Il disastro economico del Golfo del Messico

L’incidente del Golfo del Messico provocherà, secondo le stime di alcuni ricercatori, un danno economico di 8,7 miliardi di dollari e una perdita di 22 mila posti di lavoro nel settore ittico entro il 2017, con un impatto sullo sviluppo locale.  L ‘esplosione della piattaforma petrolifera Deepwater Horizon, avvenuta nell’aprile 2010, determinò un  incendio ed innescò un’immensa fuoruscita di idrocarburi  nelle acque del golfo del Messico, al largo delle coste della Louisiana. Le conseguenze sono ancora oggetto di studio da parte dei  ricercatori ed economisti dell’Università canadese British Columbia e dell’Università britannica della East Anglia. Le valutazioni e le previsioni future sono state pubblicate sul  Canadian Journal of Fisheries and Aquatic Sciences (CJFAS).

Nello studio gli esperti hanno riscontrato in mare un volume di 4,9 milioni di barili di petrolio,  pari a 780 milioni di litri, uno dei più gravi incidenti petroliferi verificatosi in acque americane.

I danni più importanti hanno interessato le attività dei pescatori, la maricoltura e le attività industriali  legate alla produzione ittica. Più difficile è  invece quantificare gli effetti negativi non direttamente congiunti al settore ittico, come i probabili pericoli per la salute umana e quelli sociali. Inoltre,  le ripercussioni di breve e lungo periodo  sull’ambiente sono ancora più ardue da stimare. L’incidente ha avuto un forte impatto sugli ecosistemi marino-pelagici, compresi quelli bentonici, sugli ecosistemi marino-costieri e sulla biodiversità. Anche gli anfibi e gli uccelli marini hanno risentito di tale disastro, la cui vita dipende  direttamente o indirettamente  dalla stabilità del sistema ambientale del Golfo del Messico.

Considerando l’ampiezza complessiva dei danni causati da questo episodio, potrà essere possibile constatare l’entità  delle conseguenze effettive solo fra molti anni.

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