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Appello contro la privatizzazione dell'acqua in Campania

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Climate change, l'Italia sarà in grado di adattarsi?

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Rinnovabili: le aziende che rischiano e ce la fanno nonostante la crisi

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La pizza patrimonio dell'Umanità

La pizza, piatto tipico della cucina italiana, o meglio napoletana, ha in sé il potere e l’armonia dei quattro elementi naturali citati su questo sito. [...] [leggi tutto]
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L’Italia non spenga il sole
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Earth Overshoot Day: la Terra è senza risorse

28 settembre 2011 17:13

Dal 27 settembre il Pianeta è entrato in deficit ecologico. L’umanità in soli nove mesi ha esaurito il “budget” di risorse naturali disponibili per vivere fino al 2011, secondo gli ultimi dati raccolti dal Nef (the new economics foundation) in collaborazione con Global Footprint Network, e vive ora “a credito”.

Come qualsiasi impresa, la natura ogni anno presenta un “bilancio” relativo alle risorse che è in grado di produrre e alla sua capacità di sostituire o assorbire sostanze inquinanti, ma l’uomo consuma più risorse di quelle disponibili, e genera più inquinamento di quello che la Terra è in grado di neutralizzare. Da ieri si è raggiunto il limite, fino alla fine dell’anno si sfrutteranno le risorse (naturali ed energetiche) a un ritmo al di sopra della capacità del nostro Pianeta di sostituirle e rigenerarle. Le conseguenze saranno un accumulo di gas ad effetto serra e un incremento dell’inquinamento atmosferico. Vivere al di sopra del budget disponibile comporterà un onere supplementare per il Pianeta: cambiamenti climatici, perdita di biodiversità, scarsità di acqua e cibo. Il consumo umano supera del 50 per cento la capacità rigenerativa del Pianeta, per soddisfare lo spreco di risorse non basta una sola Terra ma due.

La crisi economica, come sostengono le due associazioni, non ha rallentato la domanda di risorse che dal mese di ottobre del 2008 è in continuo aumento. Il motivo per cui l’umanità non è riuscita a ridurre il deficit è che il sistema economico attuale non tiene conto dell’impatto reale delle attività finanziarie. Senza stabilità ecologica non si può avere una stabilità economica perché non è possibile spendere più di quanto possediamo. Il benessere dei cittadini dipende dal corretto funzionamento del nostro sistema naturale.

Secondo il Global Footprint Network la biocapacità mondiale del Pianeta è di 1,78 ettari globali procapite ma l’impronta ecologica globale dell’uomo è di 2,76 ettari. Il Pianeta dunque è in uno stato di deficit ecologico di 0,9 ettari procapite. Il consumo varia di nazione in nazione: se la popolazione mondiale vivesse come un cittadino degli Stati Uniti avremmo bisogno di 5 Pianeti, come un cittadino europeo di 3, come un cittadino dell’India invece ne basterebbe uno soltanto.

Se ben gestite le risorse naturali rinnovabili possono essere una fonte di reddito, alimentare e occupazionale, in caso contrario sarà messa a rischio la capacità di generare benefici per tutti. Le crisi finanziaria ed ecologica devono essere la spinta a gettare le basi per un nuovo modello economico più attento al funzionamento naturale del Pianeta. Un sistema che non dipenda più dal consumo sfrenato che spinge la Terra oltre i suoi limiti.

L’Italia fa il record del solare ma resta l’incognita incentivi

27 settembre 2011 15:35

Per chi non avesse avuto modo di leggere l’articolo pubblicato ieri su la Repubblica nell’inserto Affari e Finanza di Antonio Cianciullo: “150.000 L’Italia fa il record del solare ma resta l’incognita incentivi” lo riproponiamo in basso come scaricabile.

Nell’articolo si riportano i dati presentati dalla Fondazione UniVerde e da IPR-Marketing in occasione del convegno su “Le città solari” promosso il 16 Settembre nell’ambito di ZeroEmission Rome 2011.

In basso è possibile scaricare l’articolo in PDF:

Repubblica.it » Affari e Finanza » Rapporto_ 150.000 L’Italia fa il record del solare ma resta l’incognita incentivi

La metro di Delhi combatte l’inquinamento

 11:15


La rete metropolitana di New Delhi è diventata la prima al mondo a
 guadagnare crediti di carbonio, “carbon credits”, da parte delle 
Nazioni Unite perché ha ridotto le emissioni di gas serra e 
l’inquinamento che nella città si stima intorno a 630.000 tonnellate 
di biossido di carbonio prodotte in un anno. Il valore dei crediti da acquisire é 
di circa 9,5milioni di dollari nei prossimi sette anni, con l’aumento dei passeggeri questa
 cifra tenderà a crescere. Attualmente a usufruire di questo servizio
 sono 1,8 milioni di persone che hanno evitato di prendere l’auto; 
l’autobus e di muoversi su “gomma” preferendo un mezzo ecologico. 
Ogni passeggero che viaggia in metro per percorrere 10 km evita
 l’emissione di 100 grammi di Co2 per ogni viaggio, secondo i dati
 forniti dall’Onu. 
Nessun’altra rete metropolitana al mondo è riuscita a ottenere lo
 stesso risultato, anche a causa di esigenze e controlli rigorosi per 
raggiungere questo tipo di certificazione rilasciata quando avviene
 una riduzione delle emissioni come risultato di attività realizzate in 
progetti basati su Meccanismi di sviluppo pulito (Clean development
 mechanism, CDM) come previsto dal Protocollo di Kyoto.
 Il meccanismo consente ai Paesi in via di sviluppo di accedere a fondi per finanziare progetti sostenibili. La nuova linea è stata lanciata nel 2002 per decongestionare il
 traffico incessante in città e ridurre l’inquinamento atmosferico provocato da circa 91mila veicoli.

Forum Polieco: la sfida dell’Italia sui rifiuti

18 settembre 2011 18:29

SIl 23

Si è tenuta a Ischia la terza edizione del Forum internazionale sull’economia dei rifiuti presso l’Albergo della Regina Isabella. All’incontro del 23 settembre ha partecipato anche l’On. Alfonso Pecoraro Scanio, presidente della Fondazione UniVerde che è intervenuto sul tema: “L’industria del riciclo dei materiali: ostacoli e opportunità. Recuperare una tradizione italiana e costruire “Green Economy”. E’ stata anche l’occasione per discutere dei punti di forza e criticità dell’Italia, nel quadro internazionale, sulla questione rifiuti e per presentare i dati del Rapporto redatto da Ipr Marketing e Fondazione UniVerde sul tema del riciclo attraverso l’ottica privilegiata di chi opera direttamente nel settore. La ricerca ha studiato il livello di sensibilità verso il recupero dei materiali esistente oggi in Italia tra le aziende produttrici, e il giudizio che gli operatori del settore hanno su norme e leggi attualmente vigenti su questi argomenti.

“Occorre aumentare il lavoro sulla cultura del riciclo – ha dichiarato Alfonso Pecoraro Scanio, presidente della Fondazione Univerde – e favorire la green economy a partire dal settore del riciclo. Il lavoro di Ischia è un primo step per costruire una ‘rete virtuosa’ nel comparto, dal momento che l’industria del riuso e del riciclo sarà la ‘miniera del futuro’ e un mattone importante della nuova economia verde”.

In basso è possibile scaricare il rapporto in PDF:

Rapporto IPR-Marketing e Fondazione UniVerde

Le città solari: rinnovabili, bioedilizia e smart cities

11 settembre 2011 13:30

Si è tenuto a Roma il convegno su: “Le città solari: rinnovabili, bioedilizia e smart cities, la sfida della nuova economia” promosso dalla Fondazione UniVerde in occasione di ZeroEmission Rome 2011 presso la Nuova Fiera di Roma.

Sono intervenuti: Alfonso Pecoraro Scanio (Presidente Fondazione UniVerde), Roberto Rizzo (Responsaile di Redazione di FV Fotovoltaici)., Antonio Noto (Direttore Ipr Marketing), Luigi Carbone (Componente Autorità per l’energia e il gas), l’Arch. Giulia Pentella (Studio Cucinella), Livio De Santoli (Direttore CITERA – Sapienza, Università di Roma). Ha moderato il convegno Elisabetta Guidobaldi (ANSA).

Al convegno c’erano anche rappresentanti di importanti aziende che hanno illustrato esperienze positive di “Green Economy“. Tra i quali: Gianluca Foschini (Direttore Ingegneria Otis Italia), Roberto Laferla (Amministratore Unico Security Sistems Italia), Roberto Longo (Presidente Blu Mini Power) e Fabio Patti (Amministratore Delegato Yingli Green Energy Italia), Davide Maccarinelli (Presidente Gruppo Maccarinelli & Cioffi) e Alessandro Rocca (Direttore Tecnico – Progettista Valle Giulia).

E’ stata anche l’occasione per presentare il V Rapporto “Gli italiani e il solare” di IPR Marketing / Fondazione UniVerde con un focus sulla bioedilizia.

In basso è possibile scaricare il materiale in PDF:

Le città solari: rinnovabili, bioedilizia e smart cities

In basso è possibile scaricare il PDF degli interventi dei relatori:

V Rapporto Gli Italiani e il solare con focus su Città e Bioedilizia

Roberto Laferla – Amm. Unico Security Sistems Italia

Fabio Patti – A. D. Yingli Green Energy Italia

Alessandro Rocca – Dir. Tecnico e Progettista – Vallegiulia

Gianluca Foschini – Dir. Ingegneria OTIS Italia


Un Premio alle imprese sostenibili

10 settembre 2011 13:26

Anche quest’anno il Presidente della Fondazione UniVerde, Alfonso Pecoraro Scanio, parteciperà agli European Business Award per valutare i candidati finalisti. Sarà membro della giuria della sezione The Award for Environment and Corporate Sustainability. Un prestigioso riconoscimento che sarà dato a tutte quelle imprese o individui che hanno conseguito risultati eccezionali in Europa nell’ambito della sostenibilità e delle best practice da imitare. A valutare i progetti 40 personalità di spicco nel mondo del business, industriali, leader europei, funzionari pubblici e accademici. La cerimonia finale di premiazione ci sarà il 22 novembre a Barcellona.

Ban Kin-moon: “Il clima minaccia l’umanità”

7 settembre 2011 15:04

«Il cambiamento climatico non è un problema futuro ma attuale, sopratutto nelle isole del Pacifico» dichiara il Segretario generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon, che in questi giorni partecipa al Forum delle Isole del Pacifico (PIF che riunisce circa 16 Paesi), in corso in Nuova Zelanda. Dopo aver visitato le isole di Kiribati, dove la popolazione sarà costretta a trasferirsi a causa dell’innalzamento del livello del mare, il leader delle Nazioni Unite ha rafforzato la sua convinzione: «il cambiamento climatico -continua il Segreteraio- sta diventando una minaccia seria per l’umanità, in grado di sfidare la pace e la stabilità mondiale».

Alle Kiribati, infatti, arcipelago composto da 33 atolli e un’isola vulcanica, la popolazione costituita da circa 105.000 persone dovrà cercarsi una nuova sistemazione per il rischio d’inondazioni. Il presidente, Anote Tong, durante il suo discorso al Forum, ha avvertito i leader degli altri Paesi partecipanti che l’affondamento delle isole del suo Stato è così vicino che intende costruire una piattaforma galleggiante per salvare la popolazione. Il progetto è molto simile a quello già sperimentato dalle compagnie petrolifere per lo sfruttamento dei giacimenti di oro nero, situati sotto il fondo marino.

Altre nazioni come le isole Fiji, Salomon, Nauru e Tonga, perderanno quasi tutto o parte del loro territorio quando il livello del mare salirà per effetto del riscaldamento globale.

I coralli di Haiti stanno morendo

6 settembre 2011 08:30

L’85 per cento della barriera corallina di Haiti, meta negli anni ‘70 e ‘80 dei sub per la sua straordinaria bellezza, è stata distrutta dall’uomo. Tra le cause, si legge sul New York Times, la pesca eccessiva, lo sfruttamento e il cambiamento climatico. A lanciare l’allarme un gruppo di eco-sub responsabili che si sono immersi per controllare lo stato della barriera.

Il degrado ambientale, la deforestazione, l’erosione e l’inquinamento sono molto diffuse ad Haiti, e in molti casi è difficile rimediare. Per decenni l’ambiente marino ha sofferto in silenzio. La splendida barriera corallina è stata da sempre un’attrazione per i subacquei di tutto il mondo che ora non potranno più vederla a causa dello scempio dell’uomo.

«É la peggior pesca eccessiva che abbia visto in qualsiasi parte del mondo» denuncia Gregor Hodgson, direttore di Reef Check, ONG della California che monitora la salute della barriera corallina a livello internazionale. Dopo il terremoto, Hodgson è volato ad Haiti per ispezionare lo stato delle profondità marine e verificare i danni subiti, ma ha scoperto che i fondali erano privi di pesci e di coralli.

Una perdita per la popolazione locale che vive di pesca, circa 54.000 pescatori hanno diminuito le loro catture, per il turismo e per l’ecosistema marino. Haiti, però, è l’unico litorale dei Caraibi che non ha ancora istituito aree marine protette in cui la pesca è limitata e off-limits. Reef Check ha chiesto al governo di creare parchi marini per la crescita e la riproduzione delle specie e sta coinvolgendo nuovi volontari per avviare programmi di protezione.

Fukushima peggio di Chernobyl

1 settembre 2011 18:46

Oggi riprende l’anno scolastico a Fukushima me nelle strutture il livello di radioattività, dopo il disastro nucleare, resta ancora troppo alto ed è 13 volte superiore al massimo consentito. I livelli di cesio hanno superato gli standard di sicurezza in materia di radioprotezione e Greenpeace ha invitato il Governo giapponese a ritardare l’inizio dell’apertura delle scuole.

Alcuni campioni, prelevati tra il 17 e il 19 agosto, hanno rilevato radiazioni fino a 1,5 millisievert (m/Sv) per ora (13,14 m/Sv all’anno) in una scuola che accoglie bambini dall’età prescolare fino alla scuola superiore e che già era stata decontaminata. Questi livelli sono ben al di sopra dei tassi accettati a livello internazionale di 1 m/Sv l’anno per gli adulti, e del tutto superiori a quelli raccomandati per i bambini.

Il team di esperti di Greenpeace ha anche esaminato un campione ottenuto dal suolo di un parco al centro della città di Fukushima dove si è riscontrata una radioattività di 2 m/Sv per ora. In alcuni comuni la concentrazione di Cesio è superiore al livello di contaminazione raggiunto nel 1986 a Chernobyl.

Sembra dunque che gli sforzi di decontaminazione del governo giapponese non siano sufficienti a tutelare la salute e la sicurezza dei più piccoli, ma le autorità e la Tepco continuano a escludere il pericolo.

Addio alle lampadine a incandescenza

 12:52

Le tradizionali lampadine a filamento, che illuminano il mondo da quando Edison le inventò nel XIX secolo, hanno i giorni contati. Dopo il ritiro dal mercato europeo negli ultimi due anni di quelle da 100 watt, ora si passa a quelle con una potenza minore. Dal 1 settembre non saranno più disponibili sugli scaffali, rispettando la direttiva della Commissione europea che ne ha richiesto il ritiro perché si tratta di apparecchiature ad alto consumo e con scarsa efficienza energetica. Circa il 95 per cento di energia, infatti, viene dissipata sotto forma di calore e solo il 5 per cento di questo dispositivo si trasforma opportunamente in luce.

Da oggi non sarà più possibile né produrle né distribuirle e saranno sostituite con quelle a basso consumo (LED, alogene o quelle fluorescenti compatte CFL), vantaggiose perché durano di più, proteggono l’ambiente e consentono un risparmio annuo di 40.000 di chilowattora a partire dal 2020. Una cifra equivalente al consumo di elettricità di 11 milioni di famiglie, circa 15 milioni di tonnellate di Co2.

Con questa misura, l’Ue intende raggiungere l’obiettivo del 20-20-20, cioè ridurre il consumo di energia del 20 per cento entro il 2020.