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Il Fotovoltaico si rinnova: I pannelli fotovoltaici organici

21 aprile 2009 04:52

Il 6 Febbraio 2009, presso i Laboratori di Ricerca e Sviluppo Tecnologico del Polo Solare Organico della Regione Lazio (CHOSE TT Lab), situati all’interno del Tecnopolo Tiburtino dell’Università Tor Vergata di Roma, è ufficialmente iniziata la fase di industrializzazione dei pannelli fotovoltaici organici, oggetto di studi del centro di ricerca.

All’evento erano presenti l’assessore laziale all’Ambiente e Cooperazione tra i Popoli, Filiberto Zaratti, il Rettore di Tor Vergata, Renato Lauro, il direttore del Dipartimento di Ingegneria Elettronica di Tor Vergata, Franco Giannini, e il co-direttore del Polo Solare Organico – Regione Lazio, Aldo Di Carlo.

Cos’è il Polo Solare Organico.
Il Polo Solare Organico della Regione Lazio, denominato anche CHOSE da Center for Hybrid and Organic Solar Energy è nato 2 anni fa con un finanziamento della Regione Lazio all’Università di Roma  “Tor Vergata” per lo sviluppo delle celle solari di nuova generazione basate su materiali organici e il successivo trasferimento tecnologico verso le aziende interessate a produrre su larga scale queste nuove celle. Con i nuovi laboratori, distribuiti su 600 mq all’interno del Tecnopolo Tiburtino si segna il primo passo del gruppo di ricerca “CHOSE”(Center for Hybrid and Organic Solar Energy) verso il mondo delle imprese.

I Laboratori, che ospitano una linea pilota per la produzione delle celle solari organiche, sono il frutto della collaborazione tra l’Università degli Studi di Roma “Tor Vergata” e la Regione Lazio. Tra gli obiettivi del gruppo di ricerca: lo sviluppo di un processo tecnologico per le celle organiche/ibride, la definizione di un processo di industrializzazione del fotovoltaico organico, e il trasferimento tecnologico verso le PMI.

Di cosa si occupa.
Il Polo Solare Organico della Regione Lazio costituisce uno dei tre punti d’eccellenza a livello mondiale, assieme al Giappone e alla Germania, per quanto riguarda la ricerca sulle nuove celle solari fotovoltaiche organiche.

Si tratta di una nuova tipologia di celle, caratterizzate da una struttura detta “a sandwich”, composta da un substrato, generalmente vetro ma anche plastica flessibile, e da una o più sottilissime pellicole basate sui composti organici del carbonio, sensibili alla luce, frapposte tra due elettrodi conduttivi.

La gamma di celle solari organiche è ampia e si trova in diversi stadi di ricerca e di maturazione tecnologica: le DCS – celle “dye sensitized” – costituite da un colorante organico, ossido di titanio e un elettrolita, che hanno ormai raggiunto efficienze di conversione del 10 -12%, alle ibride organico/inorganico e ibride biologico. Le celle fotovoltaiche completamente polimeriche, invece, sono recentemente arrivate al 4/5 per cento di efficienza massima.

Il principio di funzionamento delle celle DSC è basato sull’eccitazione della molecola di colorante (dye) da parte della luce solare. La carica elettrica prodotta dall’eccitazione viene ceduta al semiconduttore inorganico (un film nanostrutturato di diossido di Titanio, TiO2), che possiede gli opportuni livelli energetici per estrarre efficacemente la carica dal dye, e trasportarla all’elettrodo negativo, realizzato con film di ossidi metallici conduttivi e trasparenti. La trasparenza è importante perché la luce solare deve poter raggiungere l’interno della cella.

La molecola di colorante riceve gli elettroni grazie ad un processo elettrochimico di ossido-riduzione  attraverso l’elettrolita con cui è composta la cella. A sua volta l’elettrolita viene rigenerato recuperando l’elettrone perso attraverso il controelettrodo, ricoperto di un  materiale catalizzatore (ad esempio grafite). Tale controelettrodo è il terminale positivo della cella fotovoltaica. Poiché nel processo descritto non avviene nessuna trasformazione chimica permanente negli elementi che compongono la cella, questa trasforma con continuità la luce solare in corrente elettrica, una volta che i due elettrodi sono collegati ad un carico.

Le DSC permettono un agevole passaggio dalla cella al modulo. E’ possibile creare connessioni serie o parallelo tra le celle nel modulo stesso senza alcuna connessione esterna. La realizzazione dei moduli è essenziale perché questi possono poi essere assemblati insieme per la realizzazione di un pannello fotovoltaico completo, in grado di erogare corrente elettrica alla giusta tensione (per esempio per ricaricare una batteria di automobile).

Essendo i materiali impiegati di basso costo e i metodi di fabbricazione molto semplici, l’industrializzazione del fotovoltaico organico permetterà una notevole riduzione dei costi. Inoltre, le celle realizzate possono essere trasparenti e colorate e si prestano ottimamente per l’integrazione architettonica.

Ora il Polo si prepara al secondo passo: creare una partnership con le imprese per arrivare all’industrializzazione del prodotto. C’è già una prima impresa,  la Dyesol Italia, costola della Dyesol australiana leader nel settore dei coloranti e dei nuovi materiali, appositamente costituita per avviare iniziative concrete nel nostro paese. Una seconda iniziativa è stata intrapresa con la firma di un accordo quadro tra ERG Renew S.p.A. (gruppo ERG), Permasteelisa S.p.A., Dyesol Italia, Università di Roma “Tor Vergata”, Università di Ferrara e Università di Torino per la realizzazione di un consorzio per lo sviluppo delle facciate fotovoltaiche in vetro. (Building Integrated Photovoltaics, BIPV).
La fase di ingegnerizzazione del prodotto sarà supportata dallo Spin-off Universitario DYERS, nato dall’esperienza dei ricercatori del Polo Solare Organico.

Le tante iniziative del Polo.
Per creare una cultura tecnologica diffusa sul fotovoltaico e preparare “capitale umano” per le imprese, l’Università di Tor Vergata attraverso il Polo Solare Organico ha istituito un Master Internazionale (MIF – Master in Ingegneria del Fotovoltaico – http://www.masterpv.org/ ) e svolge annualmente presso l’isola di Ventotene una Scuola Estiva (ISOPHOS – International School on Organic Photovoltaics – http://www.chose.uniroma2.it/ISOPHOS2008/ ) dove docenti e studenti di diverse nazioni discutono per diversi giorni le novità e gli sviluppi della tecnologia fotovoltaica organica.  Le attività di divulgazione della cultura fotovoltaica non si limitano agli ambienti scientifici ma contemplano anche azioni mirate verso le scuole medie, elementari e superiori. Vengono infatti svolte delle attività di laboratorio, inserite in un contesto divulgativo, nelle quali gli studenti realizzano con le proprie mani delle celle fotovoltaiche DSC.

L’attività del gruppo CHOSE è coordinata nei suoi rapporti con l’esterno dall’Associazione FREEnergy (http://www.freenergynet.org/), nata dall’esperienze del gruppo e che oggi, oltre a coordinare l’attività di formazione ed informazione del Polo, si mette a disposizione di ricercatori a sostegno del trasferimento tecnologico dalla ricerca all’industria.

Prof. Aldo Di Carlo
co-direttore Polo Solare Organico della Regione Lazio

Ing. Monica Coppola
Relazioni Esterne Polo Solare Organico e Ass. FREEnergy

Obama: manterrà le sue promesse? L’Europa e l’Italia a confronto con le scelte globali.

 04:50

Siamo di fronte alle solite promesse elettorali, o siamo di fronte ad un evento che veramente cambierà il mondo?


Forse è ancora presto per dirlo ma i primi passi dell’uomo di colore lasciano intravedere una speranza concreta. Penso alla nomina del Ministro per l’energia Steven Chu, penso all’annunciata politica sulle rinnovabili o sull’industria automobilistica.

Chi inciderà maggiormente sul Green New Deal? Il settore finanziario, le strategie aziendali, la geopolitica, l’indipendenza energetica o il cambiamento degli stili di vita e degli indicatori economici?
Come conciliare poi l’esigenze degli USA rispetto a quelle della Old Europe e rispetto al rapido sviluppo dei paesi asiatici. Per non parlare poi dei paesi cosiddetti emergenti, India e Brasile. In politica estera riuscirà a mediare la questione mediorientale o limitare l’emergenza umanitaria in africa.  

Il Green New Deal sarà veramente la ricetta della nuova rivoluzione industriale? E per tutti?
In un mondo dove l’etica politica viene sempre meno, dove la corruzione è dilagante, dove è sempre più marcata la distanza tra paesi poveri e paesi ricchi, e tra ricchi e poveri a danno delle classi medie, dove le nuove generazioni stentano ad affermarsi, dove la finanza ha fallito, cosa fare? In quale ricetta credere?

Dobbiamo credere in una nuova Generazione di politici, di imprenditori, di visionari, di finanzieri, risvegliando le coscienze ormai assopite, avendo il coraggio di disegnare un nuovo modello di sviluppo sostenibile.

L’ecologia rimarrà un utopia, se non riusciremo a ritagliarle un ruolo pragmatico e se non riusciremo a creare una sinergia tra imprese, istituzioni e ricerca.

Cosa fare nel concreto in Europa e nel mondo?
• Sostenere la fase II di Kyoto
• ripensare il PIL introducendo gli indicatori ambientali (P.I.L.A. – Prodotto Interno Lordo Ambientale)
• inserire la Carbon Tax in sede WTO per i Paesi che non hanno ratificato Kyoto
• introdurre la Tobin Tax sulle transazioni finanziarie
• introdurre sistemi di Dumping intelligenti basati anche sul rispetto delle certificazioni ambientali

E in Italia?
• sposare il binomio economia e ecologia e tracciare un nuovo modello di sviluppo sostenibile
• redigere un Piano Energetico Nazionale Sostenibile che indichi la road map di uscita dai combustibili fossili nel lungo periodo
• introduzione di sistemi di contabilità ambientali
• sostegno alla ricerca nel settore dell’innovazione ambientale
• creare i Distretti delle Rinnovabili nelle regioni
• semplificare le procedure di autorizzazione sul Fv e sull’eolico ed al tempo stesso armonizzarle
• velocizzare le procedure di allaccio alla rete .. oggi spesso negate o ritardate
• investire sulla formazione di nuove figure (Energy e mobility manager, installatori, manutentori etc) e sull’informazione
• formare i tecnici comunali sui temi dell’efficienza energetica
• lanciare una grande campagna di rilancio dell’edilizia in Italia attraverso la riqualificazione energetica degli edifici
• attivare i “campi solari condivisi” tra comuni e tra cittadini (adotta un KW)
• favorire la nascita delle ESCO
• agevolare l’accesso al credito anche attraverso la costituzione di appositi Fondi di Rotazione regionali e nazionali
• istituire gli inventari e i registri regionali delle emissioni al fine della contabilizzazione e della vendita sul mercato volontario in attesa di Kyoto 2

Come convincere però una società consumista verso un approccio ecocompatibile? Difficile rispondere, ma Obama, pur sapendo che l’impronta ecologica di un cittadino americano risulta essere la peggiore al mondo, ha avuto il coraggio di imporre un cambiamento, di guardare oltre, di ignorare le lobby esistenti …
Solo i visionari avranno un ruolo nella prossima Green Economy.

Francesco Alemanni 
Meet Energy

Caro Berlusconi, prima la lotta all’abusivismo edilizio

 04:45

Caro Presidente Cav. Silvio Berlusconi,

seguiamo con apprensione, un po’ per l’attività istituzionale che svolgiamo, un po’ come cittadini di questo Stato, il susseguirsi di annunci e di smentite in merito a quello che viene chiamato il “Piano casa” nazionale.

La nostra apprensione si fonda sulla considerazione che lo Stato voglia entrare (nel calcio di direbbe a “gamba tesa”) nel governo dei territori regionali. Territori che, nel caso della Campania (regione che Lei professa di amare e di voler proteggere) faticosamente stiamo cercando di condurre sulla via della normalizzazione: attraverso il suo aiuto all’avvio della raccolta dei rifiuti, attraverso l’approvazione del Piano Territoriale Regionale (PTR) e dei Piani dei Parchi, attraverso l’avvio delle procedure per la realizzazione di nuova edilizia finalizzata a soddisfare il fabbisogno abitativo dei ceti meno abbienti e dei ceti medi, attraverso la lotta all’abusivismo edilizio, tutte azioni portate avanti dal mio Assessorato.

Sì, Presidente, la lotta all’abusivismo edilizio! Indispensabile soprattutto per combattere la speculazione edilizia, spesso associata a fenomeni camorristici.
Forse dal Suo osservatorio privilegiato e con la bontà che spesso viene associata, in una visione “fantozziana”, ai ruoli più alti della piramide del comando, Ella potrebbe credere che tutto l’abusivismo sia, come usa in gergo, “di necessità”. Purtroppo non è così! Troppo spesso è solo un fenomeno illegale (alimentato dalla possibilità di elevati introiti a fronte di una presunta impunibilità) che stiamo cercando, con gli abbattimenti di questi ultimi anni, di scalfire. L’abusivismo, Signor Presidente, è alimentato dalla mancata sorveglianza del territorio, dai condoni e anche, ci consenta, da annunci un po’ temerari.

In Campania siamo alle battute finali per concretizzare un procedimento urbanistico e territoriale che porterà alla realizzazione di circa 40.000 nuovi alloggi, rispettosi delle regole che sovrintendono al governo del territorio e realizzati con tecnologie edilizie che tengono in conto il risparmio energetico ed il minor impatto sull’ambiente. Secondo il nostro procedimento i vantaggi volumetrici (che Lei concede all’imprenditoria edilizia tout court), si trasformano in alloggi destinati all’housing sociale e il nostro impegno come assessorato è quello di evitare pastoie burocratiche e di consentire, ove necessario, il cambio di destinazione d’uso delle aree dismesse. Inutile forse, ma doveroso, aggiungerLe che la possibilità di costruire è legata a precisi calcoli dei carichi insediativi, all’esistenza di vuoti urbani e alle prescrizioni del Piano Territoriale Regionale, che rendono impossibile l’utilizzo di ulteriori suoli agricoli e si rifanno prioritariamente alla Convenzione Europea del Paesaggio.

Presidente, soprattutto con gli annunci, non alimenti speranze che si riveleranno vane e certamente inefficaci, sia per combattere il disagio abitativo che per far fronte alle questioni economiche.

Sulla temerarietà delle affermazioni vorrei farLe un esempio. Il provvedimento pare contenga delle norme che consentiranno ai liberi professionisti di poter asseverare il rispetto delle prescrizioni urbanistiche e quindi consentire la realizzazione delle opere. Sono in perfetto accordo! Però tutto ciò deve avvenire a seguito dell’approvazione di uno strumento urbanistico locale redatto con tale finalità e che per tale ragione deve contenere norme ben scritte e inequivocabilmente intepretabili. Altrimenti gli “azzegarbugli” dell’urbanistica si sbizzarriranno oltre ogni umana immaginazione.

Presidente, mi scusi se ho disturbato il manovratore e chiudo rapidamente non prima però di averLe ricordato che il Suo Governo con le Regioni ha concordato solo una piccola parte di ciò che, a sentire le “grida”, il Suo piano casa dovrebbe contenere.  

Questo il testo di una lettera inviata al quotidiano La Repubblica e pubblicata sulle pagine di Napoli il 21 marzo u.s., quando il decreto legge e il disegno di legge proposti dal Consiglio dei Ministri e definiti impropriamente “Piano Casa” sono stati resi pubblici ancor prima che ne circolasse ufficialmente il testo, su cui gravano pesanti sospetti di incostituzionalità. E’ un Piano Casa? Assolutamente no, anzi potrebbe diventare l’ennesimo condono. E’ un’iniziativa a favore delle classi  in difficoltà? No, è solo un piano per la ripresa dell’edilizia, assolutamente slegato da qualsiasi ricaduta economica al di fuori del comparto. Tra l’altro non si parla di sicurezza sul lavoro, di tracciabilità degli incarichi, di procedure anticamorra e così via.

Diversa è l’azione già da tempo intrapresa nel campo dell’edilizia dalla Regione Campania attraverso l’Assessorato al Governo del Territorio:
1.    ripresa dell’edilizia pubblica;
2.    azioni di housing sociale.

Infatti la crisi in atto non fa altro che rafforzare il ruolo di regia nell’ambito di politiche innovative per la casa, in quanto nei prossimi bandi (il primo ad aprile) sarà aggiunta come categoria destinataria quella dei cassaintegrati di ultima generazione.

Nell’immediato, secondo quanto già deciso dai bandi espletati, si stanno per realizzare in tre anni 40.000 alloggi (di cui 15.000 di edilizia privata) finanziata con risorse private. Si apriranno così 400 cantieri con un indotto produttivo aggiuntivo ricadente non solo sul comparto tradizionale dell’edilizia, ma anche su quello delle tecnologie avanzate (l’edilizia avrà standard di qualità elevati). I bandi espletati prevedono premialità pari ad una quota volumetrica aggiuntiva fino a 25% del totale da destinare all’housing sociale. Su questo argomento la Regione ha già approvato nel 2007 la delibera sulla qualità dell’edilizia in materia energetico-ambientale. Per venire incontro alle esigenze delle famiglie maggiormente esposte alle difficoltà della crisi economica, la Regione Campania interviene con un bando per la concessione di contributi in conto interessi che riduce sensibilmente la rata mensile del mutuo ed ha rafforzato la linea dei contributi fitti, integrando con altri 2 milioni di euro gli appostamenti regionali che vanno ad aggiungersi a quelli previsti per la Campania dal fondo nazionale.

A differenza degli interventi del Governo nazionale, che ha scelto mutui a tasso variabile finalizzati all’acquisto della prima casa e un tetto massimo del 4% (con accollo da parte dello Stato dell’ eccedente) – interventi che hanno riscontrato una scarsa efficacia – l’intervento regionale sarà realizzato non solo attraverso la rinegoziazione dei mutui già contratti per l’acquisto della prima casa ma soprattutto nell’accollo da parte della Regione Campania di tutti gli oneri passivi gravanti sugli stessi, con un risparmio per le famiglie stimato in circa 5.000,00 Euro per ciascun anno residuo di ammortamento.

In particolare saranno oggetto di rinegoziazione esclusivamente i mutui ipotecari per l’acquisto della prima casa contratti fino al 31/12/2007, che hanno un vita residua non superiore a dieci anni ed un capitale originario pari o inferiore a € 100.0000,00.

Nel caso in cui l’intervento regionale interessi circa mille mutui prima casa, avremo una spesa prevista complessiva tra 32 e 40 milioni di Euro distribuiti sull’intero periodo di ammortamento residuo che, sulla base di previsioni prospettiche congiunturali, si prevede mediamente di 8 anni.

 

Vita residua media

8 anni

Capitale mutuato residuo

€ 80.000,00

Tasso di interesse medio

5%

Spesa annuale per mutuo

4.000,00

Spesa annuale complessiva per mille mutui

€ 4.000.000,00

 

All’onere derivante dalla procedura di rinegoziazione e di integrazione contributi fitti, di cui sopra, si potrà provvedere mediante l’utilizzo di fondi FAS per circa  43 milioni di Euro .

Class action…resta un sogno

 04:43

L’azione collettiva risarcitoria  o class action resta un sogno  nell’ordinamento giuridico italiano.  Le attese dei consumatori italiani  nei confronti di un’azione collettiva a loro difesa resta un miraggio. Nel DDL con cui viene riformato il pubblico impiego  è prevista una azione collettiva (light) nei confronti della PA, senza risarcimento e riguarda il ripristino nei confronti dell’utente del servizio e i relativi standard, senza risarcimento del danno.

L’esperienza americana della class action aveva dimostrato, invece, come l’azione risarcitoria aveva non solo ripristinato un diritto anche economico nei confronti dei consumatori, ma , soprattutto costretto le aziende ad invertire la rotta, in caso di grave pregiudizio nei confronti di un interesse collettivo suscettibile di tutela.

Il Codice del Consumo ( D. Lgs 206/ 2005 così come modificato attraverso la Legge 13/2007 e D.Lgs 221/2007) aveva ampliato lo spazio di tutela dei consumatori, in grado così di chiedere provvedimenti inibitori o correttivi. Mancava la Class Action come moltiplicatore di tutela, ovvero il risarcimento del danno e tra questi del danno ambientale. Quella norma che doveva entrare in vigore nel Giugno 2008 era rinviata a gennaio 2009 per permettere l’estensione dell’azione risarcitoria nei confronti della PA.  

Oggi ci ritroviamo di fronte a questa unica class action light nei confronti della PA. Sembra quasi una beffa. Per capire bene la questione complessa è utile leggere il bel volumetto uscito da Gaia , nella serie Libri dei consumatori, dedicato alla Class Action e curato da Michele Boato, Pietro Pistone e Silvana Pucci. Con la scusa che costerebbe troppo alle aziende si affossa la azione collettiva risarcitoria, prezioso strumento di tutela e garanzia  non solo degli interessi collettivi dei consumatori e dell’ambiente, ma anche di un’economia sana .

Una Buona Pasqua di resurrezione spirituale

12 aprile 2009 06:46

{tab=testo}A tutti gli amici di Universitaverde.it Buona Pasqua e buon Lunedì dell’Angelo.

Un pensiero particolare a tutte le persone che stanno soffrendo nelle condizioni difficilissime dell’Abruzzo. Parleremo anche di come va difeso e messo in sicurezza il nostro territorio, ma lo faremo quando sará finita la passerella di questi giorni.

Per Pasqua e per Lunedì di Pasquetta io vi auguro davvero non solo di essere vicino alle vostre famiglie, alle persone piú care ed agli amici, ma di avere sempre un pensiero per l’ambiente, per Madre Terra e per il nostro futuro.

Facciamo sì che questa grande ricorrenza cattolica sia anche una resurrezione spirituale per noi cittadini. Dobbiamo pensare di fare molto di piú per salvaguardare questo nostro Pianeta (che i credenti chiamano Creato e per gli altri è la Terra): questo deve essere un momento di sfida per tutti noi.

Alfonso Pecoraro Scanio
{tab=video}

 

 

{/tabs}

La Spezia-Gemellaggio tra la Fondazione UniVerde e l’Università del Paesaggio

4 aprile 2009 15:23

Sabato 4 aprile, ore 17 e 30, Castello di Riomaggiore, in occasione della presentazione del numero di aprile del National Geographic Italia che ha dedicato uno special alle Cinque Terre, ospiti d’eccezione terranno una tavola rotonda per riflettere sulla salute del Pianeta. La diretta web su www.tvparco5terre.it/diretta. Continua…

Quali e quanti rischi “collaterali”?

2 aprile 2009 08:56

Il Presidente di Federparchi Giampiero Sammuri esprime una forte preoccupazione per le gravi conseguenze che l’applicazione di alcune norme, che sarebbero contenute nel Decreto del Governo in materia edilizia, avrebbe su tutti i territori delle Aree protette e sulla credibilità degli strumenti di pianificazione e gestione adottati dai parchi.

In particolare l’associazione unitaria dei parchi riterrebbe inaccettabile la previsione di aumenti automatici di volumetria nelle zone di Riserva e Protezione così definite dalla legge secondo criteri validi a livello internazionale e contenute in piani frutto di processi partecipati, accettati da tutte le istituzioni interessate alla gestione delle aree naturali più preziose e fragili del Paese.

Rischiosissima sarebbe anche, in generale, la procedura prevista dal Decreto. Essa, consentendo  interventi di notevole incremento edilizio e addirittura cambi di destinazione d’uso “in deroga alle disposizioni legislative, agli strumenti urbanistici vigenti e adottati, e ai regolamenti edilizi”, minerebbe concretamente il faticoso, spesso pericoloso, lavoro di recupero della legalità svolto dai tecnici e dagli amministratori dei Parchi. Inoltre, la necessità da parte degli Enti che gestiscono vincoli ambientali e paesaggistici di dimostrare “concretamente” l’incompatibilità dell’intervento con l’interesse pubblico, determinerebbe inevitabilmente un amplissimo margine di contenzioso,  appesantendo senza giustificazione l’opera di salvaguardia della qualità ambientale e paesaggistica svolta dai Parchi.

La Federparchi si augura che le notizie diffuse in merito non corrispondano al reale contenuto del provvedimento e chiede al Ministro dell’Ambiente, all’intero Governo, alle Regioni, al Parlamento, di considerare gli enormi riflessi che avrebbero decisioni come quelle ventilate, così pesanti da mettere in discussione la ragione stessa dell’esistenza di aree naturali da tutelare ora e per il futuro.

(fonte: parks.it)

Un’acqua diversa possibile

 08:48

Forum Alternativo Mondiale dell’Acqua di Istanbul

Dichiarazione finale

Dopo il Forum Mondiale Alternativo di Città del Messico nel 2006 – vera e propria pietra miliare del processo globale del movimento per il diritto all’acqua – ci siamo dati appuntamento ad Istanbul, mobilitati contro il quinto World Water Forum. Siamo qui per elegittimare questo falso Forum, guidato dalle multinazionali, e per dare voce alle roposte e all’agenda positiva del Popolo globale dell’acqua.

Dato che ci troviamo in Turchia, non possiamo tacere il fatto che questo Paese offre un perfetto esempio dell’impatto devastante causato da politiche di governo e gestione ell’acqua distruttive e negative sotto ogni profilo. Il governo turco si è orientato sia verso la privatizzazione di tutti i servizi idrici, sia verso la privatizzazione delle riserve idriche e dei bacini acquiferi stessi; ha inoltre pianificato di disseminare di dighe ogni fiume del paese. Ilisu, Yusufeli, Munzur e Yortanli sono nomi che evocano quattro progetti specifici di dighe distruttive e pericolose. Per un decennio le popolazioni colpite da questi progetti vi si sono opposte con forza e in particolare è stata intensa l’opposizione alla costruzione della diga di Ilisu, che è parte di un programma più vasto che concerne l’irrigazione e la produzione di energia idroelettrica, un programma noto come GAP (Progetto del Sud Est Anatolia). La diga Ilisu – uno dei progetti più criticati al mondo- presenta aspetti di particolare complessità e problematicità a causa delle forti implicazioni geopolitiche nell’intera area mediorientale. La diga è situata nella regione curda posta sotto occupazione, un’area nella quale sono continue le violazioni dei diritti umani a causa dell’irrisolta questione curda. Il governo turco sta usando il progetto GAP in chiave anticurda, peggiorando le condizioni di vita di questo popolo e cercando di sopprimerne la cultura e i diritti politici.

Il nostro movimento è qui riunito ad Istanbul per offrire soluzioni alla crisi idrica globale e per chiedere che sia l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ad assumersi l’organizzazione del prossimo Forum dell’acqua. La partecipazione di importanti funzionari e rappresentanti delle Nazioni Unite al nostro incontro ci mostra chiaramente, attraverso le loro parole, che qualcosa è cambiato. E’ in atto uno spostamento di legittimità, concreto e simbolico, dal Forum ufficiale – organizzato da soggetti privati e dal Consiglio Mondiale dell’Acqua- al “People’s Water Forum”, organizzato dalla società civile globale, ossia da contadini e indigeni, da attivisti e da movimenti sociali, da sindacati, Ong e reti che lottano nel mondo per la difesa dell’acqua, del territorio e per i beni comuni dell’umanità. Facciamo quindi appello alle Nazioni Unite e ai suoi Stati membri affinchè accettino l’obbligo e la responsabilità -come unici legittimi partecipanti a Forum multilaterali- di impegnarsi formalmente a dar vita ad un Forum dell’acqua connesso con gli obblighi statuali e responsabile di fronte alla comunità internazionale.

Chiediamo a tutte le organizzazioni e ai governi che partecipano al quinto Forum Mondiale dell’Acqua di far sì che questo sia l’ultimo Forum controllato e guidato dalle Multinazionali. Il mondo intero necessita ed esige un Forum legittimo, responsabile, trasparente e democratico organizzato sotto l’egida delle Nazioni Unite, con il supporto dei paesi membri.

Ribadendo ancora una volta l’assoluta illegittimità del quinto Forum Mondiale dell’Acqua, ne denunciamo la “dichiarazione ministeriale” finale perchè non riconosce l’acqua come un diritto umano universale nè esclude questo elemento vitale fondamentale dai trattati internazionali di libero commercio. Inoltre, la dichiarazione ministeriale ignora del tutto il patente fallimento delle politiche di privatizzazione nel garantire l’accesso all’acqua a tutti gli esseri umani e neppure prende in considerazione quelle raccomandazioni positive contenute nella pur insufficiente e ambigua Risoluzione del Parlamento Europeo. Infine, la dichiarazione promuove l’uso dell’acqua per la produzione di energia attraverso le grandi dighe e attraverso l’incremento nella produzione di agro-carburanti, processi che condurranno solo a maggiori ineguaglianze e ingiustizie.

Riaffermiamo con forza tutti i principi e gli impegni che sono contenuti nella Carta di Città del Messico e in particolare ribadiamo che l’acqua è un elemento fondamentale per ogni forma di vita sul pianeta e un diritto umano universale inalienabile. Insistiamo sulla necessità di garantire la solidarietà fra le generazioni presenti e le generazioni future. Rifiutiamo qualsiasi forma di privatizzazione e dichiariamo che la gestione e il controllo dell’acqua debbono essere di tipo pubblico, sociale, cooperativo, partecipativo, equo e al di fuori di ogni logica di profitto. Chiediamo un governo ed una gestione democratica e sostenibile degli ecosistemi, preservando l’integrità del ciclo dell’acqua attraverso la protezione, il governo democratico e l’appropriata gestione di tutti i bacini idrici, delle riserve d’acqua e dell’ambiente.

Ci opponiamo al modello economico e finanziario dominante, che impone non solo la privatizzazione ma anche la commercializzazione, l’aziendalizzazione e la corporatizzazione dei servizi idrici e sanitari; contrasteremo tutte le riforme distruttive e non partecipative del settore pubblico che si stanno ispirando a queste logiche e a questi modelli, avendo ben presente gli effetti di esclusione sulle classi meno abbienti delle politiche di “full cost recovery” (scaricamento di tutti i costi sulla tariffa) e dell’uso di contatori prepagati o schede prepagate come limitazione nell’accesso al servizio

Sin dal 2006, in Messico, le reti globali del movimento per l’acqua hanno continuato a combattere le multinazionali e questo modello di controllo e gestione dell’acqua fondato sul profitto. Segnaliamo alcuni dei risultati e dei successi che abbiamo ottenuto nel corso di questi anni: la ripubblicizzazione di aziende municipali che erano state privatizzate; la promozione e il rafforzamento di partenariati di tipo pubblico-pubblico; la diminuzione dei consumi di acqua in bottiglia e la conseguente riduzione delle entrate e dei profitti dell’industria dell’imbottigliamento; la realizzazione di eventi collettivi coordinati e di attività simultanee globali come avvenuto nel caso dell’ “Ottobre Blu” e della “Global Week of Action”. Festeggiamo questi nostri successi culminati nel riconoscimento del diritto umano all’acqua all’interno di varie Costituzioni e leggi nazionali.

Al medesimo tempo dobbiamo affrontare e considerare l’enorme crisi economica ed ecologica che attraversa il pianeta. Non pagheremo la vostra crisi! Noi non vogliamo salvare questo modello malato, fallimentare e insostenibile che ha trasformato un gigantesco e irresponsabile debito privato in debito pubblico, che ha trasformato l’acqua e i beni comuni in merci, che ha trasformato la Natura intera in un’immensa riserva di materie prime e in una gigantesca discarica a cielo aperto per i nostri veleni.

La fondamentale interdipendenza fra acqua e cambio climatico è stata riconosciuta dalla comunità scientifica internazionale ed è sottolineata e denunciata nel rapporto dell’IPCC. Tuttavia, per quanto riguarda il tema dell’energia, non possiamo affatto accettare quelle risposte al problema del caos climatico che finiscono per riprodurre la medesima logica che è all’origine della crisi stessa. Una logica che ha messo a repentaglio la quantità e la qualità dell’acqua e della vita e che oggi si riaffaccia nei progetti delle grandi dighe, negli impianti nucleari, negli agro-combustibili. Nel dicembre del 2009 porteremo le nostre preoccupazioni e le nostre proposte alla Conferenza sul Cambio Climatico organizzata dalle Nazioni Unite a Copenhaghen.

Inoltre il modello dominante di agricoltura intensiva di tipo industriale a forte input energetico fossile sta contaminando e distruggendo le risorse idriche, sta impoverendo e alterando i suoli agricoli, sta sradicando la sovranità alimentare dei popoli. Tutto ciò ha un enorme impatto sulla vita e sulla salute pubblica. A partire dalla fruttuosa esperienza del Forum Sociale Mondiale di Belem ci impegniamo a rafforzare l’alleanza strategica fra i movimenti dell’acqua e i movimenti per la sovranità alimentare, per il cibo e per la difesa del clima. Ci impegniamo anche a continuare a costruire reti e nuove alleanze sociali e a coinvolgere in questo processo di rete sia gli enti locali sia i Parlamentari determinati a difendere l’acqua come bene comune e a riaffermare il diritto all’acqua per tutti gli esseri umani e per la Natura. Ci rivolgiamo anche a tutte le imprese pubbliche dell’acqua, incoraggiandole a collegarsi e collaborare fra loro, attraverso la costituzione di associazioni e reti nazionali e regionali.

Nel celebrare i successi e i risultati ottenuti nel corso di questi anni dal movimento e nel confermare i nostri impegni comuni, guardiamo con gioia e impazienza al nostro futuro lavoro collettivo e al rafforzamento della nostra collaborazione in tutti i paesi e in tutti i continenti!

Istanbul, 19 marzo 2009
People’s Water Forum

Il pieno del futuro

 08:46

La Puglia è pronta per realizzare la prima rete in Italia di distributori di idrogeno per i veicoli. Dopo l’esperienza toscana, con l’idrogenodotto urbano di Arezzo e il distributore di idrogeno Agip, la regione pugliese si appresta a seguirne l’esempio ecologico facendo le cose in grande. La notizia è trapelata dalla presentazione di Energethica 2009, il salone dell’energia rinnovabile e sostenibile in programma dal 5 al 7 marzo alla Fiera di Genova.

Dopo l’accordo di programma, siglato il 10 aprile dello scorso anno, tra la Regione Puglia ed il Ministero dell’ambiente, che prevedeva uno stanziamento di 5 milioni di euro per sei distributori nelle sei province pugliesi, il progetto aveva avuto una battuta di arresto. Ora invece ci sarebbero le condizioni per ripartire creando la più grande rete di distributori di idrogeno d’Italia, derivante da energie rinnovabili e non da metano.

Il momento per una svolta in direzione rinnovabile è molto favorevole, per due motivi: in primo luogo la profonda crisi dell’auto che impone una riconversione ecologica, con l’utilizzo di energie rinnovabili, diminuendo gradualmente la dipendenza dal petrolio; in secondo luogo il regolamento dell’Unione Europea approvato il 4 febbraio, che prevede l’omologazione delle auto a idrogeno su tutto il territorio europeo entro due anni. Secondo il fisico Nicola Conenna, padre del progetto pugliese nonché presidente dell’Università dell’Idrogeno H2U, “l’energia radiante proveniente dal sole è la fonte energetica alla quale facciamo riferimento per la produzione di idrogeno – sottolinea Conenna – non inquina ed è garantita per 3-4 miliardi di anni’’.

L’industria automobilistica è in grado di produrre motori elettrici senza alcun problema ma, probabilmente, si passerà attraverso una fase transitoria, che garantirà una minore efficienza, con l’utilizzo dell’idrometano: una miscela di metano e idrogeno che consentirebbe di alimentare l’attuale parco circolante di auto a metano (circa 500 mila veicoli).

(Fonte: Yes.life)

Il gas sotto al mare

 08:44

L’Australia ha individuato 10 localita’ al largo delle coste continentali da usare per lo stoccaggio di gas serra emesso dalla industrie. L’ente scientifico governativo Geoscience Australia ha confermato che tali aree sono  sufficientemente stabili da permettere l’immissione e la conservazione sicura dei gas. Si tratta per lo piu’ di bacini esauriti di gas naturale. Le licenze di esplorazione commerciale dei siti saranno disponibili alle compagnie entro la fine dell’anno.

(fonte: ansa.it)