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Valutazione degli impatti e dei rischi per gli scarichi dei dissalatori. Fondazione UniVerde e Marevivo: “Colmare vuoto legislativo per tutelare le Aree Marine Protette e gli habitat marini”.

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Valutazione degli impatti e dei rischi per gli scarichi dei dissalatori. Fondazione UniVerde e Marevivo: “Colmare vuoto legislativo per tutelare le Aree Marine Protette e gli habitat marini”.

26 febbraio 2019 17:55

Il Sottosegretario al Ministero dell’Ambiente, Salvatore Micillo, e la Presidente del Gruppo Misto al Senato, Loredana De Petris, sottoscrivono il “decalogo” che definisce criticità tecniche e giuridiche sui processi di dissalazione.

(ROMA, 26 febbraio 2019) Si è svolto oggi, alla Sala dell’Istituto di Santa Maria in Aquiro, presso il Senato della Repubblica, il convegno “Aree Marine Protette ed ecosistemi marini: patrimoni da tutelare. Valutazione d’impatto ambientale e sanitario per i dissalatori e qualità delle acque”, promosso da Fondazione UniVerde e Marevivo, in collaborazione con IdroAmbiente e in media partnership con Italpress e TeleAmbiente.

Salvatore Micillo, Sottosegretario al Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, ha dichiarato: “Nella nostra azione di Governo è centrale e trasversale la tutela dell’ambiente marino, tra le mie deleghe di sottosegretario. Porre rimedio alle lacune normative sull’impatto ambientale dei reflui derivanti dalla dissalazione delle acque è senza dubbio una delle urgenze, da affrontare con l’introduzione di eventuali limiti e con la definizione dei criteri della valutazione degli effetti sull’ecosistema. Un vuoto normativo che si ripresenta anche a livello comunitario, dove le problematiche legate alla dissalazione non hanno trovato asilo nelle diverse direttive, in primis la 2008/56/CE, la direttiva quadro sulla strategia per l’ambiente marino”.

Loredana De Petris, Presidente del Gruppo Misto al Senato della Repubblica: “I dissalatori non solo sono fortemente inquinanti ma danneggiano profondamente l’habitat marino senza che ci siano, peraltro, vere garanzie sulla qualità dell’acqua desalinizzata. Se da un lato gli interventi ascoltati denunciano un “far west” privo di ogni regolamentazione, dall’altro sono state fatte proposte precise per colmare questo vuoto normativo, con regole attente alla salvaguardia del mare e della fauna marina, prima che un altro colpo letale sia inflitto all’ambiente”.

Alfonso Pecoraro Scanio, Presidente della Fondazione UniVerde, ha sottolineato: “Occorre colmare il vuoto legislativo di fronte all’assenza di una regolamentazione chiara e univoca sulla diffusione dei dissalatori. È un campanello di allarme a intervenire per motivazioni di carattere sanitario e ambientale. Da una parte, affinché si possa contemperare il diritto all’acqua potabile di qualità da parte dei cittadini, dall’altra l’esigenza di tutela della risorsa mare è fondamentale per la difesa degli habitat marini. Questo è il senso dell’iniziativa di oggi e dell’appello che rivolgiamo a Parlamento e Governo per una efficace azione normativa del settore”.

“Per una corretta gestione degli impianti, in particolare degli scarichi ipersalini, abbiamo presentato oggi – spiega Rosalba Giugni, Presidente di Marevivo – un “decalogo”, condiviso con il prof. Francesco Aliberti, spunti di riflessione per risolvere il problema dell’approvvigionamento idrico tramite i dissalatori. Dieci punti che prevedono tra gli altri di definire i requisiti di qualità dell’acqua dissalata, di monitorare lo stato degli ecosistemi marini, separare e sversare la salamoia lontano dalla costa, in aree meno sensibili, e di inserire nella normativa la VIA, VIS e VAS per i dissalatori”.

Nel raccogliere l’appello, hanno sottoscritto il decalogo e confermato la disponibilità ad avviare un efficace confronto istituzionale: Salvatore Micillo, Sottosegretario al Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, e la Presidente del Gruppo Misto al Senato della Repubblica, Loredana De Petris.

Per Alberto Pierobon, Assessore all’Energia e ai Servizi di Pubblica Utilità della Regione Sicilia: ​“Il convegno rappresenta un’ottima opportunità per valutare scenari alternativi sull’utilizzo del dissalatori. In Sicilia ci sono diversi impianti e certamente l’ipotesi di una nave, quindi di un impianto mobile, non avrebbe alcun impatto ambientale e registrerebbe grande consenso sociale, oltre a non aver rischi per l’ecosistema. È chiaro che dovremo entrare nei dettagli tecnici e finanziari per una valutazione d’insieme”.

Nel corso del convegno, moderato da Loredana Errico, giornalista di Adnkronos Prometeo, sono state illustrate le relazioni tecniche di esperti in materia dei processi di dissalazione dell’acqua di mare, in particolare focalizzando l’attenzione sulle fasi pre e post-trattamento e sulle conseguenti implicazioni sull’ecosistema marino. Temi che sono stati dibattuti da Roberto Danovaro (Presidente Stazione Zoologica Anton Dohrn Napoli), Paolo Galli (Direttore MaRHE Center Maldive – Marine Research and High Education Center, Docente di Ecologia all’Università degli Studi di Milano Bicocca), Marco Trifuoggi (Docente di Chimica analitica forense, Università degli Studi di Napoli “Federico II”), Francesco Aliberti (Docente di Igiene e Gestione del rischio all’Università degli Studi di Napoli “Federico II”), autore del decalogo presentato nel corso dei lavori.

Le relazioni tecniche hanno evidenziato le lacune dell’attuale legislazione in materia ambientale, che non include alcun riferimento alla dissalazione, né evidenzia quali possano essere i limiti parametro che lo scarico della salamoia, nei corpi ricettori costieri, debba rispettare, sia in merito all’aumento di salinità generato che ai prodotti chimici utilizzati per la gestione degli impianti.

Alla luce degli studi presentati sui casi di Lipari, Vulcano, Ventotene, Ustica, e confermate le ipotesi d’impatto reale degli scarichi di salamoia sulla biodiversità marina, il “decalogo” per il problema dell’approvvigionamento idrico mediante dissalazione, illustrato al convegno, chiede a tale scopo di: 1) ridurre le necessità della dissalazione azzerando le perdite nelle condotte e verificando le alternative; 2) definire i requisiti di qualità dell’acqua dissalata; 3) monitorare lo stato degli ecosistemi marini nelle aree interessate dai dissalatori; 4) ricondizionare l’acqua prodotta; 5) definire le localizzazioni idonee per le opere di presa; 6) separare la salamoia dal residuo di lavaggio delle membrane; 7) sversare la salamoia a mezzo condotta a distanza dalla costa (preferenzialmente in aree meno sensibili a oltre un miglio dalla costa e sotto il termoclino); 8) definire le modalità di controllo di processo; 9) regolamentare gli scarichi del processo di dissalazione; 10) inserire, nella normativa, la VIA – VAS – VIS per i dissalatori e l’indicazione di procedere ad una preventiva analisi del rapporto costi/benefici.

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