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BLUE ECONOMY: UNA SFIDA GLOBALE. DIRITTO ALL'ACQUA, TUTELA DELLE RISORSE IDRICHE E DIFESA DEGLI ECOSISTEMI MARINI

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ABUSIVISMO EDILIZIO

1 dicembre 2008 10:01

Nel 2007 sono sorte 732mila nuove costruzioni. Così avanza l’Italia del mattone.
Tra il 1990 e il 2005 in Italia è stato mangiato il 17,06% del territorio. E dal 1982 al 2005, in appena 25 anni, quasi 6 milioni di ettari di suolo agricolo sono stati edificati, mentre la superficie coltivata ha perso 3,1 milioni di ettari. Come se Sicilia e Piemonte da verdi praterie si fossero trasformati negli anni in arido cemento. Ma com’è potuto accadere? Il mattone non è in crisi. Regione che vai speculazione che trovi. Non a caso, rileva l’Agenzia del Territorio, soltanto lo scorso anno in Italia sono spuntate 732.157 nuove costruzioni per un valore di 46 milioni. E nonostante la crisi c’è da aspettarsi, che la speculazione non rallenti la sua corsa.
LAZIO. Basta pensare alle osservazioni dei comuni al Piano territoriale paesistico del Lazio o alla recente approvazione in Sicilia una legge che rende teoricamente possibile la trasformazione di tutte le spiagge in campi da golf.
SICILIA. A ottobre, con voto segreto, l’Assemblea siciliana ha dato il via libera definitivo ai green entro i 150 metri dal mare. A ringraziare è innanzitutto Sir Rocco Forte e il suo Golf resort di Sciacca (Agrigento), bloccato perché i suoi campi avevano sconfinato oltre la fascia di rispetto di 150 metri. Gran parte degli abusi del resort di Sciacca sono già stati sanati dalla Regione a posteriori con una seconda autorizzazione, dopo che la prima è stata totalmente disattesa nella realizzazione delle opere. L’unico abuso che non può proprio essere sanato riguarda le due buche sulla spiaggia.
SARDEGNA. Che gli interessi in gioco sul cemento siano alti lo conferma la scelta del presidente della Regione Sardegna Renato Soru, che ieri ha rimesso il suo mandato su questioni riguardanti l’approvazione della nuova legge Urbanistica. Al Sud come al Nord il mattone continua a essere la sicurezza dei clan, che dalle cave ai subappalti tengono da sempre le mani nella malta.
CALABRIA. Gli arresti del 25 novembre 2008, infatti, confermano l’idea: politici, imprenditori e funzionari pubblici sono indagati per concorso esterno in associazione mafiosa e corruzione nell’ambito dell’inchiesta che ha portato al fermo di 24 affiliati alla ndrangheta, le cosche di Crotone. Per l’accusa c’è stato un tentativo di infiltrazione nel megaprogetto turistico Europaradiso. Dalle indagini sono emerse pesanti interferenze delle cosche nella vita politica e amministrativa di Crotone. Le cosche sostenevano gli amministratori locali al momento del voto ricavandone vantaggi per i loro affari.
L’IPOTESI DI CORRUZIONE. Nei confronti dei politici, imprenditori e funzionari pubblici indagati, che sarebbero intervenuti per influenzare l’iter burocratico di approvazione del progetto Europaradiso, vengono ipotizzati vari reati, tra cui la corruzione, per avere promesso, elargito e ricevuto somme di danaro per condizionare, ai vari livelli amministrativi, la realizzazione della struttura turistica. Oltre ai fermi gli agenti della Polizia di Stato hanno perquisito le abitazioni dell’ex direttore generale del Comune di Crotone, Francesco Antonio Sulla; del capogruppo del Pd in consiglio comunale Giuseppe Mercurio; dell’architetto del comune Gaetano Stabile; dell’agente immobiliare, Romano Rocco Enrizo; dell’ex vice sindaco, Armando Riganello (An); del presidente della Camera di commercio, Fortunato Roberto Salerno; del capo di gabinetto del Ministero dell’Ambiente, Emilio Brogi; del direttore generale del Ministero dell’Ambiente, Aldo Cosentino; e di un funzionario dell’Unione Europea, Riccardo Menghi. Le ipotesi di accusa sono a vario titolo di concorso esterno in associazione mafiosa e corruzione aggravata dalla modalità mafiosa. Nel maggio scorso a Francesco Sulla era stata già notificata una informazione di garanzia e successivamente l’ex direttore generale del Comune era stato sentito dal sostituto procuratore Pierpaolo Bruni.
IL COLLABORATORE DI MATTEOLI. Uno degli indagati Emilio Brogi, è attualmente capo della segreteria del Ministro delle Infrastrutture, Altero Matteoli. Il presunto coinvolgimento di Brogi nell’inchiesta è riferito a quando nel 2005 era nella segreteria tecnica sempre di Matteoli, allora ministro dell’Ambiente. A Brogi è stata perquisita l’abitazione in provincia di Livorno ed altre strutture di sua pertinenza. L’accusa sostiene che Brogi ed il direttore generale dello stesso Ministero, Aldo Cosentino, avrebbero trasmesso volutamente all’Unione Europea una documentazione parziale circa i vincoli a cui era sottoposta l’area sulla quale doveva sorgere la mega struttura turistica Europaradiso.
PRESSIONI SUI VINCOLI. Indagini e perquisizioni anche nei confronti di Salvatore Aracri e Antonio Francesco Russelli. Secondo gli investigatori le cosche di Crotone si sarebbero interessate a fare in modo che l’area dove doveva sorgere la struttura di Europaradiso non fosse sottoposta ai vincoli previsti dalle zone a protezione speciale (Zps). Gli inquirenti ritengono inoltre che, attraverso i funzionari del ministero dell’Ambiente, sarebbe stata inviata all’Unione Europea una documentazione parziale per quanto riguarda i vincoli a cui era sottoposta l’area dove si intendeva realizzare la mega struttura turistica. Dalle indagini emergerebbe che tutte le cosche del crotonese, anche quelle storicamente in contrasto tra loro, erano fortemente interessate all’opera.
IL PASSAGGIO DEI SOLDI. Su Europaradiso secondo la DNA (Direzione Nazionale Antimafia) ci sarebbe la prova del passaggio dei soldi e della corruzione di servitori dello Stato infedeli.
LIGURIA. Da Ponente al Levante, in Liguria grattacieli, seconde case e nuovi porti si sostituiscono a coste, colline e vecchie costruzioni. Un libro-inchiesta scopre che, nel paese spaccato in due, quando si tratta di edificare non ci sono più divisioni tra destra e sinistra. Una lobby trasversale getta tre milioni di metri cubi di cemento sulla regione edificando nella metà delle aree libere. Dal Ponente al Levante, grattacieli, seconde case e nuovi porti si sostituiscono a coste, colline e vecchie costruzioni. Tutto all’insegna della parola magica riqualificazione. Un libro-inchiesta scritto dai giornalisti liguri Ferruccio Sansa e Marco Preve, già nel titolo punta il dito contro i responsabili. Il partito del cemento (edito da Chiarelettere, 320 pagine, 14,60 euro) fotografa la situazione e scopre che, nel paese spaccato in due, quando si tratta di edificare non ci sono più divisioni tra destra e sinistra. Come è sbarcato il partito del cemento in Liguria secondo gli autori? C’è un concorso di fattori. Per la sua posizione geografica la Liguria è la regione che più si presta alle seconde case. È vicina ai grandi bacini del Nord: da Milano, Mantova o Torino in un’ora, un’ora e mezza sei in Riviera. E questa posizione strategica fa aumentare la domanda di case per le vacanze e quindi i prezzi. Alle seconde case si aggiungono i porticcioli. La Liguria è in assoluto la regione con il maggior numero di posti barca, proprio per la vicinanza alle aree ricche del Nord. Poi nel Ponente si lavora per rubare posti barca per la nautica superlusso a Montecarlo. Ci sono progetti in questo senso a Ventimiglia, a Imperia stanno per concludere i lavori del nuovo porto turistico. Il paradosso è che la Liguria negli anni Settanta è stata tra le prime ad adottare un piano paesistico regionale ritenuto tra i più avanzati. Oggi invece si costruisce a colpi di varianti e deroghe. Un caso eclatante è quello del presidio ambientale. In pratica un’area agricola abbandonata può diventare un’abitazione per il contadino che, vivendoci, disbosca e si prende cura del territorio. Con quella scusa sono diventate aree edificabili numerose zone di pregio e di certo non sono abitate da contadini. Chi conduce queste operazioni è in grado di blindare l’iter urbanistico, rendendolo formalmente ineccepibile fin dalla fase preparatoria Opporsi diventa difficile, ma alcuni ricorsi al Tar sono stati vinti. Solo che i ricorsi al Tar sono molto costosi per le associazioni, che li promuovono. Un’altra inchiesta interessa la PUGLIA. Un provvedimento di sequestro, a Lecce, per ‘Parco Corvaglia’, area urbana di circa 4.500 metri quadrati al centro di un’indagine della magistratura. Le irregolarità edilizie sarebbero frutto di intrecci tra Comune e Università del Salento.
 Nell’ambito della stessa inchiesta i Carabinieri hanno notificato 25 avvisi di conclusione delle indagini nei confronti di altrettante persone coinvolte nell’inchiesta e indagate, tra l’altro, per peculato, abuso d’ufficio e voto di scambio. Secondo l’accusa, per favorire interventi di speculazione edilizia, alcuni indagati hanno falsamente rappresentato lo stato dei luoghi in modo da far risultare il sovradimensionamento delle aree destinate a verde pubblico che, nella realtà, si sono rivelate insufficienti rispetto alla quota prevista per il numero dei residenti. Il Consiglio comunale di Lecce, indotto così in errore, nell’ambito del programma di recupero urbano, aveva deliberato l’inizio e l’esecuzione dei lavori con l’abbattimento di alberi e la distruzione del parco giochi dell’area, dando inizio anche alla distruzione di un’ottantina di alloggi, per far posto al mercato rionale con parcheggio sotterraneo. La protesta dei residenti che si erano opposti alla realizzazione delle opere, aveva indotto la ditta aggiudicataria ad avviare la cantierizzazione la notte tra l’11 ed il 12 aprile 2006. Il 26 aprile 2006 Parco Corvaglia fu sottoposto a sequestro probatorio, sostituito oggi dal sequestro preventivo. Il sostituto procuratore presso il tribunale di Lecce Marco D’Agostino il 5 novembre 2008 ha fatto notificare l’avviso di conclusione delle indagini preliminari ai 25 indagati, accusati a vario titolo di corruzione, peculato, abuso d’ufficio, truffa e voto di scambio. Tra gli indagati assieme all’ex rettore dell’Università del Salento Oronzo Limone, il figlio Pierpaolo, l’allora capo di gabinetto del Rettorato Gianfranco Madonna, l’ex dirigente comunale Raffaele Attisani e l’ex assessore comunale all’Urbanistica Angelo Tondo. L’indagine comprende due filoni, uno riguardante il piano di riqualificazione del rione San Pio e l’altro la realizzazione del Polo umanistico nell’area della ex Manifattura tabacchi. Diversa la storia di ciò che è avvenuto in SICILIA. Prescrizione del reato per il senatore Domenico Nania (Pdl) e la moglie indagati per la ristrutturazione di una villa di famiglia a Barcellona. Le accuse riguardano la violazione delle norme antisismiche e per la costruzione abusiva di una gazebo e di un capanno per gli attrezzi. La Corte d’appello ha ritenuto di applicare la prescrizione non accogliendo la richiesta della difesa che chiedeva l’assoluzione degli imputanti “trattandosi di fatti penalmente irrilevanti”. In primo grado i coniugi Nania erano stati condannati a 15 mila euro di ammenda. In particolare l’uomo politico è stato assolto con la formula: “perché il fatto non è più previsto dalla legge” come reato per due episodi. Per una terza imputazione “perché applicata la sanatoria”.

CAMPANIA. Discarica record a Napoli

 10:00

Deviato l’alveo di un canale. L’area sequestrata dalla Guardia di finanzia si estende per circa 290mila metri quadrati. Si tratta di una ex cava tufacea a fossa. Nel corso dell’operazione della guardia di finanza di Napoli, sono stati trovati un milione di metri cubi di rifiuti pericolosi e due persone (i soci della ditta che aveva in affitto l’ex cava per la vendita di materiali edili) sono state denunciate. Nell’ex cava – che si trova nella zona ospedaliera di Napoli, a poca distanza dal Secondo Policlinico – i militari della sezione aerea impegnati per i reati ambientali della Guardia di finanza hanno trovato inerti di costruzioni, rifiuti ferrosi, erbosi, e veicoli fuori uso. La presenza della discarica ha deformato orograficamente il territorio ed il deflusso naturale dell’alveo San Rocco. Saranno necessari dei carotaggi sulla montagna di rifiuti per stabilire se il materiale di risulta visibile in superficie non nasconda altri tipi di rifiuti più nocivi. La discarica abusiva è stata individuata dalla sezione Aerea delle fiamme gialle durante una serie di voli sulla zona che hanno rilevato che quella che in origine doveva essere una valle era diventata una sorta di montagna, però di rifiuti. L’area in questione è situata nell’ex cava Fondo Suarez, tutelata da vicolo paesistico e idrogeologico e scelta nell’ambito del piano per l’emergenza rifiuti in via sperimentale per la raccolta differenziata. Le due persone denunciate (una di 86 anni, l’altra di 75) dovranno rispondere dei reati di gestione abusiva di rifiuti pericolosi e non, violazione di sigilli (l’area era già stata sottoposta a sequestro) e per la violazione del decreto legge in materia ambientale emesso nell’ambito dell’emergenza rifiuti in Campania oltre che di favoreggiamento all’immigrazione clandestina: all’interno dell’area vi erano due cittadini extracomunitari, che lavoravano in nero e non in regola con le norme per il permesso di soggiorno.

ARCHEOMAFIE. Largo ai tombaroli

 09:59

Con due emendamenti (n.2076 e n.2077) alla Finanziaria, denominati Riemersione di beni culturali in possesso di privati, l’onorevole Gabriella Carlucci propone un condono per il possesso illecito di reperti archeologici e opere d’arte, riesumando una proposta che aveva già avanzato in Parlamento nel 2004 assieme al suo collega Gianfranco Conte e ad altri deputati. Quattro anni fa la proposta fu poi ritirata, ripresentata come emendamento alla Finanziaria 2005 e alla fine fortunatamente bocciata, sia per le aspre critiche che aveva provocato sia per il provvidenziale intervento dell’allora ministro per i Beni e le Attività Culturali Giuliano Urbani. Anche nell’emendamento presentato i giorni scorsi la motivazione, ripresa anche nel titolo, è la riemersione di beni culturali in possesso di privati (e qui l’onorevole Carlucci dimentica di aggiungere l’avverbio illecitamente). In realtà questa riemersione spalanca di fatto le porte ai tombaroli, legalizzando gli scavi clandestini e i traffici internazionali delle archeomafie a danno del patrimonio culturale degli italiani. Si propone, infatti, che i privati possessori o detentori a qualsiasi titolo di beni mobili di interesse archeologico antecedenti a 1476 d.C., non denunciati né consegnati a norma delle disposizioni del Codice dei Beni Culturali, ne acquisiscono la proprietà mediante comunicazione alla Soprintendenza competente per territorio. La proposta non subordina l’acquisizione della proprietà né al parere favorevole della Soprintendenza, né alla necessità di fornire alle autorità una documentazione che attesti la provenienza lecita delle opere. L’emendamento stabilisce semplicemente che, con l’eccezione degli oggetti che la Soprintendenza dichiari di particolarissimo interesse culturale (concetto non meglio definito), tutti gli altri possono essere oggetto di attività contrattuale a titolo gratuito o oneroso, e la loro circolazione è libera, in deroga alle disposizioni del Codice, in particolare del Capo IV, sez. I (circolazione nel territorio nazionale) e del Capo V, sez. I-II (uscita dal territorio nazionale). È sufficiente che il dichiarante attesti il possesso o la detenzione in buona fede e versi come risarcimento una piccola somma, neppure calcolata in base al valore storico, artistico e archeologico dei manufatti, ma solo in base alla quantità di oggetti, da un minimo di 300 euro a un massimo di 10.000 euro. La scelta normativa si raggiungerebbe un obiettivo: i musei stranieri che hanno ottenuto illecitamente il possesso di beni culturali del nostro paese, potrebbero regolarizzare la loro posizione. Le Convenzioni internazionali, ad oggi stipulate, hanno un senso e vanno in altra direzione.

CALABRIA. Discarica abusiva a Vibo Valentia.

 09:58

La Guardia di Finanza ha sequestrato a Vibo Valentia un’area di circa 200 mila metri quadri adibita a discarica abusiva di rifiuti, alcuni dei quali altamente tossici e pericolosi.Nella discarica sono state trovate circa 27 tonnellate di rifiuti, tra cui traversine ferroviarie, rottami metallici e rifiuti industriali. I finanzieri del Nucleo di polizia tributaria hanno anche denunciato in stato di libertà due persone accusate di avere gestito la discarica abusiva. L’operazione che ha portato al sequestro della discarica abusiva è stata coordinata dal procuratore della Repubblica di Vibo Valentia, Mario Spagnuolo.

LAZIO. Malagrotta, sigilli al gassificatore

 09:57

All’impianto romano mancavano la certificazione di prevenzione incendi e altri requisiti di legge. Prima della data fissata per l’inaugurazione l’impianto era già in funzione. I carabinieri del Noe, su ordine della Procura di Roma, hanno sottoposto a sequestro preventivo il gassificatore di Malagrotta, risultato privo della certificazione di prevenzione incendi e di altri requisiti di legge. Inadempienze riferite dai carabinieri al procuratore della Repubblica di Roma e ai titolari del procedimento penale che hanno chiesto, in via d’urgenza, al Gip il sequestro preventivo. 
L’impianto servirà a bruciare in loco parte dei rifiuti urbani sotto la forma di cdr (combustibile da rifiuti). Il GIP ha ritenuto indubbio ed estremamente inquietante il periculum in mora desumibile dalla natura dell’attività svolta nell’impianto di gassificazione, dai materiali utilizzati per il processo di combustione e dalla presenza nelle immediate vicinanze di siti pericolosi, in particolare una raffineria ed un deposito di Gpl. Sussiste, infatti, fondato pericolo che la prosecuzione dell’esercizio dell’impianto e la libera disponibilità di cose pertinenti al reato possa agevolare o protrarre le conseguenze del reato, ovvero agevolare la commissione di altri reati, trattandosi di esercizio di impianto in totale carenza dei requisiti di legge. Il Gip ha peraltro autorizzato l’accesso e l’uso al solo fine di consentire il completamento dei lavori necessari alla messa in sicurezza, per poter così richiedere e ottenere il nulla osta dei Vigili del fuoco, necessario per l’attivazione dell’impianto.La discarica romana di Malagrotta era già finita sotto i riflettori, per la condanna inflitta dal giudice monocratico di Roma, Francesco Patrone, a Francesco Rando, responsabile della Giovi s.r.l per la gestione della discarica di Malagrotta. La pena è a un anno di reclusione, con 15mila euro di ammenda e il risarcimento dei danni morali e patrimoniali da liquidarsi in sede civile a favore di alcune delle parti lese costituitesi al processo. Motivo della condanna, lo smaltimento senza alcuna autorizzazione di rifiuti pericolosi derivanti dal trattamento chimico-fisico del percolato e dei fanghi conferiti dall’Acea nell’ottobre 2004, in violazione dei decreti legislativi 22/97 e 36/2003. Inoltre Rando è accusato di aver violato, nel maggio 2005, le procedure di ammissione in discarica di rifiuti speciali senza che vi fosse la documentazione e senza alcuna verifica degli stessi rifiuti, di cui lo stesso sarebbe anche stato produttore.

CALABRIA. Crotone, veleni sotto la questura

 09:57

Minerali fosfatici sono stati trovati sotto il piazzale della Questura di Crotone. Lo scrive il bisettimanale “Il Crotonese”. Il materiale, sul quale sono stati disposti accertamenti per verificare se possa trattarsi di fosforite, un minerale che contiene uranio 238, è stato trovato nel corso dei carotaggi disposti in seguito all’inchiesta della Procura che ha portato al sequestro di 18 siti nei quali sono state utilizzate scorie tossiche prodotte dalla Pertusola Sud come materiale per i sottofondi stradali. Dal carotaggio, a circa mezzo metro di profondità, scrive il giornale, “sono venute fuori anche pietre di colore grigio-celeste che hanno fatto subire pensare alla fosforite, la materia prima che l’ex Montedison importava dal Marocco per la produzione dell’acido fosforico. Dicono che si tratti di fosforite, anche se è più verosimile pensare che siano scorie del forno fosforo, quelle che per anni sono state utilizzate come sottofondo per il manto stradale e riempimenti vari”. La rottura delle pietre per effetto della perforazione, scrive “Il Crotonese” ha prodotto un fumo. “‘Mi sono ricordato di quando bambini andavamo sul porto, raccoglievamo gli scarti della fosforite durante lo scarico delle navi e le rompevamo per vedere uscire il fumo’, ha raccontato un tecnico – scrive il giornale – mentre un altro sosteneva che si tratta di scorie della lavorazione di minerali fosfatici, le pietre grigio-celeste, appunto, sulle quali è stata costruita mezza città moderna”.

ITALIA. Noe, nel 2007 sequestri per 726 milioni

 09:56

È di oltre 726 milioni di euro il valore dei sequestri effettuati dai carabinieri per la tutela dell’ambiente (Nucleo operativo ecologico, Noe) nel 2007, soprattutto sul fronte dell’inquinamento del suolo (con 342 milioni di euro). Gli importi dei sequestri registrano un decremento del 33,2% rispetto all’anno precedente e del 4,3% rispetto al 2005. Questo il quadro emerso dall’Annuario statistico italiano 2008, che presenta un resoconto dell’attività dei Noe in ambiti come abusivismo edilizio, inquinamento atmosferico, idrico, acustico, del suolo, elettromagnetico, paesaggistico ambientale. Il numero di controlli da parte dei carabinieri del Noe nel 2007 ha toccato quota 6.953 e nel 37% dei casi è stata riscontrata in una situazione di non conformità alla normativa vigente. Nel 2006 i controlli erano stati 9.385, con la stessa percentuale risultata inferiore (30,3%). Emerge poi, per il 2007, il 4,8% di arresti su circa 3mila persone segnalate (-6,5% di arresti dal 2005). Ammonta inoltre a oltre 14 milioni di euro il valore delle contravvenzioni elevate dai Noe nel 2007, segnando un -65% rispetto al 2006 (a quota 41 milioni di euro), ma in crescita del 6,3% rispetto al 2005.

EMILIA ROMAGNA. Cemento e rifiuti assaltano la regione

 09:55

L’ecomafia si sta allargando in maniera preoccupante in tutta l’Emilia-Romagna, per cui serve una risposta forte e unita d’istituzioni e magistratura. È l’allarme lanciato dall’Osservatorio Ambiente e Legalità di Legambiente che ha presentato i numeri del rapporto annuale dell’associazione. Nei due ambiti ‘preferiti’ dalla malavita organizzata, infatti, cioè cemento e rifiuti, le denunce e le infrazioni sono in costante aumento: nel traffico dei rifiuti, nel 2007 sono state fatte 366 denunce e riscontrate 263 infrazioni contro le 197 dell’anno precedente. Una crescita ancora più marcata nel cosiddetto ‘ciclo del cemento’ dove le 263 infrazioni denunciate nel 2007 sono quasi il doppio del 2006. I rapporti ecomafia degli ultimi dieci anni (1998/2008) testimoniano di quasi 9000 
episodi d’illegalità ambientale accertati dalle varie forze di polizia. Di questi 1295 nel ciclo dei rifiuti; 2690 nel ciclo del cemento. E quanto sia grave la situazione circa la natura dei fenomeni ecomafiosi è provato dal fatto che il 5,4% delle inchieste dal 2002 al 2008 per il delitto di organizzazione di traffico illecito di rifiuti introdotto dal Decreto Ronchi e ora art. 260 del Codice Ambiente, riguarda l’Emilia Romagna con 6 inchieste delle procure di Forlì Cesena, Modena e Bologna e che da qui sono partite o transitati verso altre aree del paese ben 18 procedimenti.


UMBRIA. Rottamazione illegale.

 09:53

Due titolari di un centro di rottamazione di Gubbio sono stati arrestati dai carabinieri del Noe (Nucleo operativo ecologico) di Perugia per traffico illecito di rifiuti ed altri reati. Hanno eseguito provvedimenti di custodia cautelare in carcere emessi dal gip Nicla Flavia Restivo, a conclusione di un’indagine coordinata dal pm della procura della repubblica presso il tribunale del capoluogo umbro Antonella Duchini. Il giro d’affari è stato stimato dagli inquirenti in circa un milione e mezzo di euro per la raccolta ed il trattamento illecito di circa 1.500 tonnellate di rifiuti, costituiti principalmente da autovetture da demolire, bombole, oli ed altri materiali provenienti soprattutto dal comprensorio eugubino-gualdese e Tifernate. L’impianto ritenuto non a norma era stato posto sotto sequestro nel marzo 2007 ma l’attività, per l’accusa, era continuata ugualmente. Nel maggio scorso c’era stato anche un incidente sul lavoro nel quale era morto un operaio di 32 anni mentre scaricava dal suo camion materiale ferroso. Sono stati accertati, oltre alla ripetuta violazione dei sigilli, l’utilizzo ripetuto di manodopera straniera non in regola, l’inquinamento del terreno e dei corsi d’acqua con residui oleosi, il mancato rispetto delle norme di sicurezza sui luoghi di lavoro, oltre all’interramento di rifiuti su un’area pubblica adiacente. Nel centro di rottamazione sono stati trovati anche notevoli quantitativi di rame.

LAZIO. Extravergine fasullo a Roma.

 09:52

Quattromila litri di olio, confezionato, di semi e sfuso, per un valore complessivo di circa 15 mila euro, sono stati sequestrati da Nucleo Antifrodi dei Carabinieri di Roma, che hanno denunciato due persone per frode in commercio e per il mancato rispetto della disciplina igienica. Le due persone vendevano porta a porta, ad ignari consumatori, olio di semi non decolorato, miscelato con olio di oliva, come olio extra-vergine d’oliva a privati cittadini e titolari di esercizi commerciali. Il falso olio extra-vergine d’oliva, che vendevano insieme a delle olive, era conservato in latte metalliche prive di ogni etichettatura ed in pessime condizioni igieniche. I militari hanno anche sequestrato il prodotto stipato in un magazzino e pronto per essere venduto. Sono in corso le analisi di laboratorio per accertare l’eventuale nocività alla salute pubblica dell’olio sequestrato.