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Sabato 5 aprile ci sarà una prima mobilitazione nazionale della Task Force: “Per un’Italia libera da Ogm”, promossa da una coalizione di 39 associazioni tra [...] [leggi tutto]
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Nasce il concorso per idee “Forest Skill”

28 febbraio 2012 09:47

Si è chiuso il concorso “Forest Skill” per sviluppare competenze e know-how per l’uso intelligente del patrimonio boschivo italiano.

E’ finito il tempo disponibile per partecipare al concorso dedicato ai giovani laureati ‘Forest SKill’: allo scoccare delle 18:30 di mercoledì, i progetti pervenuti e pubblicati sul sito di ideaTRE60 erano ben 85.

La partecipazione è stata numerosa e adesso i giurati sono impegnati con la votazione delle idee per stilare la classifica delle 10 finaliste che potranno ambire ad uno dei due premi da 30.000 € messi in palio per realizzarla.
L’iniziativa è stata oggetto di un importante riconoscimento: Forest Skill ha infatti ricevuto la MEDAGLIA DI RAPPRESENTANZA DEL PRESIDENTE DELLA REPPUBLICA Giorgio Napolitano.

Fondazione Italiana Accenture e Fondazione Collegio delle Università Milanesi con la partnership di FederlegnoArredo e di Fondazione UniVerde, hanno lanciato  il concorso per idee Forest Skill. Lo scopo è quello di generare nuove opportunità di lavoro per i giovani attraverso l’uso intelligente del patrimonio boschivo italiano, promuovendo lo sviluppo e la valorizzazione di know-how e nuove competenze nel settore green.

Considerata la copiosa adesione nell’ultima giornata di attivazione del concorso, abbiamo deciso di posticipare il termine ultimo di votazione della Giuria Online al 25 marzo, per garantire ai giurati la possibilità di valutare con maggiore accuratezza e approfondimento le idee candidate. Pertanto le idee progettuali che al 25 marzo 2012 – termine delle valutazioni della Giuria online – occuperanno le prime 10 posizioni della graduatoria, saranno considerate le finaliste.

La Giuria Online è formata da:
  • Silvia Assini, Ricercatore presso il Dipartimento di Ecologia del Territorio, Università degli Studi di Pavia
  • Giuseppe Di Duca, Segretario di Presidenza, Fondazione UniVerde
  • Roberto Dufour Zucchi, Senior Manager, Accenture
  • Claudio Garrone, Responsabile Ufficio Forestale, FederlegnoArredo e Direttore Generale dell’Associazione Forestale Italiana
  • Beatrice Lamonica, Senior Manager, Accenture
  • Martino Pillitteri, Media Relations, Collegio di Milano
  • Corinna Rossi, International Exchanges, Collegio di Milano
  • Emanuele Serrelli, Professore di Filosofia della Scienza, Università degli Studi di Milano Bicocca
  • Giorgio Tarditi Spagnoli, Dipartimento di Scienze Umane e della Formazione, Università degli Studi di Milano Bicocca
Giuria offline
Le 10 idee finaliste saranno oggetto della valutazione della Giuria offline che indicherà i 2 vincitori entro il 15 aprile 2012.

In basso è possibile scaricare il  materiale in pdf:

CERCASI SOLUZIONI VINCENTI PER L’OCCUPAZIONE “GREEN”!

Rassegna stampa:

Comunicato Stampa ”Forest Skill”

ilsostenibile.it » Cercasi soluzioni vincenti per l’occupazione “Green”


Le piogge condizionano i venti

18 febbraio 2012 22:18

Le piogge diminuiscono la velocità del vento perchè spazzano via dall’atmosfera una quantità importante di energia cinetica contenuta nelle correnti aeree. A causa del riscaldamento climatico del nostro Pianeta le precipitazioni tenderanno ad aumentare e, di conseguenza,  la velocità media del vento subirà un calo.

Lo studio è stato condotto da un ricercatore dellUniversità di New York e da una ricercatrice della NOAA (National Oceanic and Atmospheric Administration) ed è stato pubblicato sulla rivista Science.Gli studiosi si sono serviti dei dati delle precipitazioni ottenuti dalle misure radar realizzate dal satellite meteorologico della NASA adibito al programma di osservazioni TRMM (Tropical Rainfall Measurement Mission).

I dati raccolti sono stati successivamente analizzati per calcolare la dissipazione di energia cinetica provocata dalla pioggia nell’area intertropicale e in quelle subtropicali dell’emisfero Nord e dell’emisfero Sud. Per valutare la dissipazione di energia cinetica si è fatto riferimento all’attrito e alla micro-turbolenza atmosferica generata dalle gocce di pioggia quando passano attraverso l’atmosfera fino a posarsi sul suolo.  I valori finali rilevati sono  di piccola entità rispetto ai flussi energetici complessivi esistenti in atmosfera, ma piuttosto significativi se si considerano solo i flussi di energia cinetica.

L’energia cinetica si origina da squilibri di pressione generati a loro volta da differenza di temperature tra le zone più calde equatoriali e quelle più fredde polari. A causa del riscaldamento climatico la temperatura aumenterà di più ai poli che all’equatore diminuendo così lo squilibrio barico che è la causa della forza del vento.
A tali risultati sono pervenuti  gli studiosi dell’ ENEA in Italia.
La riduzione della ventosità è  dovuta quindi sia a una minore produzione di energia cinetica globale, sia alla maggior frequenza  delle precipitazioni. Ciò potrebbe avere effetti negativi per l’utilizzo degli impianti eolici.

Il disastro economico del Golfo del Messico

16 febbraio 2012 13:09

L’incidente del Golfo del Messico provocherà, secondo le stime di alcuni ricercatori, un danno economico di 8,7 miliardi di dollari e una perdita di 22 mila posti di lavoro nel settore ittico entro il 2017, con un impatto sullo sviluppo locale.  L ‘esplosione della piattaforma petrolifera Deepwater Horizon, avvenuta nell’aprile 2010, determinò un  incendio ed innescò un’immensa fuoruscita di idrocarburi  nelle acque del golfo del Messico, al largo delle coste della Louisiana. Le conseguenze sono ancora oggetto di studio da parte dei  ricercatori ed economisti dell’Università canadese British Columbia e dell’Università britannica della East Anglia. Le valutazioni e le previsioni future sono state pubblicate sul  Canadian Journal of Fisheries and Aquatic Sciences (CJFAS).

Nello studio gli esperti hanno riscontrato in mare un volume di 4,9 milioni di barili di petrolio,  pari a 780 milioni di litri, uno dei più gravi incidenti petroliferi verificatosi in acque americane.

I danni più importanti hanno interessato le attività dei pescatori, la maricoltura e le attività industriali  legate alla produzione ittica. Più difficile è  invece quantificare gli effetti negativi non direttamente congiunti al settore ittico, come i probabili pericoli per la salute umana e quelli sociali. Inoltre,  le ripercussioni di breve e lungo periodo  sull’ambiente sono ancora più ardue da stimare. L’incidente ha avuto un forte impatto sugli ecosistemi marino-pelagici, compresi quelli bentonici, sugli ecosistemi marino-costieri e sulla biodiversità. Anche gli anfibi e gli uccelli marini hanno risentito di tale disastro, la cui vita dipende  direttamente o indirettamente  dalla stabilità del sistema ambientale del Golfo del Messico.

Considerando l’ampiezza complessiva dei danni causati da questo episodio, potrà essere possibile constatare l’entità  delle conseguenze effettive solo fra molti anni.

Dall’Oceano Artico previsioni per una nuova glaciazione

10 febbraio 2012 11:48

La superficie del Mar Glaciale Artico, area dell’Oceano Atlantico che si estende intorno al Polo Nord, si è innalzata di 15 cm e ciò desta preoccupazione per le possibili conseguenze ambientali e climatiche sull’intera Europa.
I ricercatori del Centre for Polar Observation and Modelling dell’Università  di Londra, insieme agli studiosi del National Oceanography Centre UK, attraverso l’analisi dei dati registrati dai satelliti Envisat e Ers-2 dell’Agenzia spaziale europea Esa, hanno scoperto un immenso lago di acqua dolce nel mezzo dell’Oceano Artico occidentale che si sta espandendo ininterrottamente da dieci anni. L’acqua dolce c’è sempre stata nell’Artico perché proveniente dai fiumi eurasiatici, ma mai in quantità così rilevanti e in crescente aumento.
Sotto questa “cupola” di acqua si sono concentrati ottomila chilometri cubi di gelida acqua dolce, oltre il 10 % di tutta l’acqua dolce dell’Oceano Artico. Secondo i ricercatori, questo incredibile lago sarebbe stato prodotto dai forti venti artici che avrebbero accelerato la Beaufort Gyre, una grande circolazione oceanica.

Un cambiamento nella direzione dei venti, verificatosi già in passato, potrebbe provocare il deflusso della massa d’acqua raccolta nell’Oceano Atlantico, rallentando così la corrente del Golfo che assicura un clima mite all’Europa. Inoltre, a causa dell’effetto serra di origine antropica, l’acqua dell’Oceano Atlantico si raffredda sempre di più, generando allarme per la possibilità di una nuova glaciazione. Una previsione che ricorda quella del film The Day after tomorrow.
Grazie ai satelliti si potrà monitorare il comportamento dei ghiacci che potrebbero minacciare notevolmente il clima e causare devastanti effetti sull’ambiente.

Turismo: Green Economy e Green Jobs verso Rio+20

8 febbraio 2012 22:27
La Fondazione UniVerde e IPR Marketing organizzano il convegno: “Turismo: Green Economy e Green Jobs verso Rio+20” che si terrà venerdì 17 febbraio alle ore 10.00 presso la Fiera di Milano – Rho (Centro Congressi – Sala Sagittarius) nell’ambito della BIT.
In occasione del convegno sarà presentato il 2° Rapporto “Gli italiani, il turismo sostenibile e l’ecoturismo”.

Introdurrà i lavori Alfonso Pecoraro Scanio (presidente della Fondazione UniVerde e già Ministro dell’Ambiente); presenterà il Rapporto Elena Dell’Agnese (coordinatrice del corso di Laurea Magistrale in Turismo, Territorio e Sviluppo Locale dell’Università degli Studi di Milano – Bicocca).
Interverranno: Chema Basterrechea (amministratore delegato NH Hotels Italia), Riccardo Chelucci (componente presidenza nazionale Asshotel), Mario Cucinella (architetto), Elena David (presidente nazionale AICA, Associazione Italiana Compagnie Alberghiere), Stefano Di Marco (vicepresidente nazionale CTS – Centro Turistico Studentesco), Alfredo Zini (vicepresidente FIPE – Confcommercio). Modera il convegno Marco Gisotti (direttore Modus Vivendi).

L’accesso al Centro Congressi e la partecipazione al convegno sono gratuiti


RSVP: info@fondazioneuniverde.it

In basso è possibile scaricare il rapporto in PDF:

2 rapporto Gli Italiani, turismo sostenibile e ecoturismo

Rassegna Stampa:

ANSA_ Bit Pecoraro Scanio, turismo sostenibile per rilancio Italia

Ansa_ Bit imprese alberghiere puntano su formazione green

Ansa_Sette italiani su 10 per hotel eco-friendly

ADNKronos Turismo Pecoraro Scanio: rilanciare settore grazie a sostenibilità

Ansa_Bit Pecoraro Scanio, turismo sostenibile per rilancio Italia

Zeroemission_Turismo, Green economy e Green jobs se ne parla al BIT

Turismo sostenibile Formazione con Confindustria e Univerde

Confindustria AICA e Fondazione UNIVERDE accordo sulla formazione

UniVerde agli italiani piace la vacanza green

Turismo sostenibile

Green Economy

Zeroemission_Studio gli italiani preferiscono un turismo verde

Univerde 70% italiani preferisce hotel eco-friendly

Virgilio GoGreen

I Parchi italiani esposti al Teatro Eliseo

7 febbraio 2012 13:25

La stagione teatrale 2011/12 vedrà esposte dal 31 gennaio nel Teatro Eliseo le più belle foto dei parchi nazionali e regionali italiani selezionate per la Mostra “Obiettivo Terra 2011” nata dall’omonimo concorso promosso dalla Fondazione UniVerde con la Società Geografica Italiana. Il Teatro Eliseo, la Fondazione UniVerde e la Società Geografica Italiana con questa mostra intendono diffondere la conoscenza dei parchi italiani e delle nostre bellezze naturali.

L’ecologia della mente è fondamentale anche per la tutela dell’ambiente perchè chi apprezza la cultura e la bellezza comprende le ragioni della salvaguardia del nostro pianeta. Il buon teatro è un prezioso antidoto contro il degrado culturale crescente in Italia e anche per questo deve essere sostenuto” Alfonso Pecoraro Scanio, Presidente Fondazione UniVerde.

In basso è possibile scaricare il materiale in PDF:

I Parchi italiani esposti al Teatro Eliseo

Rassegna stampa

OBIETTIVO TERRA

Teatro Eliseo la stagione 2011-12

Mostra fotografica “Obiettivo Terra”

100% energia rinnovabile entro il 2050

6 febbraio 2012 18:47

La Fondazione UniVerde ha aderito  alla petizione che chiede d’istituire un’economia fondata sull’efficienza energetica che permetta di usufruire esclusivamente di fonti rinnovabili entro il 2050.
La petizione, promossa da un gruppo di associazioni internazionali, sarà consegnata ai decisori politici comunitari prima che vengano presi accordi vincolanti sulle prossime decisioni energetiche.
I continui cambiamenti climatici e l’elevato costo dell’energia prodotta da combustibili fossili rendono indispensabile lo sviluppo di politiche in grado di creare un sistema energetico basato al 100% sulle fonti energetiche rinnovabili.
Lo sviluppo di una green economy, orientata a uno sviluppo sostenibile e soprattutto al rispetto dell’ambiente, è una sfida da affrontare per risolvere i problemi legati sia al rifornimento energetico, sia a quelli prodotti dai cambiamenti climatici.
Le strategie per poter attuare questa economia, fondata solo su fonti rinnovabili, potranno essere realizzate solo adottando misure concrete in breve tempo.
I cambiamenti climatici implicano l’investimento di soldi a favore dell’efficienza energetica, considerando che la disponibilità di  fonti rinnovabili è sufficientemente in grado di soddisfare il nostro fabbisogno per il futuro.
L’appello chiede ai Governi europei di garantire il supporto finanziario alle politiche e alle strategie che sostengono lo sviluppo  delle fonti  rinnovabili e pulite in modo da superare, in modo sostenibile, la crisi economica che sta affrontando  l’Unione Europea.

In basso è possibile scaricare il testo della petizione in PDF:

100 percent renewables declaration IT

Il gelo non ferma il global warming

3 febbraio 2012 14:17

L’abbassamento delle temperature, che sta colpendo l’Italia in questi giorni, non arresta il fenomeno del global warming, da non confondere con il riscaldamento globale, nonostante siano ormai diventati sinonimi. Il global warming o surriscaldamento climatico è generato da cause antropiche, mentre il riscaldamento globale è determinato da cause naturali come la variazione dei moti della terra o i  cicli solari.

Lo studio dell’Iia (Istituto sull’inquinamento atmosferico) del Cnr di Roma, riguardante i motivi dell’aumento della temperatura del Pianeta, dimostra che le cause di  tale incremento negli ultimi 60 anni sono imputabili a una maggiore concentrazione di gas serra emessi dalle attività umane.
Per effettuare lo studio, gli scienziati hanno utilizzato una tecnica sviluppata da Clive Granger, economista e statistico britannico, premio Nobel per l’economia nel 2003.

Tale ricerca, pubblicata su Atmospheric Science Letters, evidenzia che eliminando i fattori antropici dal modello previsionale costruito per l’analisi, non è possibile spiegare i motivi del surriscaldamento degli ultimi decenni e che i gas serra di origine antropica sono responsabili dei mutamenti climatici avvenuti negli ultimi anni. Escludendo le cause di origine antropica non si può ricostruire la curva in ascesa delle ultime temperature. Le attività umane quindi, rispetto agli influssi naturali, sono state determinanti per questo fenomeno.

2011: anno record per i prezzi alimentari

2 febbraio 2012 21:21

La Fao, l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Alimentazione e l’Agricoltura, ha registrato nel mese di dicembre una diminuzione del 2,4 % nei prezzi alimentari rispetto a novembre anche se, complessivamente, il 2011 è stato l’anno record dei prezzi.

Il calo dei prezzi internazionali dei cereali, dello  zucchero, degli oli e dei prodotti latto-caseari è stato causato da raccolti particolarmente abbondanti e da una minore domanda. I prezzi del mais sono scesi del 6%, quelli del grano del 4%  e quelli del riso del 3%.
Nonostante la flessione avvenuta a dicembre, l’agenzia Onu segnala che, rispetto al picco raggiunto nel 2008, l’indice dei prezzi nel 2011 è salito notevolmente raggiungendo la media più alta registrata da quando la Fao ha iniziato a rilevare i prezzi internazionali delle derrate nel 1990.

La flessione ha interessato anche i prezzi dei grassi e dei semi oleosi con un calo del 3% a dicembre 2011 rispetto al 2010.

L’indice delle carni ha subito una lieve riduzione nel mese di dicembre 2011, dovuta soprattutto all’abbassamento dei prezzi della carne di maiale che sono scesi del 2,2%. Considerando l’intero anno però, i prezzi delle carni sono saliti del 16% rispetto al 2010.
Tuttavia, nonostante i prezzi siano scesi in maniera costante nella seconda metà dell’anno, il 2011 ha segnato nell’insieme prezzi record.record.  Abdolreza Abbassian

Abdolreza Abbassian, l’economista della Fao,  ha dichiarato che la complessiva incertezza in cui versa l’economia globale, non permette  di fare previsioni future riguardo l’andamento dei prezzi.

L’Italia perde il 66% delle zone umide

1 febbraio 2012 11:29

Domani è la Giornata mondiale delle zone umide, gli ecosistemi più a rischio del Pianeta e al contempo eccezionali ambienti ricchi di biodiversità.
Le zone umide sono bacini naturali e artificiali permanenti o temporanei, con acqua stagnante o corrente, dolce, salmastra o salata, incluse le aree marine la cui profondità non supera i sei metri durante la bassa marea.

La giornata dedicata alle zone umide è un’ importante occasione finalizzata alla conoscenza, alla valorizzazione e in particolar modo alla tutela di questi straordinari ecosistemi.

Il primo trattato internazionale che garantì la conservazione delle risorse naturali fu la Convenzione Ramsar, stipulata nel 1971 nella cittadina iraniana di Ramsar. La convenzione ha un’importanza internazionale soprattutto per gli habitat degli uccelli acquatici come il fenicottero (Phoenicopterus), il cormorano (Phalacrocorax carbo) le anatre e di diversi uccelli trampolieri.

Il 90% delle aree umide sono sparite nell’ultimo secolo. Secondo la Commissione europea, fra il 1950 e il 1985, le perdite maggiori si sono verificate in Francia (67%), in Italia (66%), in Grecia (63%), in Germania (57%) e Olanda (55%).
In Italia ci sono 52 siti Ramsar. Dei circa 3 milioni di ettari originari, all’inizio del ventesimo secolo ne rimanevano 1.300.000 ettari, fino a precipitare ai 300mila ettari nel 1991. Oggi ne restano lo 0,2%, tra aree interne e marittime.

L’esigenza della tutela di queste zone umide è importante soprattutto perché sono una preziosa riserva idrica, producono il 24% del cibo del Pianeta e permettono la vita di molte specie animali e vegetali.