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Rinnovabili: le aziende che rischiano e ce la fanno nonostante la crisi

21 novembre 2014 10:54

In seguito alla pubblicazione dei dati del XII rapporto: “Gli italiani e il solare”, abbiamo ricevuto questa interessante testimonianza che abbiamo deciso di pubblicare.

ITALIA. PUGLIA. TARANTO. In una via che lambisce quello che negli anni ‘70 era stato pensato come centro direzionale della città, quartiere di uffici e centri amministrativi di un polo industriale in pieno boom economico, ha sede l‘azienda per cui lavoro dal giugno 2011. Ironia della sorte e per mia somma soddisfazione, in una città legata al destino dell’acciaieria più grande d’Europa, ho trovato impiego nel settore delle energie rinnovabili. Ah, quasi dimenticavo, mi chiamo Lorenzo.

La GSC Tecnology per cui lavoro ormai da tre anni a mio avviso può considerarsi frutto, oltre che dell’abilità del suo amministratore, anche delle recenti politiche nazionali in materia di energie rinnovabili. Sono stato assunto in pieno Quarto Conto Energia per soddisfare la crescente richiesta di impianti fotovoltaici residenziali - questa la direzione scelta dalla mia azienda all’epoca in cui la maggior parte degli operatori presenti sul mercato invece inseguiva il sogno dell’impianto a terra da diversi megawatt-. Ed ecco che grazie a questa scelta per noi oggi esiste ancora un mercato, più piccolo e problematico, ma pur sempre garante di lavoro. Altri invece, pur avendo all’attivo progettazioni per milioni di euro, si sono dissolti come bolle di sapone ai primi aliti di vento contrario. Si legga fine del Quinto Conto Energia.

Non erano preparati, dopo aver gestito affari milionari, spesso maturati in pranzi o cene di lavoro con dirigenti di banca, rappresentanti di fondi, consorzi internazionali e aziende produttrici di moduli fotovoltaici, a doversi misurare dinanzi ad un caffè con la signora Maria e suo marito Ignazio, circondati dal resto della famiglia, ad evidenziare i vantaggi di un impianto fotovoltaico domestico abbinato al meccanismo della detrazione fiscale. Eppure è proprio per queste persone che il fotovoltaico ha senso in un Paese come l’Italia. Incidere sui costi dell’energia elettrica, sgravare di un peso costante chi ha un piccolo reddito e deve già fare i conti con il carovita. E facendo questo creare economia interna, lavoro sano, soprattutto nel famigerato Sud Italia, premiato da un maggiore irraggiamento solare, oltre che dal maggior tasso di disoccupazione giovanile, allontanando al contempo gli avvoltoi stranieri che sotto le mentite spoglie di gruppi finanziari legati al fotovoltaico dei megawatt hanno spolpato il grosso degli incentivi statali. Renzi, vuoi fare una manovra rivoluzionaria? Metti su una politica energetica nazionale che guardi al residenziale come opportunità per l’Italia intera. Fidati Matteo, verrai ricordato come un grande uomo!

Valorizza come accade in Germania – la cui economia ti piace tanto – i meccanismi di accumulo di energia, in modo che le famiglie possano sfruttare meglio il proprio impianto frutto di grandi sacrifici e veder accrescere il proprio autoconsumo. La mia azienda – 12 dipendenti – ci ha creduto e da un piccolo centro depresso economicamente come Taranto, offrendo consulenza gratuita ai potenziali acquirenti delle proprie tecnologie si è tirata su, fino a diventare prima in Italia per installazione di impianti residenziali con accumulo nelle file del gruppo Viessmann. Ho visto con i miei occhi in questi anni bollette energetiche ridursi drasticamente, persino quelle del gas, quale effetto indiretto dell’utilizzo di pompe di calore e piani cottura ad induzione.

Che sia simpatico o no, che se ne conoscano o meno i benefici, il fotovoltaico resta una soluzione reale, green e sostenibile. Ah, non ve ne eravate accorti?

Lorenzo Laporta

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