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Green Pride
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Barriere coralline in pericolo

L’acidificazione degli oceani sta compromettendo la formazione delle barriere coralline che sta già calando in tutto il mondo. Le barriere coralline rappresentano un mondo sommerso [...] [leggi tutto]

Le piogge condizionano i venti

Le piogge diminuiscono la velocità del vento perchè spazzano via dall’atmosfera una quantità importante di energia cinetica contenuta nelle correnti aeree. A causa del riscaldamento [...] [leggi tutto]

Un'auto solare per un futuro green

Venerdì 4 maggio Solaworld ha invitato il Presidente della Fondazione UniVerde, Alfonso Pecoraro Scanio,  a vedere di persona la Solarcar in Piazza San Pietro in [...] [leggi tutto]

Popolazione insostenibile per un Pianeta saturo

“Una Terra inospitale e con troppe diseguaglianze, un disastro ambientale ed economico”: è questo il futuro delineato nel rapporto People and Planet pubblicato da un [...] [leggi tutto]
archivio

La generazione del cemento

2 aprile 2009 08:31

Un aumento del 20% di volumetria per le case mono e bifamiliari, con un limite massimo di 200 metri cubi che potrà però essere superato dalla normativa regionali; un obbligo per le Regioni di approvare le nuove norme sull’edilizia entro 90 giorni, altrimenti potrà subentrare il governo. Sono alcune delle norme principali del piano casa, approvato dalla Conferenza unificata. L’accordo prevede inoltre un decreto legge da approvare tra 10 giorni. Dal piano casa sono esclusi i condomini. Incluse invece le villette a schiera.

I piani anticrisi, ha detto il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, non devono però danneggiare il paesaggio. “Viviamo di nuovo una stagione non semplice: c’è una crisi economica e occupazionale che sollecita iniziative volte a favorire una ripresa comunque della attività produttiva e dell’occupazione, ma in quel comunque – ha detto Napolitano – si celano anche molte insidie non trascurabili proprio per la salvaguardia del nostro patrimonio culturale artistico e paesaggistico, valori che la Costituzione tutela e di cui impone il rispetto”. Secono il presidente del consiglio Silvio Berlusconi, “siamo andati ad un accordo che riporta all’idea originale del progetto che avevo: dare la possibilità alle famiglie che possiedono una casa mono o bifamiliare, di costruire stanze fino al 20% in più di volumetria”.        

Secondo il premier, “un conto approssimativo di quanto potrebbe venire immesso nell’economia” dalle misure relative al piano casa “porta a valutare che se il 10% dei proprietari di casa ne approfitterà, significherebbe 60-70 miliardi di euro che entrebbero nel circuito dell’economia”. Tale somma, ha osservato Berlusconi, rappresenta “4-6 punti di Pil”. Viene comunque confermata l’esclusione di tale misure per quanto
riguarda i centri storici, le abitazioni abusive e i condomini. Il presidente del Consiglio ha inoltre ricordato che l’accordo “è stato fatto con tutti i rappresentanti delle Regioni, delle Province e dei Comuni e quindi vede appunto d’accordo tutte le istituzioni che hanno la politica del territorio tra le loro competenze”. Il premier ha infine ringraziato proprio le Regioni per “la collaborazione istituzionale” verificatasi in questa vicenda.

Il premier ha infine sottolineato che il piano presentato oggi è un progetto di rilancio dell’edilizia, ma non è il vero e proprio piano casa, che il governo varerà al più presto per venire incontro alle necessità abitative dei
cittadini meno abbienti, e in particolare delle giovani coppie: “Realizzeremo in ogni capoluogo di provincia un insediamento urbanistico di dimensioni tali da venire incontro all’esigenza di nuove case per chi ancora la casa non ce l’ha, specialmente per i giovani”.

(fonte: repubblica.it)

Sta arrivando la rivoluzione dell’acqua?

 08:27

Nella lista della spesa che gli esperti Onu hanno messo a punto in un pacchetto anti-crisi per una rivoluzione verde dell’economia, compaiono anche interventi per un’agricoltura sostenibile e investimenti nelle infrastrutture del Pianeta, inclusa l‘acqua dolce, le foreste, il suolo e le barriere coralline. In un rapporto del programma Onu per l’Ambiente (Unep) vengono definite le strategie riguardanti anche l’acqua e le infrastrutture idriche del pianeta. Il mercato globale per fornitura di acqua, fognature e servizi igienici ed efficienza della rete idrica, si stima valga oltre 250 miliardi di dollari e si prevede una crescita a quasi 660 miliardi di dollari entro il 2020.

Un investimento di 15 miliardi l’anno per raggiungere gli obiettivi del Millenium Development Goals entro il 2015, che prevede di dimezzare il numero di persone senza un accesso sostenibile ad acqua sicura e servizi igienici essenziali, potrebbe generare benefici a livello economico globale di 38 miliardi di dollari l’anno, di cui 15 miliardi di dollari solo nell’area dell’Africa sub-sahariana. Il documento Onu solleva l’attenzione di Paesi in vai di sviluppo e organizzazioni internazionali di sviluppo sulla questione di investire nelle infrastrutture del Pianeta, come suoli, foreste, oceani, barriere coralline e zone umide, il cui contributo all’economia viene sottovalutata. Secondo una stima, i servizi ‘ecologic’i forniti dalle foreste indiane valgono oltre il 7% del Pil nazionale e circa la meta’ di quello del cosiddetto ‘Pil dei poveri’.

Sul fronte della protezione del mare, una rete di riserve marine globale, con la chiusura del 20% delle aree di pesca, potrebbe dare sostegno alla pesca per un valore tra gli 80 e i 110 miliardi di dollari l’anno, assicurando cosi’ il futuro a 27 milioni di posti di lavoro e creando un altro milione per la conservazione delle aree. Le aree umide invece, si valuta producano il 25% del cibo a livello mondiale, con attivita’ che vanno dalla pesca, agli allevamenti, alla caccia.

(fonte: ansa.it)

Maldive a emissioni zero

 08:21

155 turbine eoliche, installazioni massicce di pannelli solari e una centrale a biomassa alimentata da gusci di noci di cocco: è questa la ricetta che permetterà alle Maldive di diventare, entro il 2020, il primo paese al mondo “carbon neutral”, cioè indipendente da energia da fonti fossili. Il progetto è stato fortemente voluto dal presidente maldiviano Mohamed Nasheed ed è stato annunciato alla stampa nei giorni scorsi. Le misure sono necessarie per contrastare i cambiamenti climatici che potrebbero trasformare questi splendidi atolli in luoghi inabitabili.

Un progetto ambizioso, non solo per il notevole dispendio economico, circa 110 milioni all’anno per i prossimi dieci anni, ma anche per i ristretti tempi di realizzazione. Eppure, secondo quanto detto dallo stesso presidente, questa è l’unica possibilità per evitare la scomparsa delle Maldive, uno dei paesi più minacciati dall’emergenza climatica, dato che la maggior parte delle terre emerse ed abitate si trova a meno di due metri sopra il livello del mare. Il riscaldamento climatico con il conseguente innalzamento del livello del mare, anche solo di un metro, provocherebbe danni inimmaginabili all’intero ecosistema della zona.

L’ideazione del piano, che mira ad eliminare totalmente l’uso di carburanti fossili, è stato coordinato da due esperti del settore, gli inglesi Chris Goodall and Mark Lynas. L’energia così prodotta non sarà destinata solamente alle abitazioni private e ai comparti industriali, ma anche ad automobili ed imbarcazioni. In particolare, questi mezzi verranno gradualmente sostituiti con versioni elettriche.

Altri governi si stanno impegnando fattivamente nel sostenere l’uso di energie rinnovabili: in prima linea la Norvegia, che spera di raggiungere il risultato nel 2030. Vivere ecologicamente è, quindi, una sfida è realistica. Occorre solo crederci e provarci.

(fonte  buonenotizie.it)

Il nucleare non è la risposta

 08:17

Di fronte ai cambiamenti climatici e alla crescente domanda di energia dei paesi in via di sviluppo il nucleare non e’ una risposta. Lo ha detto l’economista Jeremy Rifkin, guru internazionale della ‘green economy’, parlando ai giovani della facolta’ di Scienze politiche della Sapienza di Roma, in una lezione affollatissima organizzata da Banca Etica per i suoi 10 anni d’attivita’. Rifkin ha parlato, sollecitato dalla domanda di uno studente, dell’impraticabilita’ della via dell’atomo. ”Oggi sono in funzione nel mondo 439 centrali nucleari – ha detto – che producono circa il 5% dell’energia totale. Nei prossimi 20 anni molte di queste centrali andranno rimpiazzate. E nessuno dei top manager del settore energetico crede che lo saranno in una misura maggiore della meta’.
Ma anche se lo fossero tutte si tratterebbe sempre di un risparmio del 5%. Ora, per avere un qualche impatto sull’ambiente, si dovrebbero ridurre del 20% le emissioni di Co2, un risultato che certo non puo’ venire da qui”. ”Perche’ il passaggio al nucleare avesse un impatto sull’ambiente bisognerebbe dunque costruire almeno 3 centrali ogni 30 giorni per i prossimi 60 anni. Cosi’ fornirebbe il 20% di energia totale, la soglia critica che comincia a fare una differenza. Ma, e’ evidente che questo non e’ possibile”. C’e’ poi il problema delle scorie. ”Non sappiamo ancora come trasportarle e stoccarle. Gli Stati Uniti hanno investito 8 miliardi di dollari in 18 anni per stoccare i residui all’interno di montagne dove avrebbero dovuto restare al sicuro per quasi 10 mila anni. Bene, hanno gia’ cominciato a contaminare l’area”. ”Pensate che l’Italia sia in grado di fare meglio di noi?”, si domanda Rifkin. Dal punto di vista economico, poi, ‘’stando agli studi dell’agenzia internazionale per l’energia atomica l’uranio comincera’ a scarseggiare dal 2025-2035. Come
il petrolio sta per raggiungere il suo picco. I prezzi, quindi, andranno presto su”. Cio’, spiega il professore, si ripercuotera’ sui costi per produrre energia togliendo altri argomenti ai difensori del nucleare. Secondo l’economista Rifjin ‘’si potrebbe puntare sul plutonio. Ma con quello e’ piu’ facile costruire bombe – chiosa Rifkin – Casa Bianca e altri governi fanno un gran parlare dei rischi dell’atomica in mani nemiche. Ma governi ‘buoni’ oggi possono diventare le ‘canaglie’ di domani”. C’e’ poi, non ultimo, il problema della scarsita’ d’acqua: ”Non c’e’ abbastanza acqua nel mondo per gestire impianti nucleari. La Francia usa circa il 40% dell’acqua potabile disponibile per raffreddare i reattori. L’estate di cinque anni fa, quando molti anziani morirono per il caldo, uno dei danni collaterali che passarono sotto silenzio fu che scarseggio’ l’acqua per raffreddare gli impianti. Come conseguenza fu ridotta l’erogazione di energia elettrica. E morirono ancora
piu’ anziani per mancanza di aria condizionata”. Sulla pericolosita’ del nucleare Rifkin e’ chiaro: ”Con le tecnologie attuali vi sono basse probabilita’ di incidenti, ma i rischi, in caso di incidente (lo insegna Cernobil) sono altissimi”

 (fonte: ansa.it)

Il nucleare non è la risposta

 08:17

Di fronte ai cambiamenti climatici e alla crescente domanda di energia dei paesi in via di sviluppo il nucleare non e’ una risposta. Lo ha detto l’economista Jeremy Rifkin, guru internazionale della ‘green economy’, parlando ai giovani della facolta’ di Scienze politiche della Sapienza di Roma, in una lezione affollatissima organizzata da Banca Etica per i suoi 10 anni d’attivita’. Rifkin ha parlato, sollecitato dalla domanda di uno studente, dell’impraticabilita’ della via dell’atomo. ”Oggi sono in funzione nel mondo 439 centrali nucleari – ha detto – che producono circa il 5% dell’energia totale. Nei prossimi 20 anni molte di queste centrali andranno rimpiazzate. E nessuno dei top manager del settore energetico crede che lo saranno in una misura maggiore della meta’.
Ma anche se lo fossero tutte si tratterebbe sempre di un risparmio del 5%. Ora, per avere un qualche impatto sull’ambiente, si dovrebbero ridurre del 20% le emissioni di Co2, un risultato che certo non puo’ venire da qui”. ”Perche’ il passaggio al nucleare avesse un impatto sull’ambiente bisognerebbe dunque costruire almeno 3 centrali ogni 30 giorni per i prossimi 60 anni. Cosi’ fornirebbe il 20% di energia totale, la soglia critica che comincia a fare una differenza. Ma, e’ evidente che questo non e’ possibile”. C’e’ poi il problema delle scorie. ”Non sappiamo ancora come trasportarle e stoccarle. Gli Stati Uniti hanno investito 8 miliardi di dollari in 18 anni per stoccare i residui all’interno di montagne dove avrebbero dovuto restare al sicuro per quasi 10 mila anni. Bene, hanno gia’ cominciato a contaminare l’area”. ”Pensate che l’Italia sia in grado di fare meglio di noi?”, si domanda Rifkin. Dal punto di vista economico, poi, ‘’stando agli studi dell’agenzia internazionale per l’energia atomica l’uranio comincera’ a scarseggiare dal 2025-2035. Come
il petrolio sta per raggiungere il suo picco. I prezzi, quindi, andranno presto su”. Cio’, spiega il professore, si ripercuotera’ sui costi per produrre energia togliendo altri argomenti ai difensori del nucleare. Secondo l’economista Rifjin ‘’si potrebbe puntare sul plutonio. Ma con quello e’ piu’ facile costruire bombe – chiosa Rifkin – Casa Bianca e altri governi fanno un gran parlare dei rischi dell’atomica in mani nemiche. Ma governi ‘buoni’ oggi possono diventare le ‘canaglie’ di domani”. C’e’ poi, non ultimo, il problema della scarsita’ d’acqua: ”Non c’e’ abbastanza acqua nel mondo per gestire impianti nucleari. La Francia usa circa il 40% dell’acqua potabile disponibile per raffreddare i reattori. L’estate di cinque anni fa, quando molti anziani morirono per il caldo, uno dei danni collaterali che passarono sotto silenzio fu che scarseggio’ l’acqua per raffreddare gli impianti. Come conseguenza fu ridotta l’erogazione di energia elettrica. E morirono ancora
piu’ anziani per mancanza di aria condizionata”. Sulla pericolosita’ del nucleare Rifkin e’ chiaro: ”Con le tecnologie attuali vi sono basse probabilita’ di incidenti, ma i rischi, in caso di incidente (lo insegna Cernobil) sono altissimi”

 (fonte: ansa.it)