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Una rete globale per calcolare la Co2

31 gennaio 2011 14:32

Per analizzare le emissioni di Co2 di ciascun Paese, un’azienda statunitense: Earth Networks nei prossimi 5 anni investirà 25 milioni di dollari nell’installazione di 100 rilevatori di ultima tecnologia, utili a calcolare il biossido di carbonio. L’obiettivo è creare una grande rete globale di monitoraggio. 50 centraline saranno situate negli Stati Uniti, altre 25 in Europa e nel resto del mondo.

I ricercatori stanno valutando le zone migliori dove collocarle, in base alla posizione geografica.

Questa rete su larga scala consentirà di avere informazioni dettagliate sulle emissioni a livello mondiale di tutti i Paesi, anche di quelli che non parteciperanno al progetto, come la Cina perchè basterà fissare i sensori in Giappone, in Corea o nel sud-est Asiatico per ottenere informazioni anche sul territorio cinese. Questa nuova tecnologia, infatti, utilizza le misurazioni dei livelli di gas e i modelli metereologici per rintraccaiare la prvenienza delle sostanze inquinanti.

Anche la comunità scientifica ha accolto in modo favorevole questa nuova missione, e i dati saranno del tutto trasparenti e utili ai fini di ricerche e studi sul clima.

In Artico per studiare l’acqua sotto il ghiaccio

28 gennaio 2011 13:20

Quest’anno la spedizione Catlin Arctic Survey (che si occupa di studiare l’acidificazione degli oceani, determinata dalla presenza di Co2 in atmosfera) analizzerà lo strato sottile di acqua che si trova sotto il ghiaccio galleggiante dell’Artico. Quest’ultimo, infatti, durante l’estate si sta sciogliendo molto più rapidamente rispetto alle previsioni.

La missione servirà a ottenere dati per capire se il flusso di acqua calda dell’Atlantico, conosciuto come Corrente del Golfo, possa arrestarsi, provocando temperature più basse in alcune zone dell’Europa Occidentale. L’Artico, infatti, è uno dei migliori barometri del cambiamento climatico e il luogo dove le variazioni delle condizioni termiche sono più evidenti.

Dall’analisi sarà possibile avere informazioni dettagliate sulle lastre di ghiaccio, misurare la temperatura, la salinità, il flusso di acqua e la velocità con cui si scioglie. L’ipotesi iniziale è che l’acqua resti lì, intrappolata, per isolare il ghiaccio dall’acqua tiepida e salata che si trova in basso. I risultati, disponibili nel 2012, serviranno a prevedere il futuro del ghiaccio marino Artico, e a migliorare le previsioni meteo del Nord Europa.

Meno foglie sugli alberi del Sud Europa

26 gennaio 2011 16:09

A causa della siccità registrata negli ultimi 20 anni, come conseguenza dei cambiamenti climatici, è raddoppiata la superficie defogliata degli alberi delle foreste mediterranee. Un processo che ha portato a una riduzione dell’assorbimento di Co2. Questi i risultati di uno studio del Consiglio superiore delle ricerche scientifiche spagnolo (Csic), pubblicati sulla rivista scientifica Proceedings of the National Academy of Sciences (PNAS).

Secondo i ricercatori, tra il 1987 e il 2007, gli arbusti delle foreste dell’area mediterranea hanno modificato sostanzialmente la struttura della loro chioma, aumentando la perdita di foglie. I cambiamenti climatici hanno influito sulla frequenza e sull’intensità dei periodi di siccità nell’Europa meridionale, portando al declino delle fronde.

La defogliazione coincide con un aumento significativo delle mortalità degli alberi nelle zone più aride. Entrambi questi fattori influiscono sull’assorbimento di Co2 (le foreste, infatti, catturano circa 1/3 delle emissioni generate dall’attività umana) che, negli ultimi anni, si è notevolmente ridotto. La perdita prematura del fogliame può, inoltre, limitare l’effetto regolatore dei boschi durante i periodi di siccità. Diversi studi hanno dimostrato, infatti, che le foreste moderano l’aumento della temperatura durante il periodo estivo, grazie all’evaporazione acquea che si produce quando le foglie traspirano.

Questi cambiamenti incidono anche sulla vita degli insetti defolianti e degli iperparassiti che si nutrono degli alberi e dei funghi che crescono sotto le loro radici. A rischiare l’estinzione anche molte specie endemiche, rare e protette, che vivono nel bacino del Mediterraneo, un importante riserva di biodiversità.

Eufores: il 20-20-20 è vicino

25 gennaio 2011 11:25

Dopo aver valutato i piani di azione nazionale sulle energie rinnovabili di 27 Paesi membri dell’Ue, l’Eufores, organizzazione non profit per la promozione delle fonti alternative, non solo ritiene che sono possibili ma che si raggiungerà la quota del 20% entro il 2020, come previsto dall’obiettivo 20-20-20. 15 Nazioni potrebbero addirittura superare questo limite, senza adoperare meccanismi di cooperazione.

Dati positivi che dimostrano come il vincolo sia del tutto realista e facile da superare. Ciò che manca, però, sono misure adeguate per ridurre la burocrazia in materia di autorizzazioni, sviluppo di infrastrutture, formazione di personale qualificato e meccanismi nazionali di sostegno alle fonti energetiche rinnovabili.

I misteri del clima nelle profondità del Mar Morto

23 gennaio 2011 18:08

Sotto questo grande lago, conosciuto per sua salinità, si nascondono i segreti meglio custoditi del nostro Pianeta. Per scoprire queste informazioni, un team di ricercatori guidati dal professor Zvi Ben-Avraham, membro dell’Israel Academy of Sciences and humanities, ha perforato il fondo fino a raggiungere una profondità di circa 380 metri. Gli scienziati hanno rivelato che quando il livello del mare è basso, si formano depositi di sale, quando è alto, invece, non ci sono. Analizzando la loro frequenza è possibile determinare così periodi di siccità e di pioggia.

L’obiettivo dello studio è estrarre materiale per ottenere informazioni sul cambiamento climatico e sui movimenti sismici nella regione, verificatasi mezzo milione di anni fa. Uno dei minerali presenti nell’acqua, l’aragonite, costituito da carbonato di calcio, è in grado di fornire dettagli su elementi che risalgono a 500.000 di anni fa. L’analisi di questi sedimenti consentirà ai ricercatori di fare valutazioni precise sulle condizioni ambientali passate, e previsioni climatiche future.

Dall’analisi del materiale geologico, invece, si ricaveranno modelli sismici della zona, essenziali per la vita degli stessi israeliani, palestinesi e giordani, le cui regioni sono attraversate dal Mar Morto.

Cibi più sicuri con le nuove etichette

21 gennaio 2011 16:46

A tutela del consumatore e della sua salute è stato finalmente approvato dalla Camera dei deputati il Ddl 2260 che rende obbligatorio indicare su ogni prodotto agroalimentare il luogo di origine o di provenienza, in ogni sua fase di produzione. Un passo in avanti sulla tracciabilità degli alimenti che consente agli utenti di scegliere e acquistare in modo sicuro il Made in Italy, sostenendo così la nostra economia.

La legge, inoltre, prevede anche l’indicazione della presenza di OGM dei singoli ingredienti. Finora, l’etichetta di origine era necessaria solo su alcuni prodotti. Dopo il recente allarme della diossina di uova e suini provenienti dalla Germania, invece, è stata estesa su ogni alimento, e gli italiani avranno il diritto di conoscere l’origine di ciò che comprano per la loro stessa sicurezza alimentare. Le prime etichette saranno applicate sulle conserve di pomodoro, su latte e derivati, sulle carni suine e sui salumi.

Sull’importanza di sostenere un’agricoltura di qualità libera da Ogm, la Fondazione UniVerde ha partecipato a diversi convegni come quello promosso il 20 luglio scorso dalla Coldiretti: “Agricoltura e biotecnologie” cui è intervenuto il Presidente Alfonso Pecoraro Scanio.

Gli abissi marini catturano Co2

20 gennaio 2011 11:07

La Fossa delle Marianne, nota anche come abisso ‘Challenger‘, la zona più profonda dell’Oceano Pacifico, svolge un ruolo chiave nell’assorbimento del carbonio e nella regolazione del clima.

Solo due esploratori finora erano stati in grado di esplorare questa profondità, ma un nuovo sottomarino, senza pilota, equipaggiato con le più moderne tecnologie, è riuscito a ottenere dati importanti su questa zona sconosciuta dell’Oceano. A guidarlo un team di ricercatori dell’Istituto di microbiologia marina Max Planck di Brema (Germania), l’Agenzia per il Giappone per la scienza marina e terrestre (JAMSTEC) e l’Università di Copenhagen (Danimarca), che attraverso il sommergibile è riuscito a raggiungere i 10.900 metri di profondità per monitorare la quantità di carbonio immagazzinata.

Sebbene la fossa riesca a coprire solo il 2% della superficie dell’Oceano, si pensa possa essere fondamentale nell’accumulare carbonio, perché agisce come una sorta di trappola, e nel fondo riesce a catturare più materiale organico che in altre parti dell’Oceano, come hanno dimostrato i primi esperimenti.

World Future Energy summit 2011

17 gennaio 2011 13:59

È stato inaugurato oggi il World Future Energy summit a Abu Dhabi dal segretario generale dell’Onu, Ban Ki Moon, che nel suo discorso di apertura ha sottolineato l’importanza di rendere accessibile l’energia a tutti. Un’occasione d’incontro tra imprenditori e politici per progettare e proporre strategie per frenare il cambiamento climatico.

Il vertice, giunto alla sua quarta edizione coinvolge più di 600 espositori provenienti da oltre 50 Paesi, si concluderà il 20 gennaio. Dall’Italia parteciperanno ben 25 aziende leader nel settore delle energie rinnovabili che presenteranno le loro tecnologie più avanzate.

L’evento prevede anche seminari tecnici con esperti e servirà a favorire nuove opportunità d’investimento e collaborazioni industriali in campo energetico ed ambientale.

Un reattore solare per produrre biocombustibili

14 gennaio 2011 10:53

Un gruppo di ricercatori statunitensi e svizzeri hanno creato un piccolo reattore capace di produrre biocombustibile catturando la luce solare, utilizzando acqua e ossido di cerio. Il processo è molto simile alla fotosintesi clorofilliana della piante, come si legge nell’articolo pubblicato sulla rivista Science.

Il prototipo è stato sviluppato da un team di scienziati del California Institute of Technology e opera imprigionando i raggi solari concentrandoli su un cristallo di quarzo, proiettando il fascio di luce su un ossido di cerio. Quest’ultimo, infatti, quando si riscalda emette ossigeno, quando si raffredda lo assorbe, fungendo così da catalizzatore, dissociando l’acqua dall’anidride carbonica. L’acqua perde ossigeno quando il cerio si raffredda e così si ottiene idrogeno per le celle a combustibile, o una miscela di monossido di carbonio e idrogeno conosciuta come Syngas (gas di sintesi).

Un reattore di questo tipo situato sul tetto di un’abitazione potrebbe fornire 12 litri di biocombustibili al giorno. Una soluzione che di certo garantirebbe un futuro energetico sostenibile.

Una colonia segreta per le foche monache

13 gennaio 2011 21:30

Un gruppo di rare foche monache (Monachus monachus) del Mediterraneo ha trovato rifugio in un colonia di in una piccola isola della Grecia. A scoprirle un gruppo di ricercatori che per difenderle ha deciso di mantenere segreto il luogo esatto in cui si trovano. Si tratta,infatti, di una delle specie più minacciate, e uno dei mammiferi marini maggiormente in pericolo d’estinzione, di cui sono rimasti circa 600 esemplari.

Il luogo è anche l’unico posto in cui le foche si sdraiano sulle spiagge in libertà. Generalmente, invece, tendono a nascondersi nelle insenature delle coste dove vivono e si riproducono, lontane dagli uomini.

Gli scienziati da oltre 20 anni monitorano e studiano questi mammiferi, ma il compito è reso sempre più difficile perché questi animali tendono a sfuggire in luoghi del tutto invisibili. L’attività umana, infatti, ha provocato un forte impatto sulla loro riproduzione. Le foche madri per partorire si nascondono in grotte, e solo pochi cuccioli alla fine riescono a sopravvivere alle mareggiate.

Nella colonia, invece, il numero di foche che è stato scoperto è uno dei più alti in tutta l’area Mediterranea, e gli animali vengono seguiti a distanza attraverso l’uso di telecamere. Questo però non servirà a proteggerle. Sarebbe necessario rendere l’area una riserva marina protetta, sicura per la vita delle foche.