tentazione di prelevare dalle colture un grappolo d’uva o una pannocchia, una mela o una zucca, conviene mettersi nei panni di chi campa di quei frutti – soprattutto se si tratta di piccoli coltivatori, che già arrancano per sopravvivere. Meglio mettersi in contatto con loro per acquisti diretti, che faranno risparmiare comunque rispetto al supermercato imballato. Invece, le erbe selvatiche (ortica, malva, finocchio, margherite, papaveri…) e i frutti selvatici (more, amarene, fichi…) si possono prendere, con delicatezza e,m nel caso di frutti, verificando che si trovino su terreni pubblici, come i cigli delle strade. Nota bene: in molti luoghi d’Italia certi frutti non vengono nemmeno raccolti e malinconicamente cascano al suolo. In questo caso, se li vediamo caduti, è nostro diritto umano utilizzarli.

* Rispettare le piante. Le cortecce degli alberi non vanno incise nemmeno per messaggi amorosi. E perché raccogliere fiori che arrivati a casa sarebbero già appassiti? Per farsi un bastone antiserpenti (così da battere il suolo davanti a noi facendoli scappare: sono sordi ma sentono le vibrazioni) non è il caso di strappare un ramo vivo, meglio usarne uno secco. O portarsi l’attrezzatura da casa.
* Rispettare gli animali. Attenzione a educare i bambini al rispetto delle lucertole e dei ragni. Nei boschi, non parlare a voce troppo alta per non disturbare gli altri abitanti. Non prelevare nidi. Se si trova un uccellino a terra, lasciarlo lì, ha più probabilità di essere recuperato dalla mamma. Diverso è il caso di rondini, rondoni e balestrucci: le madri hanno ali troppo lunghe e non saprebbero come volare. Portarli con sé in città fino a un centro della Lipu.
* Borraccia e piatti durevoli per il picnic. Che bello un picnic senza rifiuti, né lasciati lì né riportati via! Sarà la nostra regola se ci porteremo nello zaino o nelle borse di tela la borraccia per l’acqua e thermos per il tè, piatti di ceramica o melamina e bicchieri da campeggio, e cibo nei contenitori da frigo anziché avvolto in plastica e alluminio usa e getta.
* Rifiuti. In ogni caso, non lasciare nemmeno un mozzicone di sigaretta sul campo (chi fuma ancora!?). per non dire di sacchetti di plastica, avanzi di cibi, oli di scatolette (se il cibo è fatto da noi gli oli sono buoni e si mangiano con la scarpetta).
* In spiaggia. Non raccogliere ricci e stelle marina da far morire arsi vivi in spiaggia…Ottimo invece e assai educativo per i bagnanti mettersi a raccogliere un po’ dei rifiuti lasciati abbandonati in spiaggia. Non interrare le cicche, torneranno a galla nella sabbia!

fonte

Dal sole energia per tutta Europa

 04:50

L’annuncio dato da Arnulf Jaeger-Walden, componente della European Commission’s Institute for Energy, al recente Euroscience Open Forum di Barcellona è di quelli che possono cambiare il mondo: con una mega-installazione di pannelli solari nel Sahara che catturi lo 0.3 % dell’energia termica proveniente dalla nostra stella, si potrebbe far fronte all’intero fabbisogno energetico europeo.

L’idea, di per sé originale è, nella sua apparente semplicità, estremamente geniale: nel Sahara il sole, quando non ci sono tempeste di sabbia è praticamente sempre presente e con un’intensità di molto superiore a quella delle nostre latitudini.

Il progetto prevede la creazione di un’installazione di ampie dimensioni (pari circa alla superficie del Galles) che, mediante distese di pannelli solari, produca energia elettrica sotto forma di corrente continua e di una rete di distribuzione la porti al Vecchio Continente.

Quest’ultima è più facilmente trasportabile anche a grandi distanze rispetto alla corrente alternata attualmente trasferita via elettrodotti grazie al fatto che la perdita dovuta al trasferimento è assai minore.

La griglia necessaria permetterebbe di unire il cuore del Sahara con tutta l’Europa, fornendo energia a costi più contenuti degli attuali e con un basso impatto sull’ambiente.

Jeager-Walden ha già ricevuto il plauso del Presidente francese Nicholas Sarkozy e del Primo Ministro Britannico Gordon Brown.

I maggiori costi da affrontare riguardano,oltre alla realizzazione dell’installazione, la ristrutturazione della rete elettrica di paesi come Italia, Spagna, Grecia e Turchia, i link tra Africa ed Europa, che secondo Jaeger-Walden sarebbero al momento inadeguate.

L’impianto, in grado di generare una potenza compresa tra i 50 ed i 200 Megawatt, avrebbe un costo di 45-50 miliardi di Euro, grazie alla maggiore resa (fino a 3 volte) dei pannelli solari nel Sahara rispetto all’Europa.

La realizzazione dell’installazione in ogni caso, avrebbe dei costi paragonabili a quelli che l’Agenzia Internazionale per l’Energia ha previsto sia necessario comunque investire nei prossimi 30 anni.

Se la gigantesca centrale solare divenisse realtà, si potrebbero sovvertire gerarchie in ambito politico ed economico nell’intero pianeta, dal momento che affluirebbe ricchezza nei disagiati paesi africani, con conseguente parziale eliminazione dal giogo del petrolio.

Tutto questo ovviamente in aggiunta al fatto che l’energia prodotta sarebbe realmente pulita e rinnovabile e l’unica fonte di inquinamento sarebbe data dai pannelli solari esausti che andrebbero smaltiti.

Lo scienziato europeo ha previsto che se il progetto divenisse realtà a breve, già entro il 2050 si potrebbero vederne tangibili benefici.

Fonte

Fonte

L’emergenza dei cambiamenti climatici

28 luglio 2008 22:28

L’Italia e il Mediterraneo sono i primi a subire e a pagare gli effetti del cambiamento climatico.

Il cambiamento climatico è qui e ora.

Noi sappiamo che il nostro paese è tra quelli che pagheranno il maggior prezzo in termini di danni ambientali, perdita di vite umane e salute, costi economici:

  • già ora la temperatura in Italia sta aumentando in maniera accellerata rispetto alla media mondiale;
  • già ora le piogge diminuiscono (il 5% nell’ultimo secolo, oggi ci sono 14 giorni di pioggia in meno ogni anno nel sud), gli episodi di siccità si moltiplicano, la desertificazione sta diventando un problema non solo per la Sicilia, ma anche per la Pianura Padana;
  • aumenta il rischio idrogeologico soprattutto nell’Appennino meridionale e in parte di quello settentrionale, oltre che nelle Alpi occidentali: le zone più a rischio sono in Calabria, Campania, Liguria e nelle Langhe;
  • risorse idriche: i nostri ghiacciai alpini hanno perso metà del loro volume e il 30% della loro superficie in meno di un secolo; il Po, come tutti i fiumi italiani, sta subendo riduzioni progressive delle portate medie mentre aumenta la variabilità tra piene e secche;
  • mare: un chilometro su 3 delle nostre coste basse è in arretramento e 33 aree costiere rischiano di essere sommerse dal mare nei prossimi decenni, la biodiversità marina, così come quella terrestre, cambia e nuove specie aliene si stanno insediando nel Mediterraneo;
  • salute: un incremento dei decessi in Europa, a causa delle ondate di calore valutato tra 8 mila e 12 mila persone per anno e per ogni grado centigrado di aumento della temperatura media;
  • soldi dei cittadini: a primi a pagare saranno agricoltori e operatori turistici; la produttività agricola, a causa dell’eccesso di caldo e della minore disponibilità d’acqua, potrebbe diminuire del 22%, (mentre quella del nord Europa potrebbe crescere fino al 70%). I danni sarebbero pari a 2/300 milioni di euro l’anno; le regioni mediterranee diventerebbero piuttosto inospitali per il turismo estivo marino sia per mancanza d’acqua che per eccessivo calore, e il turismo invernale, specie quello alpino, subirebbe una considerevole riduzione; nel nord Europa, viceversa, le opportunità di sviluppo turistico sarebbero notevoli. I danni potrebbero nel nostro paese potrebbero variare di cifra che va da 200 e 800 milioni di euro l’anno.

(Alfonso Pecoraro Scanio, Ministro dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare: intervento introduttivo alla Prima Conferenza Nazionale sui Cambiamenti Climatici, Roma, sede della FAO, settembre 2007, alla presenza del Presidente della Repubblica Italiana, S.E. Giorgio Napolitano)

Gli atti della Conferenza Nazionale Cambiamenti Climatici

L’intervento integrale di Alfonso Pecoraro Scanio

 

 

Premessa

27 luglio 2008 16:39

Da tempo l’Europa e l’Italia hanno intrapreso una politica mirata al contenimento degli usi delle fonti energetiche tradizionali, all’efficientizzazione energetica e alla riduzione delle emissioni dei gas di serra.

Dopo diversi anni dalla definizione di obiettivi quantitativi di sostenibilità energetica definiti a livello europeo e nazionale e a pochi anni dall’orizzonte temporale posto per tali obiettivi, è doveroso riflettere sulla situazione che si è sviluppata, facendo delle valutazioni sugli andamenti reali delle grandezze oggetto di tali obiettivi e sul livello di “avvicinamento” di tali andamenti reali agli obiettivi stessi.

Sia per quanto riguarda gli obiettivi del Protocollo di Kyoto che gli obiettivi sulle fonti rinnovabili, gli andamenti di cui si dispone indicano un divario ancora marcato. Soprattutto per l’Italia, emerge con evidenza la distanza dall’obiettivo di Kyoto e non appare neppure, dalla lettura dei dati, un cambio di tendenza che faccia prefigurare un incontro, seppure in tempi più lunghi, tra la curva reale e tale obiettivo.

Le fonti rinnovabili non riescono a superare la percentuale che le caratterizza ormai da numerosi anni, sia per la lentezza con cui si stanno affermando, sia per la continua crescita dei consumi energetici complessivi e sia per le limitazioni derivanti dal settore idroelettrico.

Per quanto riguarda il risparmio energetico vi è sicuramente interesse per quelli che potranno essere gli effetti della direttiva 2006/32, in particolar modo per il ruolo rilevante che viene specificato per il settore pubblico.

Ai suddetti obiettivi si sono aggiunti i recenti e più ambiziosi obiettivi del Consiglio Europeo per il 2020 sia sul fronte delle emissioni climalteranti che su quelli delle fonti rinnovabili e dell’efficienza energetica. Questi obiettivi, a maggior ragione, esigono dei consistenti cambi di tendenza.

L’esperienza che si è maturata, sia a livello europeo che nazionale, deve fare scaturire una seria riflessione sul fenomeno che si vuole gestire e sulle modalità stesse di gestione e non si può correre il rischio che la troppa, seppur necessaria, attenzione verso i nuovi obiettivi al 2020 distolga l’attenzione dalla suddetta riflessione.

Il mix di obiettivi di riduzione sempre maggiori e di tempi sempre minori implica uno sforzo sempre più elevato che deve tradursi in una attenta organizzazione delle azioni da intraprendere.

Fa parte di tale sforzo la realizzazione di un processo di maggior partecipazione dei livelli di sussidiarietà più bassi dell’Amministrazione pubblica, gli Enti Locali, che possono dimostrare una utile efficacia nell’attuare politiche di razionalizzazione energetica e, più in generale, di abbattimento delle emissioni di gas serra.

 

Il ruolo degli Enti Locali

 15:57

Quali possono essere gli ambiti di intervento da parte degli enti locali nel campo della razionalizzazione energetica e della riduzione delle emissioni dei gas climalteranti?

Per rispondere a tale domanda, che nello specifico dipende dalle condizioni proprie di ogni amministrazione, è utile considerare che l’azione dell’Ente Locale può esplicitarsi, in forma semplificata, attraverso i tre ruoli di base che gli possono essere attribuiti e, cioè:

  • ente locale in qualità di proprietario e gestore di un proprio patrimonio (edifici, illuminazione, veicoli): il modo in cui un ente locale orienta la produzione, gli acquisti e la gestione dell’energia utilizzata localmente, può rafforzare enormemente lo sviluppo, l’accessibilità e la convenienza economica delle tecnologie energetiche più sostenibili;
  • ente locale in qualità di pianificatore, programmatore, regolatore del territorio e delle attività che insistono su di esso: il modo in cui un ente locale orienta le proprie politiche in materia di gestione del territorio, della produzione edilizia, dei rifiuti e della mobilità può non solo ridurre grandemente le proprie emissioni locali, ma anche contribuire a riorientare in modo radicalmente più sostenibile i comportamenti di consumo energetico di migliaia di persone e di operatori economici;
  • ente locale in qualità di promotore, coordinatore e partner di iniziative su larga scala: il modo in cui un ente locale coinvolge gli operatori e l’intera cittadinanza nelle proprie politiche ambientali ed energetiche può mettere in moto meccanismi virtuosi diffusi e standardizzati.

In particolare, l’Ente locale può:

  • esercitare in modo ambientalmente responsabile la funzione di ente proprietario e gestore di un patrimonio pubblico (edifici, illuminazione, impianti, veicoli), con l’individuazione di modelli gestionali innovativi. Tale azione è mirata a migliorare la qualità energetica del patrimonio pubblico, a produrre un risparmio di risorse economiche e a contribuire alla diffusione di questi interventi anche presso le utenze private;
  • introdurre in una visione di pianificazione integrata, propria dell’Agenda 21, gli obiettivi di sostenibilità energetico-ambientale negli strumenti di programmazione, pianificazione o regolamentazione urbanistica, territoriale e di settore di cui già si dispone (per es. il Piano di Governo del Territorio, il Regolamento edilizio, i Piani della Mobilità, dei Rifiuti, delle Acque, ecc..). Tale azione è mirata ad orientare con forza ai nostri obiettivi di sostenibilità, le trasformazioni territoriali e lo sviluppo economico locale, in una logica di sostanziale omogeneità per il raggiungimento di uno standard;
  • considerare l’obiettivo di riduzione delle emissioni come criterio chiave in tutte le procedure di valutazione e autorizzazione di progetti di impianti o nuove strutture relazionate alla produzione o riduzione di emissioni climalteranti;
  • promuovere queste strategie attraverso il coinvolgimento esteso di tutti i soggetti in grado di contribuire alla fattibilità degli interventi concreti, in modo da valorizzare il possibile contributo positivo di risorse private e garantirne una diffusione su vasta scala;
  • promuovere queste strategie attraverso modalità di cooperazione interistituzionale efficaci (per es. strategie coordinate a livello di area vasta a supporto di enti locali di dimensioni ridotte o localizzati in aree rurali o montane);
  • promuovere la definizione di nuovi strumenti e meccanismi finanziari in grado di coordinare le varie funzioni di governo del territorio avvantaggiandosi delle economie di scala, di facilitare l’accesso al credito e l’efficienza economica degli enti locali e del territorio.

Se da un lato risulta difficile definire con precisione quale possa essere il ruolo dell’Ente locale in termini quantitativi, è comunque possibile valutare quali siano gli ambiti nei quali questo, attraverso le direttrici menzionate, possa influenzare, in forma più o meno diretta, il raggiungimento di determinati obiettivi.
I citati ambiti di intervento si possono infatti intrecciare con diverse azioni considerate prioritarie nella riduzione delle emissioni climalteranti a livello nazionale.
Il rapporto nazionale riguardante i progressi nell’ambito del Protocollo di Kyoto1 , presentato l’11 novembre 2006, definisce 35 interventi aventi potenziali di riduzione delle emissioni e, per ognuno, viene stimato anche il livello quantitativo di tale riduzione che si potrebbe realizzare nel periodo 2005/2010.
Nella tabella seguente si sintetizzano i settori di intervento con le corrispondenti riduzioni di gas di serra stimate. Accanto viene definito, in termini qualitativi, il possibile ruolo dell’Ente locale.

 

 

 

 

In termini generali si ritiene plausibile un ruolo importante da parte dell’Ente nella definizione dello sviluppo delle fonti rinnovabili (sia per la loro incentivazione, sia per il ruolo nei processi di regolamentazione che di autorizzazione), della piccola e media cogenerazione (che può essere direttamente incentivata se a servizio del tessuto edilizio), delle infrastrutture per il trasporto pubblico (essenzialmente se di interesse urbano).
Un ruolo di media importanza lo si ritiene presente nello sviluppo dei biocombustibili (può riferirsi, ad esempio, al sistema di trasporto pubblico piuttosto che al sistema agricolo locale) e del risparmio energetico secondo i decreti di efficienza energetica (chiaramente il ruolo è decisivo qualora gli interventi siano realizzati sul proprio patrimonio) e un ruolo decisivo nella gestione del traffico urbano e dell’efficienza energetica in edilizia (attraverso i piani e i regolamenti di settore).
Come si vede, quindi, i numeri sui quali il ruolo dell’Ente locale può avere un’influenza non marginale, ancorché complementare a quella di altri soggetti, sono rilevanti, potendo sommare a diversi milioni di tonnellate di CO2 evitata.

[1]Italian report on demonstrable progress under article 3.2 of the Kyoto protocol”

Il Gruppo di Lavoro “Agende 21 per Kyoto”

 14:18

In considerazione di quanto evidenziato, è stato costituito un Gruppo di lavoro, all’interno del Coordinamento Agende 21 Locali Italiane e in collaborazione con il Kyoto Club, che raccoglierà gli Enti Locali italiani impegnati, nella loro Agenda 21, a sviluppare azioni integrate per combattere i cambiamenti climatici, rispettare gli obiettivi Kyoto e avviare la transizione energetica.

L’idea alla base della costituzione di questo gruppo parte dalla consapevolezza che fino ad oggi le comunità locali italiane si sono generalmente impegnate – in campo energetico e nella protezione del clima – su singole buone pratiche, ma raramente hanno consolidato strategie integrate e capacità d’azione in grado di produrre risultati strutturali e sistematici. Le singole buone pratiche sono sicuramente servite come progetti dimostrativi, ma spesso non hanno superato il carattere di iniziativa estemporanea senza produrre cambiamenti strutturali nelle politiche locali, capaci di contrastare i continui incrementi dei consumi energetici e delle emissioni climalteranti. Per affrontare le problematiche, ma anche le nuove opportunità di cambiamento aperte dalle attuali emergenze energetico – ambientali e per darvi una risposta qualitativamente e quantitativamente proporzionata, è necessario passare ad azioni più strutturali che prevedano un graduale sviluppo di strategie integrate e di più vasto respiro atte a modificare il modo di produrre e consumare energia, combattere gli sprechi, contenere i consumi e ridurre le emissioni climalteranti..
L’obiettivo che una adeguata programmazione energetica locale si deve porre è, infatti, quello di superare le fasi caratterizzate da azioni sporadiche e scoordinate, per quanto meritevoli, e di passare ad una fase di standardizzazione di alcune di queste azioni. Tale obiettivo discende dalla consapevolezza che l’evoluzione del sistema energetico verso livelli sempre più elevati di consumo ed emissione di sostanze climalteranti non può essere fermata se non introducendo dei livelli di intervento molto vasti e che coinvolgano il maggior numero di ambiti e soggetti possibili e il maggior numero di tecnologie.
Il gruppo di lavoro intende mettere a punto approcci e strumenti utili a favorire tale passaggio.
Le strategie, basate su approcci elaborati e condivisi tra i partecipanti, potranno caratterizzare la proposta di “politica energetica e per il clima” del Coordinamento AG21, diventando “requisiti minimi” di qualità – una sorta di standard per la sistematizzazione dello sviluppo delle strategie locali per il clima.

In particolare:

  1. le strategie e i piani devono essere sviluppati sulla base di quantificazioni (esplicite e fondate) del potenziale di 1) risparmio energetico e delle fonti fossili, 2) emissioni climalteranti evitate, 3) risparmio economico per la bolletta energetica della P.A. e della collettività anche in relazione ai costi economici delle esternalità ambientali;
  2. i potenziali di “risparmio” – sottoposti a valutazione di fattibilità tecnico-economica, delle tempistiche realizzative, delle partnership attivabili, ecc. – devono essere tradotti in obiettivi / target (riferibili anche agli obiettivi di Kyoto di livello nazionale o regionale) e assunti politicamente dalle Pubbliche Amministrazioni locali (con dibattito e atti formali in Giunta – Consiglio);
  3. gli obiettivi e le azioni per raggiungerli devono essere affinati nel confronto e nella condivisione con gli attori locali, attivando o utilizzando (se già funzionanti) Forum di Agenda 21 per Kyoto, strumenti di comunicazione, tecniche di facilitazione del dialogo;
  4. i piani d’azione dovranno influenzare trasversalmente tutte le politiche locali e dovranno dotarsi di nuovi (o modificare gli esistenti) strumenti di regolamentazione, di risorse, di meccanismi finanziari innovativi, di programmi di disseminazione per raggiungere i mercati e i cittadini.

 

Gli impegni degli Enti Locali

 13:20

Il 12 giugno a Salerno, nell’ambito della VIII assemblea nazionale, è stato definito un documento di impegni che diverse Autorità locali si sono dimostrate disponibili a sottoscrivere, nella consapevolezza che le azioni per ridurre le emissioni climalteranti devono essere concertate e rafforzate coinvolgendo un gran numero di attori in settori differenti e attivando la maggiore cooperazione possibile tra essi e tra i diversi livelli di governo.

Attraverso tale documento le Autorità locali si impegnano a:

  • mettere a punto metodologie e soluzioni comuni e condivise, anche grazie ai risultati dei Progetti Europei di cui il Coordinamento Ag21 è partner, grazie allo scambio e alla disseminazione delle strategie e delle buone pratiche realizzate nei nostri territori, con strumenti per la diffusione capillare dell’informazione su opportunità, incentivi e risorse;
  • tenersi in rete e collaborare, anche in previsione della prossima Conferenza delle parti che si terrà in Indonesia nel Dicembre 2007, con le altre Associazioni nazionali impegnate i questo campo e con le iniziative internazionali coerenti con il nostro impegno;
  • trasformare il proprio lavoro in una campagna nazionale che si ponga come stimolo e pressione verso il Governo Centrale e verso le Regioni, ricercando tutte le sinergie possibili con le associazioni degli Enti Locali, a partire da ANCI e UPI.

Più in particolare, l’impegno si esplicita nel:

  • quantificare il carico di emissioni climalteranti mettendo a punto un bilancio attuale e di previsione;
  • individuare l’effettivo potenziale di miglioramento energetico e di riduzione delle emissioni, attraverso attente valutazioni di fattibilità tecnico-economica e su questa base;
  • definire e adottare, attraverso processi decisionali democratici e partecipati localmente, i target di riduzione delle emissioni e di sostituzione delle fonti rinnovabili definiti in coerenza con gli impegni e gli obiettivi fissati nelle sedi nazionali e internazionali;
  • dotarsi di strategie integrate costruite attraverso il dialogo e la partnership con altri soggetti locali, sul modello delle migliori esperienze di Agenda 21;
  • mettere in pratica o orientare le politiche locali vigenti in modo tale da contribuire al raggiungimento dei suddetti target, attraverso azioni dotate di risorse adeguate, meccanismi finanziari innovativi, strumenti di regolamentazione, programmi di disseminazione per raggiungere cittadini e mercati, allocazione di responsabilità e scadenze chiare;
  • organizzarsi per garantire una periodica contabilizzazione e analisi degli andamenti dei consumi e delle emissioni derivanti dalle attività presenti sul proprio territorio e la valutazione e il reporting dei risultati delle azioni di miglioramento (in termini di risparmio di fonti non rinnovabili, di emissioni climalteranti evitate, di risparmio economico per la bolletta energetica della P.A.), in modo da imparare da successi e insuccessi e da garantire un continuo miglioramento della strategia, puntando alla standardizzazione e alla omogeneizzazione delle metodologie di misura per un monitoraggio confrontabile tra le diverse realtà.

Gli strumenti di sostegno agli Enti locali

 12:28

La messa in atto delle attività definite troverà maggiore efficacia qualora venga riconosciuto un effettivo coinvolgimento delle Amministrazioni Locali nella definizione e nell’attuazione delle politiche per il clima, a seguito di un processo di ridefinizione delle reciproche competenze e responsabilità.
Tali attività richiederanno, d’altra parte, uno sforzo importante in termini di investimenti e di innovazione nelle politiche locali.
Per far fronte a questi sforzi, diversi sono gli strumenti che dovrebbero opportunamente essere introdotti a livello di Governo nazionale.
In particolare:

  • si richiede che gli investimenti dedicati alle politiche per il clima siano esclusi dal Patto di Stabilità;
  • si ritiene possibile definire con il Governo e le Regioni un patto di ripartizione degli obiettivi di Kyoto (e delle risorse necessarie) secondo il modello di “burden sharing” già adottato all’interno dell’area UE;
  • si propone che i meccanismi di Emission Trading vengano estesi alle attività degli Enti Locali, rendendo necessario il riconoscimento da parte del Governo delle quote di anidride carbonica ridotte su base locale, in modo da attivare un circuito virtuoso di emulazione e di finanziamento tramite i “crediti di emissione”;
  • si propone che si individuino delle metodologie affinché il riconoscimento delle quote possa avvenire non solo in riferimento a singole iniziative progettuali, ma anche in riferimento a piani e programmi realizzati dalle Amministrazioni locali e quantificabili nei loro benefici 1.

[1] Si tenga presente, per analogia, quanto adottato dal CDM Executive Board dell’UNFCCC il 27 giugno 2007, cioè la possibilità, nell’ambito dei meccanismi flessibili del protocollo di Kyoto, di riconoscere, in forma aggregata e contemporanea, più progetti derivanti da singole attività di programmazione, in aggiunta ai progetti individuali.

Un videogioco per salvare il Pianeta

 07:27

Il nuovo videogame apocalittico si svolge nell’anno 2019, restano 23 anni prima dell’estinzione del genere umano.

Presto i ghiacci polari si scioglieranno; il livello degli oceani si innalzerà; il clima, sempre più imprevedibile, aumenterà l’incidenza di alluvioni e siccità e, a completare l’opera, i disastri ambientali.
Queste le ipotesi degli esperti per il futuro del nostro pianeta.

Ed é su queste premesse che si basa Superstruct, il nuovo videogioco collettivo sviluppato da think tank non-profit californiana “Institute for the Future”.

Il gioco possiede tutte le caratteristiche dei cosidetti MMORPG (Massive Multiplayer Online Roleplaying Games).

I partecipanti si connettono al gioco attraverso internet, lo scopo é quello di progettare, insieme agli altri giocatori, una strategia atta al salvataggio dell’umanità dallo scenario sopra proposto.

L’uscita del gioco é prevista per il prossimo 22 settembre e resterà online per un periodo di 6 settimane.

L’intento é quello di sensibilizzare la massa sui problemi legati all’ambiente attraverso un sistema divertente e realistico, ma é anche un modo per prendere spunti dalle idee dei vari utenti; oltretutto é una forma innovativa, e interessante, di comunicazione interattiva.