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La tutela dell’olio extravergine di oliva: una questione internazionale

27 marzo 2012 10:52
Martedì 27 marzo, in occasione del convegno sull’olio extravergine organizzato dal Corpo Forestale dello Stato a Verona nell’ambito del Vinitaly e del Sol, l’ex Ministro dell’Agricoltura e presidente della fondazione UniVerde, Alfonso Pecoraro Scanio presenterà i due focus su vino e olio del secondo rapporto fondazione Univerde/IPR Marketing su “Gli italiani, l’agricoltura e la sicurezza alimentare”2012.
E’ chiaro come olio e vino siano, per gli italiani, tra i principali simboli della nostra tradizione agroalimentare nel mondo, ma per la stragrande maggioranza degli intervistati, autorità pubbliche e industrie dovrebbero fare di più” lo ha dichiarato l’ex Ministro dell’Agricoltura e dell’Ambiente Alfonso Pecoraro Scanio.
E’ importante – continua l’ex Ministro in merito al focus sul vino –  notare quanto sia elevata (80%) la preoccupazione per il diffondersi di consumo di alcool tra i giovani. L’80% ritiene che il pericolo dipendenza da alcool sia da attribuire soprattutto ai superalcolici contro un solo 8% che lo attribuisce al vino. Questo dato fa capire che non si deve criminalizzare il vino ma consentire, specialmente tra i giovani, la diffusione di una maggiore informazione sui rischi di qualsiasi abuso di alcool”.
“Dal rapporto emerge infine che la scelta verso l’acquisto di vini italiani e la grande attenzione alle denominazioni di origine confermano la crescita di una consapevolezza dei consumatori che deve spingere a mantenere rigoroso il NO agli OGM e la scelta verso vini di qualità e biologici” ha concluso Pecoraro Scanio.

In basso è possibile scaricare il rapporto in PDF:

Secondo rapporto su Italiani agricoltura e sicurezza alimentare Anticipazione del focus su olio marzo 2012

Secondo rapporto su Italiani agricoltura e sicurezza alimentare Anticipazione del focus su vino marzo 2012

Programma

Comunicato stampa_ Alfonso Pecoraro Scanio

Rassegna Stampa – 27 marzo 2012

Petrolio da sabbie bituminose?

 10:32

La Commissaria Europea per l’azione per il clima Connie Hadegaard, ha proposto una modifica alla Direttiva 2009/30/EC che prevede per l’importazione in Europa di combustibili fossili, una minor intensità di anidride carbonica che viene calcolata attraverso la “carbon-footprint”. Il petrolio ricavato da sabbie bituminose ha un impatto ambientale elevato a causa delle modalità di estrazione.

Per estrarre il bitume dalle rocce in cui è contenuto, per poi convertirlo in petrolio, occorre un dispendio energetico superiore, che comporta un’alta emissione di anidride carbonica (20 % in più rispetto al petrolio estratto con metodi tradizionali).
Il Canada, maggiore produttore di petrolio ricavato da bitume, ritiene ingiusta la modifica di questa direttiva, facendo presente che il petrolio da sabbie bituminose è indistinguibile dal petrolio estratto dai giacimenti fossili. Tale limitazione potrebbe avere ripercussioni anche nel libero scambio dei commerci internazionali. L’obiettivo dunque dovrebbe mirare a ridurre l’uso dei combustibili fossili per non inquinare sempre di più il Pianeta.
Le modifiche a tale direttiva non hanno ottenuto l’approvazione nell’apposito comitato tecnico che raccoglie la Commissione Europea, l’Europarlamento e il Consiglio Europeo.
Su questi argomenti si è discusso nel Convegno “Energia sicura e responsabile. Canada e Italia a confronto” tenutosi presso l’Ambasciata canadese in Italia. Durante il convegno si è sottolineato che il Canada, grazie anche alle sabbie bituminose, ha conquistato un potere mondiale nel settore delle fonti energetiche: è al terzo posto nel mondo come riserve di petrolio, al terzo posto per le riserve d’uranio e al sesto posto come produttore di energia elettrica.
Le sabbie bituminose del Canada rappresentano dunque un’opportunità economica non solo per il Canada stesso ma anche per gli altri Paesi. Il Canada, essendo un paese politicamente stabile, può costituire una sicurezza energetica di lungo periodo e, considerando le nuove tecnologie più rispettose dell’ambiente, potrà offrire garanzie di sostenibilità ambientale, economica e sociale.
La decisione finale dell’Unione Europea su questo discusso argomento sarà stabilita a livello politico dal Consiglio dei Ministri europei nel prossimo mese di giugno.

La popolazione mondiale aumenta e l`acqua scarseggia

25 marzo 2012 10:34

Il 22 marzo si è celebrata la Giornata Mondiale dell’Acqua delle Nazioni Unite, istituita per la prima volta nel 1992, al fine di coinvolgere i governi e le popolazioni sull’importanza della corretta gestione delle risorse idriche.

Le Nazioni Unite per questa giornata, prevista all’interno delle direttive dell’Agenda 21, esortano le nazioni membro a dedicare questo giorno per espletare gli obiettivi raggiunti all’interno dell’Assemblea Generale e la promozione di attività concrete all’interno dei loro paesi. Il tema della Giornata Mondiale quest’anno è stato Acqua per le città e ha esaminato quali sono gli effetti di una rapida crescita della popolazione urbana, dell’industrializzazione e del cambiamento climatico sulle risorse idriche.

Mentre la domanda di acqua sta crescendo in modo significativo rispetto all’aumento della popolazione, la sua disponibilità tende a diminuire soprattutto alle medie e basse latitudini, con ritmi sempre più rapidi, non solo per l’aumento della domanda ma anche a causa dei cambiamenti climatici.

Le risorse idriche saranno sottoposte a una pressione senza precedenti che interesserà in modo non omogeneo i paesi industrializzati e quelli in via di sviluppo, accentuando così le differenze economiche tra paesi ricchi e paesi poveri. La principale fonte di domanda d’acqua proviene dalle comunità urbane che necessitano di acqua potabile e di acqua per i servizi igienico-sanitari e per le fognature.

La sede dell’evento è stata la sala verde della sede centrale della FAO a Roma, proprio perché si sono analizzati non solo gli sprechi idrici ma anche quelli alimentari che si riferiscono alla produzione di cibo. L’agricoltura e l’allevamento del bestiame consumano a livello mondiale il 70% dell’acqua prelevata.

L’acqua è un bene indispensabile per l’esistenza e necessita per questo una gestione corretta, ciò rappresenta una delle sfide più importanti dello sviluppo sostenibile che meriterà l’attenzione nella Conferenza di Rio+20 il prossimo giugno.

L’Europa investe sulla bioeconomia

9 marzo 2012 13:50

La Commissione Europea ha messo a punto una strategia ( EC 2012 “Innovatine for Sustainable Growth: A Bioeconomy for Europe”), per incoraggiare uno sviluppo sostenibile grazie al potenziamento della bioeconomia.

La bioeconomia a cui si fa riferimento è un’economia che si fonda sull’ utilizzo di risorse biologiche per la produzione di alimenti, mangimi e anche combustibili, indispensabili alla produzione industriale ed energetica.

Per l’Europa il rafforzamento di una bioeconomia su larga scala vorrebbe dire accrescere l’economia nelle zone rurali, vicino le coste, e nelle aree industriali che risentono della crisi economica attuale, diminuendo in questo modo l’impiego dei combustibili fossili e incrementando la sostenibilità ambientale ed economica dei processi industriali e nella produzione di beni primari. In questo modo si potrebbe generare anche nuova occupazione.

Il programma realizzato dalla Commissione ha lo scopo di promuovere la nascita di un’economia a emissioni ridotte. Tale approccio cerca di  conciliare le richieste di sostenibilità ambientale nell’utilizzo delle risorse biologiche per fini produttivi, tutelando nel contempo la biodiversità e l’ambiente.

La strategia mira a incrementare lo sviluppo di nuove tecnologie e ad avviare processi produttivi coerenti con i principi della bioeconomia, a sviluppare mercati nuovi in differenti settori interessati e a favorire una partecipazione più vasta tra i responsabili politici e le parti coinvolte.

Per rendere concreta tale strategia è necessario formare una rete di comunicazione forte che coinvolga insieme il mondo scientifico, quello politico e imprenditoriale. I fondi per realizzare la strategia europea sono quelli per la politica agricola comunitaria, il programma di ricerca “Horizon 2020″ e altri programmi comunitari e nazionali.

La bioeconomia pensata dalla Commissione Europea si colloca in un contesto più vasto rispetto a quella dell’agenda messa a punto dallOECD nel 2009 ( OECD: 2009. The bioeconomy to 2030: designing a Policy Agenda). In tale situazione trovano spazio la sicurezza alimentare, la gestione sostenibile delle risorse alimentari, la diminuzione dell’utilizzo delle risorse non rinnovabili, l’adattamento ai cambiamenti climatici, la concorrenza europea per formare e tutelare posti di lavoro.

La bioeconomia in Europa fa guadagnare circa 2000 miliardi di euro l’anno nei settori dell’agricoltura, della pesca, della silvicoltura, dell’industria chimica, biotecnologica ed energetica. La realizzazione di tale strategia sulla bioeconomia potrà moltiplicare tale valore  entro il 2050.