Il 2012 sarà l’anno di Rio+20, un grande impegno per il nostro Pianeta e per tutti noi.
Tanti auguri per una vita serena, ricca di amore e soddisfazioni, in armonia con Madre Terra.
Alfonso Pecoraro Scanio

La zona montagnosa in cui si trova l’Everest, e molte delle altre vette da record mondiale, è particolarmente sensibile alle variazioni climatiche. Il CNR, infatti, durante la conferenza per i cambiamenti climatici (Cop17), ha riscontrato un forte aumento di inquinamento nell’area.
Negli ultimi quattro anni, nella regione dell’Everest si è alzata notevolmente la quantità di black carbon. Le concentrazioni sono aumentate del 300% dal 2006 al 2010 e si è registrato un incremento dell’ozono troposferico del 30% nello stesso periodo. L’inquinamento atmosferico, inoltre, influisce notevolmente sullo stato delle montagne della catena himalayana, che racchiude immense riserve di acqua dolce.
Questa situazione preoccupante è emersa dai dati analizzati negli ultimi cinque anni dal comitato EvK2Cnr attraverso il progetto Share (Stations at High Altitude for Research on the Environment), presentati nell’ambito della Conferenza sui cambiamenti climatici tenutasi a Durban.
I dati rilevati attestano che tra marzo 2006 e dicembre 2010 nella regione dell’Everest si sono registrati oltre 164 giorni di inquinamento acuto, in particolare nel periodo primaverile che anticipa l’arrivo dei monsoni con il 56% dei giorni caratterizzati da picchi di inquinamento.
In questo periodo, le concentrazioni di ozono sono aumentate del 29%, quelle del particolato di carbonio del 352% . L’ozono troposferico è riconosciuto come il terzo più importante gas a effetto serra antropico, mentre le particelle di black carbon possono agire direttamente con la radiazione solare, alterare le proprietà micro-fisiche delle nubi e condizionare il rateo di scioglimento di nevi e ghiacciai nelle aree montane e polari.
Inoltre, l’aumento delle temperature ha effetti sulla neve, sul ghiaccio e sull’acqua, compromettendo la vita sia degli abitanti di questa zona, sia dei maggiori bacini fluviali delle valli circostanti. Il tasso di perdita di ghiacci è andato crescendo causando il ritiro dei ghiacciai sia nelle zone centrali dell’Himalaya, sia in quelle orientali. In particolare negli ultimi 30 anni, la perdita è stata del 22% nel Bhutan e del 21% in Nepal. Tale fenomeno impatta fortemente sull’ambiente, compromettendo la vita di diverse specie vegetali e animali.
I pascoli, che prima permettevano la vita di grandi mandrie di yak, diventano particolarmente più secchi. In alcune zone, le fonti di acqua per irrigare e dissetarsi si sono ridotte del 70-80%. Una situazione che ha spinto gli abitanti di alcuni villaggi a chiedere alle autorità locali e al governo di Kathmandu di essere considerati come “rifugiati ambientali”.

E’ partito Il primo censimento delle esperienze ed eccellenze nella green economy e nella green society promosso dalla Fondazione UniVerde.
Negli ultimi anni le eccellenze verdi nell’economia e nella società sono cresciute in modo esponenziale.
Tante le esperienze e le azioni verdi nelle associazioni, nelle istituzioni locali e nazionali, nelle imprese, università, professioni, cultura, politica, religione… C’è di che essere orgogliosi.
Certo tanto è ancora da fare e l’Italia non è ancora un Paese green ma è pieno di storie verdi che meritano di essere raccontate.
Dall’anno di Chernobyl (1986), da quello della Prima Conferenza di Rio (1992), da quello della crisi della mucca pazza (2000) la coscienza verde è cresciuta, nell’energia rinnovabile, nella lotta al cambiamento climatico, nella sicurezza alimentare ecc…
Una commissione di esperti, fra i quali Gianfranco Amendola, Domenico De Masi, Stefano Di Marco, Tessa Gelisio, Marco Gisotti, Rosalba Giugni, Fulco Pratesi, Alfonso Pecoraro Scanio, Mario Tozzi e Giovanni Valentini, valuteranno le storie che ci arriveranno e in occasione della conferenza Rio+20, pubblicheremo il primo censimento del Green Pride.
COME FARE PER SEGNALARCI LE STORIE
Occorre scrivere un breve riassunto dell’esperienza in massimo due cartelle dattiloscritte (3.200 caratteri). È obbligatorio, sia che si tratti di esperienze personali che il racconto di quelle di altri, inserire i propri dati anagrafici (nome, cognome, indirizzo), una mail valida e un numero di telefono (cellulare o fisso) dove possiate essere rintracciabili. NON SARANNO PRESE IN CONSIDERAZIONI SEGNALAZIONI PRIVE DI UN RECAPITO DOVE POSSIAMO CONTATTARVI
La documentazione va inviata a info@fondazioneuniverde.it e ricordatevi di inserire nell’oggetto della mail la dicitura “GREEN PRIDE”, oppure per posta tradizionale scrivetelo sulla busta: “GREEN PRIDE” e speditela a C/O FONDAZIONE UNIVERDE, via Salandra, 6 - 00187 Roma.
L’Organizzazione metereologica mondiale (Omm) ha dichiarato, dopo l’analisi degli ultimi dati disponibili, che tra il 1990 e il 2010 il riscaldamento climatico provocato dai gas serra è aumentato del 29%.
I dati hanno superato le previsioni più negative raggiungendo livelli record e, come afferma l’Organizzazione mondiale per la meteorologia, la quantità di anidride carbonica, metano e protossido di azoto nell’atmosfera oggi è la maggiore mai registrata dai tempi della terza rivoluzione industriale.
Nonostante le notizie siano più che allarmanti, non ci sono segni di una possibile diminuzione dei gas serra nonostante la comunità internazionale è ben cosciente dell’urgente utilizzo di fonti alternative. L’anidride carbonica è responsabile di circa l’80% di questo forte aumento del cambiamento climatico “È il gas serra di origine umana più importante – dichiara l’Omm in una nota – e contribuisce per circa il 64% all’aumento del forcing radiativo (ovvero l’energia che ritorna sulla superficie terrestre a causa dei gas serra) globale dovuto all’insieme delle emissioni di gas serra persistenti”.
Il riscaldamento globale del Pianeta porterà a periodi di siccità, inondazioni tempeste e ondate di calore sempre più frequenti. Anche se tali emissioni venissero bloccate adesso l’equilibrio climatico e la vita del pianeta ne risentirebbero per decenni.
La Fondazione UniVerde e IPR Marketing organizzano l’incontro dal titolo: “Gli Italiani e l’energia della Terra tra speranze e paure” in occasione della XV edizione di incontri di Futuro Remoto. Un viaggio tra scienza e fantascienza che si sta tendendo in questi giorni alla Fondazione Idis-Città della Scienza di Napoli.
Dopo il risultato del Referendum sul nucleare, l’energia geotermica deve essere considerata, insieme alle altre energie rinnovabili, una realistica alternativa. Quali sono le sfide scientifiche e tecnologiche per lo sfruttamento della risorsa geotermica? Quali sono le potenzialità geotermiche nel territorio vulcanico napoletano? Quali sono le attese scientifiche e tecnologiche del progetto Campi Flegrei Deep Drilling? Di tutto questo si parlerà il 25 novembre dalle ore 10.30 presso la sala Galileo della Fondazione Idis-Città della Scienza di Napoli. Interverranno Alfonso Pecoraro Scanio, presidente della Fondazione UniVerde; Antonio Noto di IPR Marketing e Giuseppe De Natale dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia.
Primo Rapporto Gli italiani e la Geotermia
Rassegna stampa
In occasione della Giornata Nazionale dell’Albero parte il progetto “Alberi dell’Unità d’Italia” promosso dalla Società Geografica Italiana in collaborazione con la Fondazione UniVerde. Sostenuto dal Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, l’iniziativa è finalizzata a promuovere la conoscenza dei “patriarchi vegetali”, ovvero degli alberi secolari, e a valorizzare turisticamente le aree naturali protette, in particolare i Parchi Nazionali e Regionali italiani, allo scopo di sensibilizzare l’opinione pubblica sull’importanza della tutela degli habitat marini e terrestri.
L’elemento di coesione delle attività è il 150° Anniversario dell’Unità d’Italia che ricorre proprio nel 2011 dichiarato dall’ONU, Anno Internazionale delle Foreste.
Il progetto vedrà coinvolti in prima persona i ragazzi delle scuole medie inferiori e superiori di tutto il territorio nazionale, attraverso la conoscenza e la scoperta diretta dell’ambiente forestale, al fine di promuovere tra i giovani un turismo eco-sostenibile che – afferma Franco Salvatori, Presidente della Società Geografica Italiana – “rappresenta la vera frontiera etica con la quale il turismo deve confrontarsi”.
Per Alfonso Pecoraro Scanio, già Ministro dell’Ambiente e Presidente della Fondazione UniVerde – “l’idea di ricordare i patriarchi vegetali quali unici testimoni viventi dell’Unità d’Italia aveva già avuto largo apprezzamento durante il concorso di fotografia geografico–ambientale “Obiettivo Terra”, ora vogliamo renderla ai giovani per rilanciare così la conoscenza e l’amore verso il nostro patrimonio boschivo, una preziosa risorsa per l’Italia”.
Grazie al contributo del Corpo Forestale dello Stato saranno prodotte delle schede informative che aiuteranno i ragazzi a riconoscere e datare gli alberi secolari. Tali schede verranno distribuite agli studenti di tutte le Regioni italiane che saranno invitati a partecipare ad escursioni guidate all’interno dei Parchi Nazionali e Regionali del Paese per realizzare reportage fotografici. Le foto pervenute saranno selezionate e diventeranno oggetto di una mostra che si terrà a Roma, presso la sede della Società Geografica Italiana, Palazzetto Mattei in Villa Celimontana.
“Alberi dell’Unità d’Italia” coinvolgerà i Parchi Nazionali e Regionali di tutte le regioni italiane.
In basso è possibile scaricare il Comunicato stampa in PDF:
L’inquinamento e le polveri in atmosfera hanno delle conseguenze sulla formazione delle nuvole come dimostra una ricerca realizzata da da un gruppo di ricercatori americani dell’University of Maryland.
Zhanqing Li, professore di scienze atmosferiche e oceaniche e responsabile della ricerca, ha confermato l’esistenza di una relazione certa tra gli aereosol nell’altezza con la struttura delle nuvole e con le variazioni di intensità e frequenza delle precipitazioni.
L’inquinamento però avrebbe effetti diversi a seconda delle regioni umide o secche. In quelle umide le polveri in atmosfera causano l’aumento di alluvioni e tempeste, nelle regioni secche invece portano a una diminuzione delle precipitazioni.
La ricerca inoltre ha considerato e valutato gli effetti diretti della diffusione delle sostanze inquinanti da parte del settore indutriale sull’atmosfera e, tali risultati, come dichiarano gli studiosi, hanno profonde implicazioni politiche per quanto riguarda l’organizzazione delle risorse, soprattutto nelle regioni dove la presenza di siccità e alluvioni è estremamente frequente.