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Proteggere l’Istituto di Germoplasma per seminare biodiversità

17 luglio 2013 15:59

Conservare i nostri semi antichi significa proteggere la nostra agrobiodiversità e le nostre specie, soprattutto dalle multinazionali che da anni brevettano sementi OGM distruggendo il nostro ecosistema. Il compito di tutelare la nostra diversità biologica è stato affidando da anni all’Istituto di Germoplasma (IG), con sede a Bari, l’unico in Italia, e secondo in Europa, che raccoglie, acquista e protegge le risorse genetiche delle piante coltivate, e specie affini, di tutta l’area mediterranea.

Fondato nel 1969, quando a seguito della 1° Conferenza Tecnica Internazionale della FAO, il Consiglio Nazionale delle Ricerche italiano (CNR) ne sottolineò l’importanza e la costituzione per preservare le nostre risorse vegetali, oggi il centro, dopo una serie di eventi legati alla riduzione dei costi, è stato fuso con l’Istituto di Genetica Vegetale (IGV), sebbene i ruoli e le attività siano molto diverse.

Con molte difficoltà l’Istituto ha cercato di continuare a svolgere la sua attività fino a un incidente, accaduto nel 2004, agli impianti di raffreddamento (che regolano la temperatura e l’umidità del seme) il cui malfunzionamento ha rischiato di distruggere gran parte dei semi della banca. Attualmente, il centro conserva oltre 84.000 campioni, appartenenti ad oltre 50 generi e 600 specie diverse di piante agrarie e di specie selvatiche affini alle piante coltivate. Un patrimonio ricchissimo raccolto in quarant’anni di lavoro che se non adeguatamente tutelato, attraverso la rigenerazione dei campioni, potrebbe scomparire.

È per questo infatti che si richiede, come si legge nel documento in basso, un accertamento della congruità dell’azione della direzione della IGV, con particolare riferimento alla gestione delle risorse economiche a disposizione dell’Istituto rispetto al perseguimento dell’obiettivo istituzionale della conservazione delle risorse fitogenetiche della Banca del germoplasma.

Tutelare questo istituto significa proteggere la nostra memoria, il nostro patrimonio vegetale utile per l’ambiente, l’agricoltura e l’alimentazione. Un impegno da non sottovalutare se vogliamo continuare a seminare biodiversità.

In basso è possibile scaricare l’esposto in PDF:

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