Domani è la Giornata mondiale delle zone umide, gli ecosistemi più a rischio del Pianeta e al contempo eccezionali ambienti ricchi di biodiversità. Le zone [...] [leggi tutto]
L’abbassamento delle temperature, che sta colpendo l’Italia in questi giorni, non arresta il fenomeno del global warming, da non confondere con il riscaldamento globale, nonostante [...] [leggi tutto]
La Fondazione UniVerde ha aderito alla petizione che chiede d’istituire un’economia fondata sull’efficienza energetica che permetta di usufruire esclusivamente di fonti rinnovabili entro il 2050. [...] [leggi tutto]
La Fao, l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Alimentazione e l’Agricoltura, ha registrato nel mese di dicembre una diminuzione del 2,4 % nei prezzi alimentari rispetto [...] [leggi tutto]
Si svolgerà mercoledì 6 Luglio a Roma, presso la Sala delle Conferenze in Piazza di Montecitorio 123/A alle ore 10:00, il convegno “L’industria del riciclo e la Green Economy”, promosso da Fondazione UniVerde, Fondazione Santa Chiara e Polieco. Apriranno i lavori Alfonso Pecoraro Scanio, Presidente della Fondazione UniVerde ed Enrico Bobbio, Presidente della Fondazione Santa Chiara. A seguire il direttore di IPR Marketing Antonio Noto presenterà il Primo Rapporto “Gli Italiani, la riduzione dei rifiuti e il riciclo”, il convegno proseguirà poi con la relazione del magistrato Gianfranco Amendola dal titolo “La normativa europea e italiana sul recupero dei rifiuti. Luci ed ombre.” A conclusione dei lavori ci saranno gli interventi di Paola Balducci, avvocato e docente all’Università del Salento, Maria Ioannilli, docente all’Università di Tor Vergata e di Oliviero Beha, giornalista.
In basso è possibile scaricare la locandina, gli interventi dei relatori e la rassegna stampa del convegno in pdf:
Si terrà Lunedì 4 Luglio alle ore 10:00 la presentazione del libro “L’avifauna della Riserva Sentina”, nella sede del Corpo Forestale dello Stato in Via Antonio Salandra 44, Roma. La presentazione del libro, scritto in collaborazione con la Fondazione UniVerde, sarà in concomitanza con la mostra fotografica “Obiettivo Terra”. Parteciperanno all’evento Alfonso Pecoraro Scanio, presidente della Fondazione UniVerde, Giovanni Gaspari, sindaco della Città di San Benedetto del Tronto, Paolo Canducci, assessore all’urbanistica, politiche ambientali, sviluppo sostenibile, parco marino, Riserva Sentina, della Città di San Benedetto del Tronto, Pietro d’Angelo, presidente del Comitato d’Indirizzo della Riserva Naturale Regionale Sentina, Gianluca Carrabs, amministratore unico dell’Agenzia Servizi Settore Agroalimentare delle Marche e il dott. Marco Gustin con il dott. Giorgio Marini, autori del libro.
In basso è possibile scaricare l’invito, la locandina e l’info sul progetto, in pdf:
Le aree critiche per il clima del nostro pianeta sembrano essere sei, e ci vengono rivelate da uno studio condotto dall’Istituto di Potsdam per la Ricerca sull’Impatto Climatico (PIK). Gli scienziati che seguono il progetto hanno messo nella loro lista nera i punti che destabilizzano, potenzialmente o in concreto, l’equilibrio climatico dell’intero pianeta, e sono: la calotta dell’Antartico occidentale, i ghiacciai artici, i ghiacciai alpini, la calotta glaciale della Groenlandia, la circolazione termoalina dell’Atlantico e l’ozono stratosferico dell’emisfero boreale. Da Potsdam precisano che nonostante la destabilizzazione sia già in atto ci vorrebbero centinaia di anni per il completo scioglimento delle calotte glaciali o per la dissoluzione dell’ozono, ma i danni durante questo processo sarebbero devastanti. “Quella che forniamo è solo una fotografia istantanea – dice lo scienziato del PIK Anders Levermann – ma comprendere questi processi è fondamentale per le future decisioni di impatto economico e sociale, aspettare e vedere cosa succede non è un’opzione da considerare”. Mentre facciamo qualcosa di più che sederci ed aspettare, lo studio ci svela quali dei sei punti critici devono preoccuparci di più: sono i ghiacciai artici, i ghiacciai alpini e la circolazione termoalinica dell’Atlantico.
Uno dei problemi più importanti che si trova a fronteggiare l’espansione dell’energia eolica è la sua elevata Radar Cross Section, ovvero la capacità delle pale eoliche di essere rilevate dai radar degli aerei, disturbandone il funzionamento. Ora questo non è più un problema, grazie ad un nuovo tipo di turbina sviluppata dalla danese Vestas infatti, circa il 99% delle onde che colpiscono le mini centrali di energia viene assorbita, evitandone il riflesso che tanto interferisce con gli strumenti di rilevazione a distanza. Per ottenere questo importante risultato la Vestas ha fatto ampio utilizzo della tecnologia stealth di origine militare e di materiali radar assorbenti: “I nostri test dimostrano che abbiamo adattato con successo le tecnologie militari alle nostre turbine, in maniera tale da renderle una valida soluzione anche per aree precedentemente limitate” ha spiegato Finn Strom Madsen, di Vestas. L’utilizzo di questa tecnologia applicata al settore energetico apre dunque nuove frontiere per l’energia eolica, un dato su tutti: si stima che siano circa 20 i Gigawatt di energia elettrica ottenibile dal vento attualmente in stallo proprio per la problematica legata ai radar.
Nell’ultimo secolo il livello dei mari è cresciuto più in fretta di ogni altro momento negli ultimi duemila anni, questo è lo sconfortante risultato della ricerca finanziata dal National Science Foundation e pubblicata sulla rivista Proceedings of National Academy of Sciences. Lo studio spiega come il livello delle acque sia sempre cambiato con ciclicità, per poi avere un’impennata di crescita a partire dalla fine del XIX secolo. Da analisi condotte su microfossili contenuti nei sedimenti delle paludi del North Carolina, gli scienziati sono stati in grado di scoprire che il livello dei mari è rimasto pressochè invariato dal 200 a.C. al 1000 d.C., si è poi stabilizzato nella “piccola era glaciale” durata fino agli inizi del secolo scorso e ha poi drasticamente ripreso a salire verso la fine dello stesso secolo: ” Gli scenari della crescita futura dipendono dalla comprensione della risposta del livello del mare al cambiamento climatico” ha detto il direttore del programma della NSF, Paul Cutler. La situazione attuale è preoccupante, il trend del tasso di crescita è stimato intorno ai due millimetri all’anno, un ritmo decisamente poco sostenibile e potenzialmente portatore di sviluppi disastrosi.
La Fondazione UniVerde ha aderito al progetto della Fondazione Slow food e Terra Madre: “Mille orti in Africa”, contribuendo alla realizzazione di un orto nei Paesi in cui la rete è già ben consolidata per produrre cibo sano e locale per la comunità, trasferire i saperi degli anziani alle nuove generazioni e rafforzare lo spirito di collaborazione.
Un impegno concreto per sostenere questa bella iniziativa della Fondazione Slow Food e garantire la formazione a contadini e giovani; fornire le attrezzature per avviare un orto e consentire scambi di conoscenze fra le comunità in modo che abbiano disponibilità quotidiana di cibo sano e fresco
La situazione energetica attuale non presenta un quadro di facile lettura: le paure del dopo Fukushima hanno rallentato fortemente l’impiego dell’energia nucleare, l’utilizzo del gas naturale cresce ma resta incapace di soddisfare da solo la domanda di energia e nonostante le rinnovabili rappresentino il futuro, esse dipendono ancora troppo dagli incentivi che erogano i singoli stati. In questo contesto il carbone recita ancora una parte importante nell’approvvigionamento energetico del pianeta, ma evitare ulteriori danni all’ambiente è indispensabile, soprattutto quando si utilizza una fonte di energia inquinante come il carbone, ed è qui che nasce la Tri4CCS Alliance. Gli istituti di ricerca IFP Energies Nouvelles (Francia), SINTEF (Norvegia) e TNO (Olanda) hanno stretto formalmente una nuova coalizione nel settore della cattura e dello stoccaggio della CO2. L’intento dell’alleanza è quello di garantire sicurezza e fattibilità alle tecnologie che permettono di limitare la fuoriuscita di anidride carbonica dai processi produttivi, per riuscirci i tre pertner impegneranno 450 ricercatori e un budget di 60 milioni di euro all’anno: “Unendo le nostre forze siamo in grado di affrontare le sfide scientifiche che ci si porranno di fronte quando, tra qualche anno, l’Europa metterà in funzione i siti dimostrativi e gli impiani pilota” ha dichiarato il portavoce dell’alleanza, Nils A. Rokke. Alla fine pare che anche il nero carbone, a più di due secoli dalla rivoluzione industriale, si trovi a diventare più verde.
La protezione dell’ambiente interessa e preoccupa il 95% dei cittadini comunitari e il 94% di quelli italiani, questo è quanto risulta da un’indagine della Commissione Europea su un campione di oltre 28000 cittadini di stati membri. E’ una maggiore coscienza sociale quella che emerge dallo studio della Commissione, due europei su tre dichiarano infatti di aver fatto una raccolta selettiva dei rifiuti nell’ultimo mese e più della metà si sforza di ridurre il proprio consumo di energia, convertendosi insieme a forme di trasporto con minore impatto sull’ambiente. E gli italiani come si comportano? Secondo lo studio hanno idee chiare: bisogna garantire maggiore applicazione delle leggi esistenti, introdurre sanzioni più pesanti per i trasgressori e fare più informazione per la difesa dell’ambiente. I dati sono insomma incoraggianti, specie se confrontati con un analogo sondaggio svolto quattro anni fa, dal quale si evince un progressivo aumento dell’interesse per le tematiche ambientali. Ma il dato più importante di tutti vede i cittadini europei in prima linea nel considerare un’Europa più verde come antidoto per la crisi economica, dopotutto la green way sta facendo breccia nel cuore del mondo deciso a superare la crisi.
Il 21 giugno alle 17 sarà inaugurata la Mostra fotografica “Obiettivo Terra – Parchi, foreste e paesaggio nell’Anno Internazionale delle Foreste” promossa dalla Fondazione UniVerde, dalla Società Geografica Italiana e dal Corpo Forestale dello Stato. La mostra sarà allestita nell’Ufficio Relazioni con il Pubblico del Corpo Forestale dello Stato sito in via Antonio Salandra 44 e sarà visitabile fino a martedì12 luglio 2011. L’ingresso è gratuito.
In basso è possibile scaricare il programma, il comunicato stampa e la locandina in PDF:
La costante crescita della popolazione mondiale e i conseguenti aumenti di fabbisogno energetico sono problemi per i quali da tempo si cerca una soluzione, mentre i recenti dubbi sul nucleare acutizzano il problema e lo rendono più vicino di quanto si potesse pensare. La via maestra per risolvere questo tipo di problematiche è indubbiamente la crescita delle energie rinnovabili, il cui sviluppo comporterebbe tra l’altro milioni di nuovi posti di lavoro, ma forse non è l’unica. Da tempo infatti il ruolo del gas naturale ha un peso importante nell’economia globale e un tipo di gas estratto dalle rocce potrebbe essere una nuova via da seguire: è il caso dello shale gas. L’Europa e l’Italia in particolare sono fortemente dipendenti dalle importazioni di energia dall’estero, e la questione è legata a problemi geopolitici non indifferenti, secondo il numero due di Gdf Suez, Jean Francois Cirelli ” L’Europa resterà ancora a lungo dipendente per cui occorre diversificare il mix geopolitico e delle fonti. In questo senso il gas ha un ruolo essenziale di differenziazione. Ruolo che va rafforzato cercando nuove rotte, come il corridoio del Caspio, e diversificando le fonti. E’ il caso dello shale gas i cui confini di sfruttamento sono ancora poco noti”. Anche questa fonte relativamente nuova presenta tuttavia risvolti negativi, il principale dei quali è rappresentato dall’impatto ambientale, recenti studi sembrano infatti confermare che lo shale gas inquina più del gas naturale convenzionale; la parola passa ora dagli scienziati ai politici.