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	<title>Fondazione Univerde &#187; Terra</title>
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	<description>DIFFONDIAMO LA CULTURA ECOLOGISTA: LA CONOSCENZA È ALLA BASE DELLA LIBERTÀ</description>
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		<title>Popolazione insostenibile per un Pianeta saturo</title>
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		<pubDate>Sat, 28 Apr 2012 15:07:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>assunta</dc:creator>
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“Una Terra inospitale e con troppe diseguaglianze, un disastro ambientale ed economico”: è questo il futuro delineato nel rapporto People and Planet pubblicato da un gruppo di ricercatori della Royal Society di Londra. Ventidue scienziati, guidati dal biologo e premio nobel John Sulston, hanno studiato le attuali tendenze sociali, economiche e ambientali, valutandone gli effetti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="_mcePaste" style="text-align: center;"><a href="http://www.fondazioneuniverde.it/wp-content/uploads/2012/04/2012-04-25-PeoplePlanetSummary-1.png"><img class="size-full wp-image-5009 aligncenter" title="2012-04-25-PeoplePlanetSummary-1" src="http://www.fondazioneuniverde.it/wp-content/uploads/2012/04/2012-04-25-PeoplePlanetSummary-1.png" alt="" width="430" height="608" /></a></div>
<div style="text-align: justify;">“<strong>Una Terra inospitale e con troppe diseguaglianze, un disastro ambientale ed economico</strong>”: è questo il futuro delineato nel rapporto <strong><a href="http://royalsociety.org/policy/projects/people-planet/report/" target="_self">People and Planet </a></strong>pubblicato da un gruppo di ricercatori della <strong>Royal Society di Londra</strong>. Ventidue scienziati, guidati dal <strong>biologo e premio nobel John Sulston</strong>, hanno studiato le attuali tendenze sociali, economiche e ambientali, valutandone gli effetti nei prossimi 100 anni. <strong>La prospettiva finale è  desolante</strong>. La crescita e il cambiamento della <strong>popolazione mondiale</strong> (migrazione, urbanizzazione, salute, benessere)  insieme ai <strong>livelli senza precedenti di consumo</strong>, rappresentano un pericolo per la <strong>salute e il benessere umano</strong> e per l’<strong>ambiente naturale.</strong></div>
<div style="text-align: justify;"><strong><br />
</strong></div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">È importante, avvertono gli esperti, riconsiderare il<strong> rapporto tra il Pianeta e la popolazione</strong> che dovrebbe essere inserito nel dibattito internazionale e discusso durante la <strong><a href="http://www.uncsd2012.org/rio20/index.html" target="_blank">Conferenza di Rio+20 </a></strong>sullo<strong> sviluppo sostenibile</strong> .</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">Entro la metà del secolo ci potrebbero essere <strong>2.300 milioni di nuovi abitanti</strong> (<strong>la popolazione complessiva della Cina e dell’India </strong>di oggi)  e le <strong>diseguaglianze </strong>tenderanno ad aumentare. La combinazione di questi fattori potrebbe avere conseguenze di ampia portata per la <strong>fine del nostro Pianeta</strong> e per le generazioni successive.</div>
<div style="text-align: justify;">
<div style="text-align: justify;">La comunità internazionale, secondo le raccomandazioni dei ricercatori, dovrà <strong>ridurre la povertà di 1,3 miliardi di persone che vivono con meno di 1,25 dollari al giorn</strong><strong>o</strong>, investendo in <strong>sviluppo economico, istruzione, </strong><strong>salute e programmi per le famiglie </strong>sulla contraccezione in modo da ridurre la fertilità nei Paesi in via di sviluppo, e controllare le nascite.</div>
<div style="text-align: justify;">
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">Ma questo non basterà a fermare la <strong>pressione sulla Terra</strong>. Sarà necessario modificare i <strong>livelli di consumo</strong>, attraverso miglioramenti in termini di efficienza nell’uso delle risorse naturali. La riduzione dei rifiuti e delle <strong>emissioni di Co2</strong>; la diffusione di <strong>tecnologie e infrastrutture sostenibili</strong> (come le<strong> fonti rinnovali </strong>per produrre energia) e una<strong>dissociazione sistematica tra attività economica e impatto ambientale</strong>, valorizzando pienamente i<strong>l capitale naturale</strong>, potranno, secondo gli esperti, rappresentare delle strategie per garantire un <strong>futuro sostenibile per tutti</strong>.</div>
</div>
</div>
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		<title>Petrolio da sabbie bituminose?</title>
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		<pubDate>Tue, 27 Mar 2012 10:32:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Agnese</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La Commissaria Europea per l’azione per il clima Connie Hadegaard, ha proposto una modifica alla Direttiva 2009/30/EC che prevede per l’importazione in Europa di combustibili fossili, una minor intensità di anidride carbonica che viene calcolata attraverso la “carbon-footprint”. Il petrolio ricavato da sabbie bituminose ha un impatto ambientale elevato a causa delle modalità di estrazione.

Per [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: -webkit-auto;"><span style="text-align: justify;"><a href="http://www.fondazioneuniverde.it/wp-content/uploads/2012/03/petrolio_sabbie_bituminose-.gif"><img class="alignleft size-full wp-image-4784" title="petrolio_sabbie_bituminose-" src="http://www.fondazioneuniverde.it/wp-content/uploads/2012/03/petrolio_sabbie_bituminose-.gif" alt="" width="430" height="323" /></a>La Commissaria Europea per l’azione per il clima </span><strong>Connie Hadegaard</strong><span style="text-align: justify;">, ha proposto una modifica alla </span><strong>Direttiva 2009/30/EC</strong><span style="text-align: justify;"> che prevede per l’importazione in Europa di </span><strong>combustibili fossili</strong><span style="text-align: justify;">, </span><strong>una minor intensità di anidride carbonica che viene calcolata attraverso la <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Carbon_footprint" target="_blank">“carbon-footprint”</a></strong><span style="text-align: justify;">. Il petrolio ricavato da </span><a style="text-align: justify;" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Sabbie_bituminose" target="_blank"><strong>sabbie bituminose</strong></a><span style="text-align: justify;"> ha un impatto ambientale elevato a causa delle modalità di estrazione.</span></p>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">
<div>Per estrarre il bitume dalle rocce in cui è contenuto, per poi convertirlo in petrolio, occorre un <strong>dispendio energetico superior</strong>e, che comporta <strong>un’alta emissione di anidride carbonica</strong> <strong>(20 % in più rispetto al petrolio estratto con metodi tradizionali).</strong></div>
<div id="_mcePaste"><strong>Il Canada, maggiore produttore di petrolio ricavato da bitume,</strong> ritiene ingiusta la modifica di questa direttiva, facendo presente che il petrolio da sabbie bituminose è indistinguibile dal petrolio estratto dai giacimenti fossili. Tale limitazione potrebbe avere ripercussioni anche nel libero scambio dei commerci internazionali. L’obiettivo dunque dovrebbe mirare a ridurre l’uso dei combustibili fossili per non inquinare sempre di più il Pianeta.</div>
<div id="_mcePaste"><strong>Le modifiche a tale direttiva non hanno ottenuto l’approvazione nell’apposito comitato tecnico che raccoglie la Commissione Europea, l’Europarlamento e il Consiglio Europeo.</strong></div>
<div id="_mcePaste">Su questi argomenti si è discusso nel Convegno <strong><strong>“Energia sicura e responsabile</strong>. Canada e Italia a confronto”</strong> tenutosi presso l’Ambasciata canadese in Italia. <strong>Durante il convegno si è sottolineato che il Canada, grazie anche alle sabbie bituminose, ha conquistato un potere mondiale nel settore delle fonti energetiche: è al terzo posto nel mondo come riserve di petrolio, al terzo posto per le riserve d’uranio e al sesto posto come produttore di energia elettrica.</strong></div>
<div id="_mcePaste"><strong>Le sabbie bituminose del Canada rappresentano</strong> dunque un’opportunità economica non solo per il Canada stesso ma anche per gli altri Paesi. Il Canada, essendo un paese politicamente stabile, può costituire una <strong>sicurezza energetica di lungo periodo e, considerando le nuove tecnologie più rispettose dell’ambiente, potrà offrire garanzie di sostenibilità ambientale, economica e sociale. </strong></div>
<div id="_mcePaste">La decisione finale dell’<strong>Unione Europea</strong> su questo discusso argomento sarà stabilita a livello politico dal Consiglio dei Ministri europei nel prossimo mese di giugno.</div>
</div>
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		<title>L&#8217;Europa investe sulla bioeconomia</title>
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		<pubDate>Fri, 09 Mar 2012 13:50:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Agnese</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La Commissione Europea ha messo a punto una strategia  ( EC 2012 “Innovatine for Sustainable Growth: A Bioeconomy for Europe”), per incoraggiare uno sviluppo sostenibile grazie al potenziamento della bioeconomia.
La bioeconomia a cui si fa riferimento è un’economia che si fonda sull’ utilizzo di risorse biologiche per la produzione di alimenti, mangimi e anche [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.fondazioneuniverde.it/wp-content/uploads/2012/03/terra.gif"><img class="alignleft size-full wp-image-4761" title="terra" src="http://www.fondazioneuniverde.it/wp-content/uploads/2012/03/terra.gif" alt="" width="430" height="430" /></a>La <strong>Commissione Europea</strong> ha messo a punto una <strong>strategia </strong> ( EC 2012 <a href="http://ec.europa.eu/research/bioeconomy/pdf/201202_innovating_sustainable_growth.pdf" target="_blank">“Innovatine for Sustainable Growth: A Bioeconomy for Europe”)</a>, <strong>per incoraggiare uno sviluppo sostenibile grazie al potenziamento della bioeconomia.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La bioeconomi</strong>a a cui si fa riferimento <strong>è un’economia che si fonda sull’ utilizzo di risorse biologiche per la produzione di alimenti, mangimi e anche combustibili, indispensabili alla produzione industriale ed energetica.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Per l’Europa il <strong>rafforzamento di una bioeconomia su larga scala vorrebbe dire accrescere l’economia nelle zone rurali, vicino le coste, e nelle aree industriali che risentono della crisi economica attuale, diminuendo in questo modo l’impiego dei combustibili fossili e incrementando la sostenibilità ambientale ed economica dei processi industriali e nella produzione di beni primari. In questo modo si potrebbe generare anche nuova occupazione.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong> </strong>Il programma realizzato dalla Commissione ha lo scopo di <strong>promuovere la nascita di un&#8217;economia a emissioni ridotte</strong>. Tale approccio cerca di  <strong>conciliare le richieste di sostenibilità ambientale</strong> nell’utilizzo delle risorse biologiche per fini produttivi, <strong>tutelando nel contempo la biodiversità e l’ambiente.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">La strategia mira a <strong>incrementare lo sviluppo di nuove tecnologie e ad avviare processi produttivi coerenti con i principi della bioeconomia, a sviluppare mercati nuovi in differenti settori interessati e a favorire una partecipazione più vasta tra i responsabili politici e le parti coinvolte.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Per rendere concreta tale strategia è necessario formare <strong>una rete di comunicazione forte che coinvolga insieme il mondo scientifico, quello politico e imprenditoriale.</strong> I fondi per realizzare la strategia europea sono quelli per la politica agricola comunitaria, il programma di ricerca <strong><a href="http://ec.europa.eu/research/horizon2020/index_en.cfm" target="_blank">&#8220;Horizon 2020&#8243;</a> </strong>e altri programmi comunitari e nazionali.</p>
<p style="text-align: justify;">La bioeconomia pensata dalla Commissione Europea si colloca in un contesto più vasto rispetto a quella dell’agenda<strong> </strong>messa a punto<strong> </strong>dall<strong>’<a href="http://www.oecd.org/home/0,2987,en_2649_201185_1_1_1_1_1,00.html" target="_blank">OECD</a> nel 2009 </strong>( <strong><a href="http://www.oecd.org/dataoecd/5/24/42837897.pdf" target="_blank">OECD: 2009. The bioeconomy to 2030: designing a Policy Agenda</a></strong>). In tale situazione <strong>trovano spazio la sicurezza alimentare, la gestione sostenibile delle risorse alimentari, la diminuzione dell’utilizzo delle risorse non rinnovabili, l’adattamento ai cambiamenti climatici, la concorrenza europea per formare e tutelare posti di lavoro.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La bioeconomia in Europa fa guadagnare circa 2000 miliardi di euro l’anno nei settori dell’agricoltura, della pesca, della silvicoltura, dell’industria chimica, biotecnologica ed energetica.</strong> La realizzazione di tale strategia sulla <strong>bioeconomia potrà moltiplicare tale valore  entro il 2050.</strong></p>
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		<title>Dall&#8217;Oceano Artico previsioni per una nuova glaciazione</title>
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		<pubDate>Fri, 10 Feb 2012 11:48:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Agnese</dc:creator>
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La superficie del Mar Glaciale Artico, area dell’Oceano Atlantico che si estende intorno al Polo Nord, si è innalzata di 15 cm e ciò desta preoccupazione per le possibili conseguenze ambientali e climatiche sull’intera Europa.
I ricercatori del Centre for Polar Observation and Modelling dell’Università  di Londra, insieme agli studiosi del National Oceanography Centre UK, attraverso [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.fondazioneuniverde.it/wp-content/uploads/2012/02/The-Day-After-Tomorrow.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-4401" title="The-Day-After-Tomorrow" src="http://www.fondazioneuniverde.it/wp-content/uploads/2012/02/The-Day-After-Tomorrow.jpg" alt="" width="430" height="287" /></a></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La superficie del Mar Glaciale Artico</strong>, area dell’Oceano Atlantico che si estende intorno al Polo Nord,<strong> si è innalzata di 15 cm</strong> e ciò desta preoccupazione per le possibili <strong>conseguenze ambientali e climatiche sull’intera Europa</strong>.<br />
I ricercatori del <a href="http://www.cpom.org/" target="_blank"><em>Centre for Polar Observation and Modelling</em> </a>dell’Università  di Londra, insieme agli studiosi del<a href="http://www.noc.soton.ac.uk/" target="_blank"> <em>National Oceanography Centre</em> <em>UK</em></a>, attraverso l’analisi dei dati registrati dai satelliti Envisat e Ers-2 <strong>dell’Agenzia spaziale europea</strong> <strong><a href="http://www.esa.int/esaCP/index.html" target="_blank">Esa</a>,</strong> hanno scoperto <strong>un immenso lago di acqua dolce nel mezzo dell’Oceano Artico occidentale che si sta espandendo ininterrottamente da dieci anni</strong>. L’acqua dolce c’è sempre stata nell’Artico perché proveniente dai fiumi eurasiatici, ma mai in quantità così rilevanti e in crescente aumento.<br />
<strong>Sotto questa “cupola” di acqua si sono concentrati ottomila chilometri cubi di gelida acqua dolce, oltre il 10 % di tutta l’acqua dolce dell’Oceano Artico.</strong> Secondo i ricercatori, questo incredibile lago sarebbe stato prodotto dai forti venti artici che avrebbero accelerato la <strong>Beaufort Gyre</strong>, una grande circolazione oceanica.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Un cambiamento nella direzione dei venti</strong>, verificatosi già in passato, <strong>potrebbe provocare il deflusso della massa d’acqua raccolta nell’Oceano Atlantico, rallentando così la corrente del Golfo che assicura un clima mite all’Europa.</strong> Inoltre, a causa dell’effetto serra di origine antropica, l’acqua dell’Oceano Atlantico si raffredda sempre di più, generando allarme per la <strong>possibilità di una nuova glaciazione</strong>. Una previsione che ricorda quella del film <strong>The Day after tomorrow.</strong><br />
Grazie ai satelliti si potrà monitorare il comportamento dei ghiacci che potrebbero minacciare notevolmente il clima e causare <strong>devastanti effetti sull’ambiente</strong>.</p>
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		<title>2011: anno record per i prezzi alimentari</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Feb 2012 21:21:19 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[La Fao, l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Alimentazione e l’Agricoltura, ha registrato nel mese di dicembre una diminuzione del 2,4 % nei prezzi alimentari rispetto a novembre anche se, complessivamente, il 2011 è stato l’anno record dei prezzi.
Il calo dei prezzi internazionali dei cereali, dello  zucchero, degli oli e dei prodotti latto-caseari è stato causato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;"><a href="http://www.fondazioneuniverde.it/wp-content/uploads/2012/02/grano.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-4330" title="grano" src="http://www.fondazioneuniverde.it/wp-content/uploads/2012/02/grano.jpg" alt="" width="430" height="323" /></a>La <strong>Fao</strong>, l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Alimentazione e l’Agricoltura,<strong> </strong>ha registrato nel mese di dicembre<strong> una diminuzione del 2,4 % nei prezzi alimentari rispetto a novembre anche se, complessivamente, il 2011 è stato l’anno record dei prezzi.</strong></p>
<p style="text-align: left;">Il calo dei prezzi internazionali dei cereali, dello  zucchero, degli oli e dei prodotti latto-caseari è stato causato da raccolti particolarmente abbondanti e da una minore domanda. <strong>I prezzi del mais sono scesi del 6%, quelli del grano del 4%  e quelli del riso del 3%.<br />
</strong> Nonostante la flessione avvenuta a dicembre, l’agenzia<strong> Onu</strong> segnala che, rispetto al picco raggiunto nel 2008, l’<strong>indice dei prezzi nel 2011 è salito notevolmente</strong> raggiungendo la media più alta registrata da quando la Fao ha iniziato a rilevare i <strong>prezzi internazionali delle derrate nel 1990</strong>.</p>
<p style="text-align: left;"><strong>La flessione ha interessato anche i prezzi dei grassi e dei semi oleosi con un calo del 3% a dicembre 2011 rispetto al 2010.</strong></p>
<p style="text-align: left;">L’indice delle carni ha subito una lieve riduzione nel mese di dicembre 2011, dovuta soprattutto <strong>all’abbassamento dei prezzi della carne di maiale che sono scesi del 2,2%.</strong> Considerando l’intero anno però, i<strong> prezzi delle carni sono saliti del 16% rispetto al 2010</strong>.<br />
Tuttavia, nonostante i prezzi siano scesi in maniera costante nella seconda metà dell’anno, <strong>il 2011 ha segnato nell’insieme prezzi record.record.  Abdolreza Abbassian</strong></p>
<p style="text-align: left;"><strong>Abdolreza Abbassian,</strong> l&#8217;economista della Fao,  ha dichiarato che la complessiva incertezza in cui versa l’<strong>economia globale</strong>, non permette  di fare <strong>previsioni futur</strong>e riguardo l’andamento dei prezzi.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Biodiversità europea: in pericolo specie d&#8217;acqua dolce</title>
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		<pubDate>Sun, 04 Dec 2011 16:10:08 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[La biodiversità in Europa è in serio pericolo. A dimostrarlo i dati raccolti nella  Lista Rossa Europea, una parte della Lista Rossa IUCN delle specie minacciate, che hanno analizzato una parte significativa di fauna e flora native dell&#8217;Europa. Dai risultati è emerso che gran parte dei molluschi, pesci d&#8217;acqua dolce e piante vascolari europei [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.fondazioneuniverde.it/wp-content/uploads/2011/12/mollusch.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-4095" title="mollusch" src="http://www.fondazioneuniverde.it/wp-content/uploads/2011/12/mollusch.jpg" alt="" width="430" height="211" /></a>La biodiversità in Europa è in serio pericolo. A dimostrarlo i dati raccolti nella <strong> Lista Rossa Europea, una parte della Lista Rossa IUCN delle specie minacciate</strong>, che hanno analizzato una parte significativa di fauna e flora native dell&#8217;Europa. Dai risultati è emerso che gran parte dei molluschi, pesci d&#8217;acqua dolce e piante vascolari europei sono seriamente minacciati.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>L’osservazione di circa 6000 specie ha evidenziato  che il 44% di tutti i molluschi d&#8217;acqua dolce, il 37% dei pesci d&#8217;acqua dolce, il 23% degli anfibi, il 20% di una selezione di molluschi terrestri, il 19% dei rettili, il 15% di mammiferi e di libellule, il 13% di uccelli, 11% di una selezione di coleotteri saproxilici, il 9% delle farfalle e 467 specie di piante vascolari sono rischio d’estinzione. </strong></p>
<p style="text-align: justify;">Il gruppo più a rischio tra quelli stimati finora è rappresentato dai <strong>molluschi d’acqua docle</strong>. Ad esempio la <strong><em>margaritifera auricularia</em></strong>, che un tempo avevva una popolazione particolarmente estesa, è possibile rintracciarla solo in alcuni fiumi della Francia e della Spagna. Negli anni 80 era ritenuta quasi estinta, adesso è a grave rischio di estinzione. Per proteggerla sono stati avviati programmi d&#8217;azione e di conservazione, a livello europeo, che promettono miglioramenti futuri per la vita di questi molluschi.</p>
<p style="text-align: justify;">A causa dell’inquinamento, della pesca eccessiva, della perdita di habitat e dell’inserimento di specie aliene anche <strong>la vita dei pesci d’acqua dolce come lo storione è seriamente compromessa.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">La conferma però che i piani di protezione e di conservazione siano estremamente efficaci e indispensabili per evitare l’estinzione di alcune specie ce la offre la <strong>Centranthus trinervis</strong>, una specie vegetale endemica in Corsica, <strong>che è passata dalla categoria delle specie a grave rischio di estinzione a quelle in pericolo, proprio grazie a una misura rigorosa. </strong></p>
<p style="text-align: justify;">L’Unione europea,  per arrestare la perdita di biodiversità e il degrado dei servizi eco sistemici entro il 2020, ha ideato una<strong> nuova strategia di biodiversità</strong> . Per conseguire tale risultato è necessario <strong>migliorare la protezione degli ecosistemi e l’uso delle infrastrutture verdi</strong>, aumentare la s<strong>ostenibilità dell’agricoltura e della silvicoltura</strong>, eseguire <strong>controlli più rigorosi sulle specie esotiche invasive</strong>, ottimizzare la <strong>gestione degli</strong> <strong>stock ittici </strong>e rispettare completamente l’ attuazione della legislazione europea in materia ambientale a tutela della biodiversità.</p>
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		<title>Maltempo a Genova. Pecoraro Scanio: &#8220;Tagli criminali alla prevenzione&#8221;</title>
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		<pubDate>Sat, 05 Nov 2011 19:02:06 +0000</pubDate>
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(ANSA) &#8211; ROMA, 5 NOV &#8211; &#8220;Sono sconvolto dai lutti e furibondo per i tagli criminali ai fondi per la lotta al dissesto idrogeologico e la sottovalutazione dei cambiamenti del clima&#8217; afferma, in una nota, l&#8217;ex ministro dell&#8217;ambiente e il presidente della Fondazione UniVerde Alfonso Pecoraro Scanio, nel sottolineare come &#8216;purtroppo il dramma di Genova, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.fondazioneuniverde.it/wp-content/uploads/2011/11/Alluvione-Vernazza.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-3901" title="Alluvione-Vernazza" src="http://www.fondazioneuniverde.it/wp-content/uploads/2011/11/Alluvione-Vernazza.jpg" alt="" width="430" height="305" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">(ANSA) &#8211; ROMA, 5 NOV &#8211; <strong>&#8220;Sono sconvolto dai lutti e furibondo per i tagli criminali ai fondi per la lotta al dissesto idrogeologico e la sottovalutazione dei cambiamenti del clima&#8217;</strong> afferma, in una nota, l&#8217;ex ministro dell&#8217;ambiente e il <strong>presidente della Fondazione UniVerde Alfonso Pecoraro Scanio</strong>, nel sottolineare come &#8216;purtroppo <strong>il dramma di Genova, dopo Cinque Terre e Lunigiana e tanti altri casi, confermi la necessita&#8217; assoluta della messa in sicurezza del territorio</strong>&#8220;.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;Avevo lottato &#8211; sottolinea ancora Pecoraro Scanio &#8211; per <strong>ripristinare i fondi contro il dissesto del territorio e con quelli furono aperti oltre 1000 cantieri, poi il nuovo Governo ha tagliato le risorse. Questa e&#8217; stata una scelta drammatica</strong>. Occorre subito spostare i fondi dalle opere inutili (il Ponte sullo Stretto, in primis) alla prevenzione dei rischi e bloccare condoni e cementificazioni&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>&#8220;Nel settembre 2007 dalla Conferenza sui cambiamenti climatici,</strong> ricorda poi, <strong>lanciai la preoccupazione sui rischi crescenti di piogge tropicali e proposi il piano di adattamento a questi cambiamenti</strong>. Fui crocifisso come catastrofista. Dopo anni di lutti i miei critici nemmeno hanno la decenza di scusarsi. Ma almeno <strong>chiederei a tutte le Istituzioni di riconoscere che il clima è cambiato e che le previsioni e i piani urbanistici vanno adattati per evitare ulteriori drammi&#8221;</strong> conclude l&#8217;ex ministro.(ANSA).</p>
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		<title>Agricoltura e alimentazione al Forum della Coldiretti</title>
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		<pubDate>Sun, 16 Oct 2011 18:26:12 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Si terrà in villa d’Este a Cernobbio, sul lago di Como, il 21 e il 22 ottobre l’undicesima edizione del Forum internazionale Coldiretti dell’agricoltura e dell’alimentazione.
Un’occasione per fare il punto sull’agroalimentare made in Italy, l’impatto della crisi economica, la sicurezza alimentare insieme a esperti, rappresentanti istituzionali e operatori del settore. All’incontro parteciperà il Presidente della [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.fondazioneuniverde.it/wp-content/uploads/2011/10/verdura.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-3766" title="verdura" src="http://www.fondazioneuniverde.it/wp-content/uploads/2011/10/verdura.jpg" alt="" width="430" height="287" /></a>Si terrà in villa d’Este a Cernobbio, sul lago di Como, il 21 e il 22 ottobre l’undicesima edizione del <strong>Forum internazionale Coldiretti</strong> <strong>dell’agricoltura e dell’alimentazione</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Un’occasione per fare il punto sull’<strong>agroalimentare made in Italy</strong>, l’impatto della <strong>crisi economica</strong>, la <strong>sicurezza alimentare</strong> insieme a esperti, rappresentanti istituzionali e operatori del settore. All’incontro parteciperà il <strong>Presidente della Fondazione UniVerde Alfonso Pecoraro Scanio e il</strong> <strong>Presidente della Coldiretti Sergio Marini </strong>e interverranno anche il <strong>Ministro delle Politiche Agricole Saverio Romano</strong>, quello del Lavoro Maurizio Sacconi; il vice presidente della Commissione Europea Antonio Tajani; il Governatore della Lombardia Roberto Formigoni; il Sindaco di Roma Gianni Alemanno; il banchiere Corrado Passera; l’economista Giacomo Vaciago. Saranno presenti anche imprenditori operanti nel settore alimentare come Guido Barilla, nella green economy come Catia Bastioli di Novamont e Francesco Strarace presidente di Enel Green Power e nella grande distribuzione come Vincenzo Tassinari presidente di Coop Italia.</p>
<p style="text-align: justify;">L’appuntamento è alle 10 del 21 ottobre per confrontarsi sulla <strong>sicurezza dei cibi italiani</strong> e sulla <strong>cucina sostenibile</strong>: la “tavola degli avanzi”, con alimenti poveri e di scarto di cui sarà promotrice la <strong>Campagna Amica</strong>. Il 22 ci sarà la prima esposizione dedicata al tema: “<strong>Dalle patate blu al peperone nero, la spesa degli italiani cambia colore</strong>” con la presentazione di studi e ricerche sulla rivoluzione cromatica degli alimenti.</p>
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		<title>VipItaly, vino biologico e pregiato</title>
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		<pubDate>Fri, 07 Oct 2011 15:19:34 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Domani a Urbino ci sarà una delle più importanti manifestazioni enogastronomiche dedicata alla biodiversità e alla produzione biologica del vino. Sarà la regione Marche a ospitare il VipItaly, evento dedicato ai vini pregiati promosso dall’Associazione Nazionale Sommelier e dalla Casa di Moda Piero Guidi. All’iniziativa che durerà l’8 e il 9 ottobre parteciperà anche Alfonso [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.fondazioneuniverde.it/wp-content/uploads/2011/10/img451.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-3739" title="img45" src="http://www.fondazioneuniverde.it/wp-content/uploads/2011/10/img451.jpg" alt="" width="410" height="255" /></a>Domani a Urbino ci sarà una delle più importanti <strong>manifestazioni enogastronomiche dedicata alla biodiversità e alla produzione biologica del vino</strong>. Sarà la regione Marche a ospitare il<a href="http://www.vipitaly.it" target="_blank"><strong> VipItaly</strong></a>, evento dedicato ai <strong>vini pregiati promosso dall’Associazione Nazionale Sommelier e dalla Casa di Moda Piero Guidi.</strong> All’iniziativa che durerà <strong>l’8 e il 9 ottobre</strong> parteciperà anche <strong>Alfonso Pecoraro Scanio</strong>, presidente della <strong>Fondazione UniVerde</strong>. Un’importante appuntamento per avere rapporti con i produttori Vip, che spiegaranno le caratteristiche gusto- olfattive delle proprie produzioni.</p>
<p style="text-align: justify;">All’interno dell’evento una sezione sarà dedicata all’<strong>Enoteca delle Marche curata dalla Regione Marche</strong> insiemeall’Istituto Marchigiano di Tutela Vini e al Consorzio dei Vini Piceni,con all’interno degustazioni anche dei prodotti a marchio QM e dell’<strong>olio monovarietale</strong> curate dall’ASSAM; un’altra invece sarà dedicata ai vini prodotti dalle Aziende di <strong>personaggi del mondo dello sport, della moda, dello spettacolo e dell’Aristocrazia.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>In basso è possibile scaricare il programma in PDF:<br />
</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><a href="http://www.fondazioneuniverde.it/wp-content/uploads/2011/10/VIPITALY-20111.pdf">VIPITALY 2011</a><br />
</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><br />
</strong></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Earth Overshoot Day: la Terra è senza risorse</title>
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		<pubDate>Wed, 28 Sep 2011 17:13:46 +0000</pubDate>
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Dal 27 settembre il Pianeta è entrato in deficit ecologico. L’umanità in soli nove mesi ha esaurito il “budget” di risorse naturali disponibili per vivere fino al 2011, secondo gli ultimi dati raccolti dal Nef (the new economics foundation) in collaborazione con Global Footprint Network, e vive ora “a credito”.
Come qualsiasi impresa, la natura ogni [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.fondazioneuniverde.it/wp-content/uploads/2011/10/basics-overview-510.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-3713" title="basics-overview-510" src="http://www.fondazioneuniverde.it/wp-content/uploads/2011/10/basics-overview-510.jpg" alt="" width="410" height="335" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Dal 27 settembre il Pianeta è entrato in deficit ecologico. L’umanità in soli nove mesi ha esaurito il “budget” di risorse naturali disponibili per vivere fino al 2011, secondo gli ultimi dati raccolti dal <a href="http://www.neweconomics.org/press-releases/demand-on-planet-resources-rising-in-spite-of-crisis" target="_blank">Nef (the new economics foundation)</a> in collaborazione con <a href="http://www.footprintnetwork.org/en/index.php/GFN/page/earth_overshoot_day/" target="_blank">Global Footprint Network,</a> e vive ora “a credito”.</p>
<p style="text-align: justify;">Come qualsiasi impresa, la natura ogni anno presenta un “bilancio” relativo alle risorse che è in grado di produrre e alla sua capacità di sostituire o assorbire sostanze inquinanti, ma l’uomo consuma più risorse di quelle disponibili, e genera più inquinamento di quello che la Terra è in grado di neutralizzare. Da ieri si è raggiunto il limite, fino alla fine dell’anno si sfrutteranno le risorse (naturali ed energetiche) a un ritmo al di sopra della capacità del nostro Pianeta di sostituirle e rigenerarle. Le conseguenze saranno un accumulo di gas ad effetto serra e un incremento dell’inquinamento atmosferico. Vivere al di sopra del budget disponibile comporterà un onere supplementare per il Pianeta: cambiamenti climatici, perdita di biodiversità, scarsità di acqua e cibo. Il consumo umano supera del 50 per cento la capacità rigenerativa del Pianeta, per soddisfare lo spreco di risorse non basta una sola Terra ma due.</p>
<p style="text-align: justify;">La crisi economica, come sostengono le due associazioni, non ha rallentato la domanda di risorse che dal mese di ottobre del 2008 è in continuo aumento. Il motivo per cui l’umanità non è riuscita a ridurre il deficit è che il sistema economico attuale non tiene conto dell’impatto reale delle attività finanziarie. Senza stabilità ecologica non si può avere una stabilità economica perché non è possibile spendere più di quanto possediamo. Il benessere dei cittadini dipende dal corretto funzionamento del nostro sistema naturale.</p>
<p style="text-align: justify;">Secondo il Global Footprint Network la biocapacità mondiale del Pianeta è di 1,78 ettari globali procapite ma l’impronta ecologica globale dell’uomo è di 2,76 ettari. Il Pianeta dunque è in uno stato di deficit ecologico di 0,9 ettari procapite. Il consumo varia di nazione in nazione: se la popolazione mondiale vivesse come un cittadino degli Stati Uniti avremmo bisogno di 5 Pianeti, come un cittadino europeo di 3, come un cittadino dell’India invece ne basterebbe uno soltanto.</p>
<p style="text-align: justify;">Se ben gestite le risorse naturali rinnovabili possono essere una fonte di reddito, alimentare e occupazionale, in caso contrario sarà messa a rischio la capacità di generare benefici per tutti. Le crisi finanziaria ed ecologica devono essere la spinta a gettare le basi per un nuovo modello economico più attento al funzionamento naturale del Pianeta. Un sistema che non dipenda più dal consumo sfrenato che spinge la Terra oltre i suoi limiti.</p>
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