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CONFERENZA STAMPA Martedì 25 luglio ore 16 Sala stampa della Camera dei Deputati Via della Missione, 4 Roma #Stopincendi petizione su change.org in 20.000 chiedono [...] [leggi tutto]

Proposta di risoluzione su mais GM NK603 x T25 resistente al glifosato

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SICILIA. Canili fuorilegge nel palermitano.

1 dicembre 2008 09:49

Tre canili di Bagheria, Capaci e Palermo sono stati sequestrati dai carabinieri del Nas di Palermo, nell’ambito dei servizi finalizzati a contrastare illeciti nel settore del randagismo. Nel corso dell’attività è stato accertato che tutte le strutture erano sprovviste della prescritta autorizzazione e dei requisiti minimi stabiliti dalla legge. Nello svolgimento delle operazioni i militari, coadiuvati da personale tecnico del servizio veterinario dell’Asl, hanno proceduto anche al sequestro dei 156 animali alloggiati nei canili e hanno denunciato alle autorità amministrative e sanitarie i responsabili delle tre strutture.

PUGLIA. Laghetto abusivo per cacciatori.

 09:47

Un laghetto artificiale, realizzato abusivamente, lungo il quale si appostavano i cacciatori per sparare agli uccelli acquatici, è stato sequestrato da militari della Guardia di finanza a ridosso del santuario della Madonna dello Sterpeto, alla periferia di Barletta. Il sequestro preventivo è stato disposto dal gip del Tribunale di Trani Roberto Oliveri del Castillo, su richiesta del pm inquirente, Giuseppe Maralfa. Secondo l’accusa, il laghetto – che si estende per circa 2.500 metri quadrati – è stato realizzato senza le necessarie autorizzazioni, su un terreno di proprietà di una settantenne, che è stata denunciata per violazione della normativa sui vincoli ambientali e paesaggistici. Le indagini sono iniziate circa un anno fa dopo la segnalazione delle guardie volontarie del Wwf, che avevano presentato un esposto alla procura di Trani, documentando l’attività di scavo in quel terreno, che si affaccia sul mare e su una zona demaniale.

Ambiente: Una lezione con Amendola e Pecoraro Scanio

3 novembre 2008 15:13

UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI URBINO “CARLO BO”
FACOLTÀ DI GIURISPRUDENZA

 

Tavola Rotonda
AMBIENTE
Urbino – venerdì 7 novembre 2008 ore 15,30
Facoltà di Giurisprudenza – Via Matteotti, 1
Aula Magna

Saluti
Prof. Giovanni Bogliolo
Rettore dell’Università
Prof. Eduardo Rozo Acuña
Preside della Facoltà di Giurisprudenza
Presentazione
Prof. Guido Guidi
Università di Urbino
Relazioni
On. Avv. Alfonso Pecoraro Scanio
Adeguamento della normativa italiana a quella
europea
On. Avv. Gianfranco Amendola
Luci ed ombre del Testo Unico Ambientale
Interventi
Dott. Antonio Bianchi
Consigliere TAR Liguria
Prof. Avv. Daniele Granara
Università di Genova

In collaborazione con
Fondazione Università Verde

L’Italia gioca con la politica sui cambiamenti climatici

1 novembre 2008 10:02

IL’Italia rischia  di giocare il ruolo del “cattivo” nello smantellamento del coraggioso tentativo dell’Unione Europea di ridurre le emissioni di gas serra.
Silvio Berlusconi, Premier di centro destra è accusato di giocare con la  politica, mentre il Pianeta si surriscalda.

Questo è l’incipt di  un articolo del  Financial Times in cui si spiega ll’atteggiamento del Governo italiano nei confronti della direttiva europea per controllare l’effetto serra.

Secondo l’autorevole giornale finanziario l’attuale governo italiano è legato a doppio filo con la lobby industriale e la lotta ai cambiamenti climatici viene considerata un costo non affrontabile, specie in periodi di crisi.
Al contrario dello scorso anno quando i governi europei svelarono l’ambizioso piano “20-20-20″ (20% del taglio delle emissioni; 20% dell’energia da fonti rinnovabili; 20% di efficienza energetica entro il 2020) e l’Italia aveva corso in prima linea fra i sostenitori: ma all’epoca, ricorda il Ft, vi era un Verde alla guida del Ministero dell’Ambiente, Alfonso Pecoraro Scanio, considerato come “fumo negli occhi” dal mondo industriale italiano.

Per chi volesse approfondire qui c’è la traduzione completa dell’articolo.

 

Presentazione

18 settembre 2008 08:20
Il “Programma di formazione sull’utilizzazione e la gestione dei beni confiscati alla criminalità organizzata” si propone di contribuire alla diffusione della legalità operando sulle criticità che ostacolano il pieno funzionamento degli strumenti di intervento sul piano patrimoniale previsti dalla legislazione nazionale in tema di criminalità organizzata, attraverso la tempestiva destinazione e l’effettivo utilizzo sociale del patrimonio confiscato.

La priorità fondamentale del PON Sicurezza è quella di riuscire a determinare nel tempo, su tutto il territorio meridionale, a partire dalle aree più sensibili, condizioni fisiologiche di sicurezza pari, o almeno paragonabili, a quelle sussistenti nel resto del Paese. In relazione a tale priorità, la programmazione 2000-2006 intende affrontare il tema della sicurezza avvalendosi di interventi mirati non soltanto alla lotta alla criminalità, ma soprattutto rivolti a potenziare il contesto della legalità.

La Gara per l’affidamento di un servizio di formazione destinato ai soggetti operanti nelle Regioni Obiettivo 1, coinvolti nell’attuazione delle procedure di utilizzo sociale di beni confiscati in attuazione del Progetto “Programma di formazione sull’utilizzazione e la gestione dei beni confiscati alla criminalità organizzata” rientra all’interno del P.O.N. “Sicurezza per lo sviluppo del Mezzogiorno d’Italia” 2000-2006 Misura 2.3 “Risorse Umane per la diffusione della legalità”, programma europeo gestito dal Ministero dell’Interno.

Il progetto è gestito da un Raggruppamento Temporaneo di Imprese costituito dai seguenti soggetti:

– CESVIP Soc. Coop.va Soc.le (capofila)
– Libera Associazioni, nomi e numeri contro le mafie
– ENAIP (Ente Nazionale Acli Istruzione Professionale)
– TILS SpA

L’obiettivo generale perseguito dal progetto attraverso il lavoro del raggruppamento è quello di è realizzare un intervento formativo che si rivolge al personale dei Comuni (soggetto a cui viene demandato il compito di proporre l’assegnazione del bene confiscato, allorquando non utilizzato per fini istituzionali) e ai soci di associazioni e cooperative sociali (destinatari e utilizzatori finali del bene) in maniera da aumentare il numero delle assegnazioni migliorando da un lato la capacità di offerta di beni da parte dei comuni e, dall’altra, aumentando la capacità di domanda da parte dei potenziali assegnatari; inoltre, scopo del programma di formazione è ottimizzare la gestione dei beni da parte degli utilizzatori.

Il progetto sarà realizzato nelle 6 regioni ad Ob. 1, vale a dire Basilicata, Calabria, Campania, Puglia, Sicilia e Sardegna e nelle province di seguito elencate:

Catanzaro Reggio Calabria Vibo Valentia Cosenza Napoli Caserta Salerno
Bari Taranto Palermo Agrigento Catania Trapani Cagliari

Azioni

Il progetto prevede prevalentemente 2 tipi di azioni:

1. attività formative
2. attività di diffusione e sensibilizzazione.

Tratto da www.sicurezzasud.it

Beni confiscati alle mafie in Italia: un “tesorone” da 40 miliardi di euro

 08:09

Un bilancio dei beni confiscati alle mafie in Italia. Cifre da capogiro, nonostante lentezze e ritardi nelle procedure di acquisizione

di Franco Stefanoni

Una villa, in viale della Regione siciliana, a Palermo, un tempo di proprietà di Giovanni Ienna, oggi sede di una caserma dei carabinieri. Un’altra villa, ancora a Palermo, appartenuta a Gaetano Nobile, patrimonio adesso del Comune, dove è ospitata una comunità per la riabilitazione di persone disabili. E, ancora: un terreno di 57 ettari, a Corleone (Palermo), già di proprietà di Totò Riina, finita nelle mani del Comune, che ne ha fatto uno spazio per attività agricole gestite dal consorzio Sviluppo e legalità.Sono alcuni dei frutti delle confische di beni mafiosi, decise dalla magistratura e convalidate fino alla Cassazione, quindi gestite dall’Agenzia del demanio e, infine, destinate a Comuni e associazioni. Un iter lungo, tortuoso, spesso incerto, che contrappone istituzioni locali, enti non profit, amministratori giudiziari, Agenzia del demanio, da poco anche un commissario straordinario (Antonio Maruccia). Con il risultato che solo minima parte dei beni mafiosi passa davvero allo Stato. Ma questa, per ora, è l’unica strategia che, quando va in porto, riesce a far davvero male a Cosa nostra, ‘ndrangheta, camorra e Sacra corona unita.

La Direzione investigativa antimafia ha calcolato che tra il 1992 e il 2006 alle mafie sono stati sequestrati beni (passaggio propedeutico per arrivare al vero esproprio) per 4,3 miliardi, mentre il valore delle confische è stato di 744 milioni. Si tratta però di un conteggio di investigatori e magistratura realizzato a valori storici. In realtà il patrimonio sottratto al crimine organizzato vale molto di più, almeno dieci volte tanto: circa 40 miliardi i sequestri, 7 miliardi le confische. «È una stima per difetto», conferma Marco Arnone, economista all’Università Piemonte orientale e studioso di economia criminale che alle confische ha dedicato alcune ricerche, «perchè è difficile stabilire con precisione valori di imprese, stabili e terreni. Mancano i bilanci, dati sui flussi di entrate e uscite». Nessuna indicazione arriva dall’Agenzia del demanio, depositaria del patrimonio sottratto ai mafiosi Del resto si tratta di beni indisponibili. Enti locali e non profit possono dunque utilizzarli, non comprarli. L’ente pubblico economico, guidato da Elisabetta Spitz, ha il polso solo della quantità di beni confiscati: 7.328, di cui 3.372 destinati. Dal 2000 a oggi le confische sono andate via via diminuendo, dopo gli exploit degli anni Novanta. Rimane tuttavia lo stock da sistemare. Soprattutto terreni, ma anche edifici e aziende. Nell’83% dei casi il patrimonio si trova nelle quattro regioni meridionali (45% in Sicilia, soprattutto Palermo). Ma dare una destinazione non è facile: riesce solo con il 18% dei beni. Il resto è afflitto da abusivismi, illegalità, abbandono. Negli ultimi tempi l’agenzia ha firmato protocolli per immobili ex mafiosi a Roma, Reggio Calabria e lo scorso luglio a Palermo (circa 300).
Entro il 2008, dice, «tutti i beni confiscati saranno consegnati ». La procedura finora ha previsto che parte dei beni rimanga ai Comuni, mentre il resto venga gestito soprattutto dal network Libera (1.200 associazioni) di don Luigi Ciotti, che ha affidato a Daniele Pati il coordinamento del capitolo confische. Nella geografia dei beni espropriati è appunto alla Sicilia che spetta il primato. Cosa nostra è diverse volte capitolata sotto i colpi dello Stato. Ecco, a Trapani, la Calcestruzzi Ericina, sottratta al capo mandamento Vincenzo Virga, e tuttora attiva in attesa di essere assegnata a una cooperativa; a San Cipirello nel comune di Monreale, la cantina sociale Kaggio, confiscata a Giovanni Brusca e Riina (che a Corleone ha visto anche trasformare una sua villa in scuola); come a Partinico (Palermo) i fabbricati, oggi colonia estiva per bambini; a San Giuseppe Jato (Palermo), il terreno un tempo di Enzo Salvatore Brusca, dove è stato ucciso Giuseppe Di Matteo (figlio del pentito Santino), ora giardino comunale e luogo di formazione alla legalità; nella medesima località, i terreni di cui erano proprietari Riina e Bernardo Provenzano, gestiti dalla cooperativa Placido Rizzotto. Qui su cento ettari si coltivano vigneti dai quali si produce vino bianco e rosso, tutto prenotato molto prima della vendemmia.

Tra le etichette, quella di Cento passi, in onore di Pepil Mondo 17 agosto 2007 copertina copertina questa ribalta anti mafiosa non è piaciuta alla malavitaorganizzata. Lo scorso aprile, nella cooperativa Valle del Marro di Gioia Tauro, un raid della ‘ndrangheta ha rubato le attrezzature per il lavoro agricolo, mentre l’anno prima, a Platì, le cosche hanno sparso veleno su 12 mila piantine di frutti di bosco, distruggendole. Oltre alle mianacce a agli attentati, tra i problemi più sentiti c’è quello delpino Impastato vittima della mafia di Tano Badalamenti. Umberto Di Maggio, responsabile di Libera a Palermo, ricorda: «All’inizio, nel 2001, la gente aveva paura a lavorare per noi. Oggi c’è la fila». La Placido Rizzotto, nella vicina Portella della ginestra (luogo della strage del 1947 eseguita dagli uomini del bandito Salvatore Giuliano), località Piana degli albanesi, gestisce un agriturismo in un cascinale confiscato a Giovanni Brusca e famiglia, in passato luogo di summit mafiosi. Ora ha dieci posti letto, 50 per la ristorazione, ed è collegata al Maneggio Di Matteo (nel nome del bambino ucciso), con una decina di cavalli. Le attività usufruiscono del contributo di Italia lavoro che consegna borse di studio da 4 mila euro ai soci delle cooperative, scelte con bando pubblico. «Il problema è che non siamo proprietari e le banche non ci finanziano », dice Di Maggio.
Lo sanno anche alla cooperativa Pio La Torre, che nel 2006 ha raccolto 300 persone pronte a lavorare sui terreni di Corleone, anche se i posti erano 15. Negli ultimi dieci anni il potere crimanale ha soprattutto registrato la crescita della ‘ndrangheta. Il boss Domenico Libri, tuttavia, ha visto passare la sua villa di Reggio Calabria ai carabinieri, che vi hanno allestito una caserma. Operazione d’altronde non complicata, perché la struttura era già munita di vetri antiproiettile, sistema antintrusione e di video sorveglianza. Poi ci sono le distese di campi agricoli.Tra le località feudo del crimine, figurano Oppido Mamertina e Gioia Tauro (Reggio Calabria). Nel primo caso, nel 2003, 14 ettari di terreni e immobili della famiglia Piromalli sono stati destinati alla coltivazione di agrumi; altri 30 ettari, già della cosca Mammoliti, nella piana di Gioia Tauro hanno preso la strada della coltivazione di ulivi, tutto biologico. Ci sono voluti tre anni per trasformare campi incolti in terre produttive. «Fu investito l’intero nostro capitale», ricorda Antonio Napoli che per Libera si occupa della promozione culturale e sociale nella piana di Gioia Tauro, «ovvero 2.500 euro per socio. È andata bene. Ma qui non è facile, l’area non è permeabile a iniziative simili ». A ogni modo: oggi si producono con sistema biologico anche melanzane, peperoncino piccante, olio extra vergine,miele. In zona, inoltre, la mafia calabrese ha dovuto cedere degli immobili poi finiti alla diocesi di Oppido Palmi. Una struttura di quattro piani è stata destinata a magazzino della Caritas, a uffici della curia e istituto di scienze religiose. La diocesi, per spinta di don Pino De Masi, ha anche chiesto di utilizzare i beni della ‘ndrangheta per costruire una nuova chiesa. Tutta questa ribalta anti mafiosa non è piaciuta alla malavitaorganizzata. Lo scorso aprile, nella cooperativa Valle del Marro di Gioia Tauro, un raid della ‘ndrangheta ha rubato le attrezzature per il lavoro agricolo, mentre l’anno prima, a Platì, le cosche hanno sparso veleno su 12 mila piantine di frutti di bosco, distruggendole. Oltre alle mianacce a agli attentati, tra i problemi più sentiti c’è quello dell’amministrazione giudiziaria dei beni confiscati. Ovvero ciò che accade nel periodo che va dalla decisione della magistratura di confiscare un bene a quello della sua destinazione finale. Gli amministratori, indicati dal tribunale, sono in genere commercialisti e avvocati.

Si tratta di incarichi non agevoli. I professionisti, che devono occuparsi della gestione ordinaria, spesso sono accusati di non preoccuparsi troppo dei beni. Da parte loro, i curatori non di rado denunciano pressioni da parte delle famiglie mafiose che vogliono rimettere le mani sulle proprietà. Elio Collovà, consulente della Direzione distrettuale antimafia di Palermo e amministratore giudiziario da 25 anni (oggi tra l’altro gestisce 47 società a Caltanissetta), commenta: «Bisogna essere determinati e trasparenti. Chi non ha la forza di resistere alle pressioni è meglio che lasci». Collovà, che per svolgere bene l’incarico ha chiuso il suo studio di commercialista, ha un rammarico: «A Palermo ci sono 150 amministratori, specie di beni sequestrati. Quando si trasformano in immobili confiscati passano al demanio, cioè a Roma, e tutto s‘ingessa ». Così trascorrono anche 15 anni prima che un bene sia destinato. Lo sanno bene i camorristi, che in più casi sono riusciti a dilatare all’infinito il recupero dell’immobile alla società civile, riuscendo nel frattempo a lasciare negli appartamenti i famigliari del clan. Il caso simbolo è quello di Francesco Schiavone, detto Sandokan.
Nel casertano, a Marcianise e Casal di principe, a Schiavone e il clan dei Casalesi in passato sono stati sottratti 60 beni immobiliari, solo in piccola parte realmente destinati. La procedura giudiziaria inoltre è durata oltre 15 anni. È andata meglio in altri casi, come riguardo le confische realizzate ai danni della famiglia Mariano, nei Quartieri spagnoli di Napoli, dove un appartamento è stato affidato alla cattolica Agesci che ne ha fatto un centro per gli scout. Oppure nel quartiere Santa Caterina a Castellamare di Stabia, dove due appartamenti di 500 metri quadrati in passato di Adriana Rotondale, chiamata lady cocaina, del clan D’Alessandro, sono stati destinati a un centro donne e di accoglienza di immigrati. Oppure, ancora, a Giugliano, con l’autoparco Rea, confiscato al camorrista Salvatore Rea (villa bunker, 36 alloggi) e affidato al Consorzio Sole, ora sede della guardia di finanza e in futuro anche del tribunale di Giugliano. Così come è capitato a Pomigliano d’Arco, dove 400 metri quadrati della famiglia Forìa ora sono un centro polivalente gestito dalle associazioni intitolate a Rita Atria e Paolo Borsellino. «Le lungaggini che abbiamo subito si potevano evitare affidando il tutto a un’agenzia dedicata alle sole confische », commenta Fabio Giuliani, referente di Libera a Napoli, «si eviterebbe inoltre il rischio di destinare i beni a cooperative vicine ai camorristi».

Altra preoccupazione degli addetti ai lavori è quella di evitare che il bene destinato non risponda a un tipo di utilizzo collettivo, ma sia usato per fini privati, da amici degli amici. Niente di illegale, ma di sicuro improprio. Alessandro Leo, che per Libera cura le confische nella provincia di Brindisi, avverte: «Purtroppo ci sono associazioni che dei beni destinati fanno cosa privata, magari perché sono simpatici al sindaco». In Puglia sono stati colpiti più volte boss della Sacra corona unita. Che ha reagito danneggiando le attività sociali. A Torchiarolo, nel brindisino, 40 ettari di terreno confiscati a Cosimo Antonio Screti e affidati a cooperative agricole, nel 2006 sono stati dati alle fiamme. Stessa sorte per i poderi espropriati a Carlo Cantanna, a Mesagne. Un terreno di 20 ettari coltivati a grano è stato oggetto di attentati.
Libera non si è scoraggiata e una cooperativa agricola (la prima in Puglia) ora aspetta di selezionare il personale (con bando pubblico) per iniziare la coltivazione.L’avvio dei lavori, che comprendono altri 35 ettari incolti e abbandonati destinati in parte a vigna, confiscati sempre nel brindisino, è previsto per il gennaio 2008. Nel salentino, regno del mafioso Pino Rogoli, l’associazione Allegra compagnia ha poi avuto in gestione alcuni appartamenti, sottratti sempre a Cantanna, nei quali oggi si occupa di minori a rischio e cultura alla legalità. Un discorso, quello della formazione alla legalità, molto caro a Libera. Anche in Sardegna, l’associazione cagliaritana La strada presieduta da Giampiero Farru, sta per esempio gestendo corsi per 30 ragazzi (anche russi, francesi, spagnoli e cubani) su un campo di Gergei confiscato ad Antonio Deidda. Il terreno di tre ettari comprende un fabbricato, una piscina con discoteca all’aperto, una pista di go kart, una decina di bungalow in costruzione. I ragazzi un po’ ascoltano, un po’ lavorano per bonificare il posto.

La Banda della Magliana ha dovuto cedere grandi patrimoni a Roma e dintorni. Soltanto nel 2006 al boss Danilo Sbarra, sono stati confiscati 24 villini, 44 appartamenti, un parco di 7 mila metri quadrati sull’Appia Pignatelli. Dall’ex patrimonio di Enrico Nicoletti, storico cassiere del gruppo criminale, sono stati recuperati beni per oltre 150 milioni, tra i quali 25 società, tre alberghi, ristoranti, residence e dieci ville.Uno di questi immobili è l’attuale Casa del jazz di Roma, palcoscenico internazionale di musica.Un altro è l’ex cinema Aquila, espropriato a Matilde Ciarlante, che il Comune della capitale ha destinato a laboratorio cinematografico. Ma a Roma non c’è solo la Banda della Magliana ad aver subito confische. C’è il clan dei Casamonica, al quale è stato bloccato un patrimonio di 60 milioni (tra cui 23 ville, 22 auto di lusso, dieci cavalli). C’è stato il camorrista Michele Zaza, nella cui ex palazzina (poco lontana dal Quirinale) ora è ubicata la sede di Libera; c’è l’altro camorrista Francesco Schiavone, a Cisterna di Latina, già proprietario di un casale e di un terreno di dieci ettari, oggi in parte coltivati a vigneto dalla cooperativa agricola Il gabbiano.Nel 2006, a tre giorni dalla festa per il primo raccolto, tre ettari di campo sono stati bruciati dolosamente. «È stata una botta», rammenta Giorgio Ciacciarelli referente di Libera nel Lazio, «ma sugli altri sei ettari abbiamo prodotto 16 mila bottiglie. E nel 2008 ripartiamo sulla parte distrutta ». Nel casale, invece, che grazie a un finanzamento della Regione Lazio è in ristrutturazione, si pratica didattica alle scuole e si ospitano malati psichici. Si sa, è nel Nord Italia che le mafie investono in aziende e immobili. Non sorprende dunque che Lombardia e Piemonte contino confische nei confronti delle cosche trapiantate. A Galbiate, nel lecchese, la villa che fu del boss della ‘ndrangheta Franco Coco Trovato oggi è il centro diurno per anziani Le querce di Mamre, gestito dalla cooperativa Arcobaleno del consorzio Farsi vicino della Caritas. Gli ospiti fanno fisioterapia nell’area adibita a palestra dove un tempo Coco Trovato custodiva l’autorimessa con le sue Ferrari.

Nell’hinterland milanese altre case e terreni sono stati sequestrati, tra l’altro, alle famiglie calabresi Papalia, Morabito, Paviglianiti e Sergi, a quella siciliana dei Ciulla. A Segrate (Milano) nel febbraio 2007 la villa di Elio Pellegrino è stata destinata al Comune che ne ha fatto una struttura socio sanitaria. «A Milano e in altre province lombarde le istituzioni non vogliono riconoscere che la mafia c’è», commenta Lorenzo Frigerio, referente regionale e membro della presidenza nazionale di Libera, «l’atteggiamento è distratto, al massimo si guarda l’esclusivo significato immobiliare, niente più». Un rischio che si corre anche in Piemonte, dove la ‘ndrangheta è ben presente, soprattutto nel torinese. A Volpiano una cascina confiscata è sede dei vigili del fuoco e nucleo cinofilo; a Volvera un’altra cascina sottratta a Vincenzo Riggio è gestita dall’Associazione per l’educazione alla legalità, che la sta bonificando dall’amianto; un appartamento ancora di Riggio (fino a poco tempo fa ha continuato a viverci la moglie) è in mano alla Caritas. Ma c’è anche Cosa nostra: a Moncalvo d’Asti ancora una cascina, confiscata al trapanese Francesco Pace, braccio destro di Vincenzo Virga, è stata destinata a centro per donne tossicodipendenti. Uno dei più rilevanti patrimoni confiscati nel Nord si trova però a San Sebastiano da Po, di nuovo nel torinese. A Domenico Belfiore, uomo dei Piromalli, l’esproprio ha riguardato un immobile di circa mille metri quadrati (oltre a 10 mila di terreno). Ancora fino a metà maggio 2007 la famiglia Belfiore è riuscita a rimanere nella struttura, che oggi è presidiata dall’Associazione comunità famiglia, legata al gruppo Abele, che ha inserito cinque nuclei familiari. «C’è molto da fare», dice Francesca Rispoli, che per Libera si occupa di confische in Piemonte, «ma i risultati arrivano».

La cascina del boss ha quattro stelle. Era un’azienda agricola mal gestita, a Monteroni d’Arbia-Vescovado nel senese, con una grande e malandata fattoria, 780 ettari (200 coltivati a barbabietola e grano), 400 ovini, macchine obsolete, vecchi cingolati. Oggi è un fiore all’cchiello tra le aziende sottratte al crimine. Apparteneva al costruttore siciliano in odore di mafia Vincenzo Piazza (nella foto), che si dichiarava quasi nullatenente e che invece ha subìto una confisca valutata 1 miliardo. L’Agricola Suvignano srl, già sequestrata nel 1983 da parte di Giovanni Falcone, nel 1994 e nel 1996 è stata di nuovo bloccata dai giudici, nell’ambito di un maxi sequestro di 21 società riconducibili a Piazza, trasformate in confisca definitiva nell’aprile 2007. I giudici, come amministratore giudiziario, scelsero l’avvocato palermitano Gaetano Cappellano, che di anno in anno, a colpi di finanziamenti bancari (600 mila euro) e contributi della Ue (250 mila), ha rivoluzionato l’Agricola Suvignano. Il tribunale ha detto sì a investire su 570 ettari di terreno (grano duro, avena e orzo), migliorare i fabbricati (14 posti letto in due unità abitative), acquistare una chiesa (400 metri quadrati più 6 mila di terreno) per 200 mila euro, aumentare gli ovini a 3 mila capi, ospitare tre famiglie di pastori sardi, sviluppare la riserva di caccia su 200 ettari di bosco, aprire un agriturismo a quattro stelle (con piscina e solarium), impiantare un uliveto, allevare suini (400) ed equini (tra cui dieci asini), firmare gemellaggi con la Regione Sicilia. Cappellano, che oggi presiede la società, ha chiesto 1,3 milioni alla Ue per ospitare 40 stagisti per formarli all’agriturismo.

Così il maltolto diventa cosa vostra. Elisabetta Spitz, direttore dell’Agenzia del demanio, alle critiche è abituata. Il panorama giuridico non l’agevola ed è costante l’osservazione degli operatori istituzionali (commissione antimafia e Cnel) e di quelli sociali destinatari del patrimonio criminale. «Il recupero alla legalità è difficile», dice, «i beni confiscati ai mafiosi sono spesso poco trasparenti, coperti di irregolarità fiscali e catastali, mal tutelati». A consegnare il patrimonio all’agenzia sono gli amministratori giudiziari incaricati dai giudici di gestire i sequestri dei beni. «Gli amministratori hanno le mani legate: non possono far demolire un immobile, accettare un condono, trattare con le banche». Già, le banche. «Qualche volta sono conniventi con il crimine», «No, è un obiettivo ambizioso ma necessario».accusa. L’agenzia ha uffici in ogni regione, con 80 persone che lavorano a tempo pieno in confische, ovvero 3.835 beni immobili destinabili e circa 40 aziende attive (cemento, turismo, trasporti, alimentare). Secondo operatori sociali e commissione antimafia, il meccanismo è tuttavia inefficiente e sarebbe meglio che operasse un ente apposito. «Penso anch’io che ci dovrebbe essere un unico soggetto competente», risponde Spitz. E il commissario staordinario da poco istitutito? «Credo abbia un ruolo di solo coordinamento e monitoraggio». Non è troppo ottimista quando dice che entro il 2008 l’intero patrimonio confiscato destinabile sarà destinato?
Il Mondo – 17 agosto 2007
FOTO. Corleone, la casa confiscata al boss Bernardo Provenzano, adesso foresteria per i ragazzi dei campi di lavoro antimafia

27-28 settembre – Convegno a Castel Giorgio

11 agosto 2008 09:11

Gentili Amiche ed Amici,
vi invitiamo a partecipare ad un convegno-riunione relativo ad un aspetto importante, particolare e poco esplorato, delle tematiche ambientali: le relazioni spirituali tra Umanità e Madre Terra e la connessione tra temi ecologici e crescita della Coscienza.

I temi ambientali dal punto di vista spirituale:

Convegno-Riunione a Castel Giorgio (Orvieto)

Organizzato da Il Ternario editore,
con il sostegno dell’Università Verde e dell’Arc Italia.
Presso la Locanda della Quercia Calante di Castel Giorgio (Orvieto),www.querciacalante.com

Riuniamoci per formare una rete spirituale aperta
per la difesa di Madre Terra
e per la libera crescita delle Coscienze.

Questi i presupposti del convegno ed i temi principali:

  • L’avanzata imperiale di un oscuro materialismo globalizzante sta devastando l’ambiente, la Terra e la psiche umana. Proprio a noi, donne ed uomini di questa epoca travagliata, ma densa di opportunità, spetta il compito di ritrovare la sintonia con il Mondo Spirituale. E quindi le idee e le forze non solo per resistere, ma per trasformare questa aggressione in un salutare risveglio delle coscienze.
  • Un convegno insolito: non solo e non tanto una serie di interessanti interventi singoli. Ma un incontro di donne e uomini di buona volontà, per la ricerca di forti ideali da condividere, per la formazione di una rete di elaborazione e di azione ambientale su base spirituale.
  • L’intento è quello di portare contributi per l’aggregazione di un “movimento aperto”, che dia maggiore profondità, organicità ed incisività alle iniziative ambientaliste. Fino ad ora troppo legate agli aspetti solamente materiali ed economici. Che sono veramente importanti, ma non “i più importanti”.
  • Per ampliare il concetto e l’azione ambientalista a tutto quello che va salvaguardato come ambiente: Madre Terra, tutte le sue Creature, gli elementi spirituali e tutte le dimensioni ambientali nelle quali l’Umanità vive e si sviluppa: da quelle fisiche, a quelle vitali, a quelle psichiche e spirituali. Per fornire basi più ampie e più solide per un’azione più forte, a tutto tondo.
  • Per favorire la nascita di un nuovo ambientalismo non ideologico, trasversale, attento alle esigenze elevate e profonde della coscienza umana e di tutte le componenti della Natura.
  • Per formare una rete che pensi ed agisca su basi etiche. Un movimento aconfessionale, nel quale tutti i partecipanti, da qualunque tendenza provengano, collaborino uniti dalla visione spirituale della Vita: quel meraviglioso progetto in comune con il Mondo Spirituale al quale siamo chiamati finalmente a risvegliarci. Per assumercene la piena responsabilità. Non solo dal punto di vista della sostenibilità economica, ma anche da quello del benessere complessivo di ognuno, in tutte le sue dimensioni. Per favorire l’affermarsi di una civiltà dell’amore intelligente, che sostituisca il caos della predazione stupida.
  • La formazione di un movimento spirituale, leggerissimo nelle strutture ma poderoso nelle idee, con l’intento di incidere positivamente sulla vita di tutti i giorni.

Non è più il momento di starsene a subire passivamente, o di concentrarsi solo sulla propria crescita individuale. Non c’è più tempo. E’ ora di formare una vasta rete e di accentuare gli interventi per la crescita delle coscienze umane. Unendo gli impulsi spirituali che spingono il nostro cuore, e mettendo da parte le divergenze create dalla psiche.
Non importa la provenienza spirituale o religiosa. Quello che conta è un libero pensiero, mosso dal cuore, che vuole trovare un denominatore comune ideale. Per agire e trasformare insieme.

Vi aspettiamo numerosi e carichi di energie positive.

Fausto Carotenuto

Programma: 
Nei due intensi giorni di lavoro, dalla mattina alla sera, una serie di interventi qualificati, in forma di dibattito, con la possibilità per tutti di partecipare alla elaborazione ed alla condivisione delle idee, e poi alla possibile organizzazione del nuovo movimento. Ma anche momenti di meditazione e condivisione di esperienze elevate, indispensabili per un movimento a vocazione spirituale, sia pure aperto alle più varie provenienze.
Il programma dettagliato è in via di elaborazione in base ai contributi di tutti.

Primo giorno ( sabato 27 settembre , ore 10,00 – 13,00, ed ore 15,00 – 20,00)

•    Mattino: “Riscoprire e Condividere il rapporto spirituale tra Madre Terra e Umanità”.
•    Pomeriggio: “Gli Ideali e le Forme Pensiero da condividere e sviluppare”.

Secondo giorno: (Domenica 28 settembre , ore 9,00 – 13,30, ed ore 15,30 – 18,00)

•    Mattino: “La formazione di un movimento di opinione aperto che agisca in Italia e nel Mondo per rafforzare spiritualmente l’azione ambientalista. Un movimento leggerissimo nelle strutture e forte negli ideali. Capace di diffondere idee e conoscenze ed ispirare e compiere azioni di rete.”
•    Pomeriggio: “Un manifesto di base da condividere e diffondere”.

Informazioni Organizzative: partecipazione libera. Ai partecipanti verrà chiesto un contributo minimo, ma comunque non obbligatorio, per le spese di organizzazione, di 15 Euro. Chi lo desidera, potrà soggiornare a prezzi ridotti negli agriturismi ed alberghi della zona, rivolgendosi alla nostra segreteria.
Le partecipazioni e richieste eventuali di sistemazione vanno indirizzate per email a ilternario@hotmail.com oppure per telefono allo 0763 627199.

Contributi organizzativi:
Il Ternario editore (www.ilternario.it), Università Verde (www.universitaverde.it ), Arc Italy (Alliance of Religions and Conservation, Italia), e la Locanda della Quercia Calante (www.querciacalante.com )

Le partecipazioni e richieste eventuali di sistemazione vanno indirizzate per email a ilternario@hotmail.com oppure per telefono allo 0763 627199.

 

Energia dalle onde

6 agosto 2008 13:23

La Spagna introdurrà, tra le fonti di energia rinnovabile da cui ottenere energia, le onde del mare. La notizia, che conferma lo sforzo dello Stato iberico nella riduzione delle emissioni di carbon-fossili, è stata confermata dal Governo Spagnolo attraverso la pubblicazione del “Piano per le rinnovabili 2011-2020″. Considerando le migliaia di chilometri di coste spagnole, questa è sicuramente una grande scommessa per il futuro, alla quale già da anni stanno lavorando Paesi come India, Cina, Giappone e Stati Uniti, impegnati nello sviluppo di diversi sistemi di sfruttamento di questa energia.

Un innovativo meccanismo, studiato per evitare boe o altri dispositivi galleggianti, tecnologia base di molte società del moto ondoso, è stato sviluppato negli scorsi mesi da una società finlandese.

Si chiama WaveRoller, e consiste nel piantare lastre oscillanti in fibra di vetro e acciaio sul fondo marino. Il rollio delle correnti spinge le piastre, facendole scorrere avanti ed indietro. L’energia cinetica prodotta mette in azione un pistone creando una pressione idraulica che, attraverso un generatore, è convertita in elettricità.

La tecnologia attualmente più diffusa è ancora quella delle “wave farms”: la prima è stata costruita in Portogallo, mentre sono già stati approvati finanziamenti per Scozia, Inghilterra e Stati Uniti. Posizionate in modo da poter sfruttare al meglio le correnti marine e le maree, è stato calcolato che nel mondo si potrebbero utilizzare circa 5000 chilometri di fondali, producendo con un potenziale di 50 Gigawatt circa 1/7 dell’attuale disponibilità mondiale di energia nucleare.

Fonti:

www.rinnovabili.it

www.ecologiaverde.com


Una vernice rivoluzionaria per catturare il sole

3 agosto 2008 06:22

E’ una piccola rivoluzione che potrebbe aumentare l’efficienza dei pannelli solari e dunque la resa energetica. Lo ha scoperto l’equipe del prof. Mark Baldo al MIT: il segreto è in una vernice di natura organica che va applicata sulle superfici vetrose e che consente la cattura dei raggi infrarossi e ultravioletti che intrappolati nel vetro, divenuto come una grande lastra di fibra ottica, scorrono verso l’esterno. In pratica le celle solari si trovano solo all’estremità mentre la parte centrale più ampia è ricoperta dalla vernice, attualmente stabilizzata al 90% , che provvede alla cattura e alla diffusione dell’energia. Vediamo un po’ più nel dettaglio come avviene il processo:

Che cosa fa. E’ stato dimostrato un notevole miglioramento a basso costo nella prestazione del concentratore solare. Grazie al nuovo dispositivo la potenza ottenuta da una cella solare aumenta di 40 volte senza la necessità di monitorare il sole.

Perché è importante?
Il sole è una fonte inesauribile di potenza pulita. I maggiori ostacoli alla larga diffusione dei sistemi di alimentazione solari sono dovuti ai costi. Con questo sistema si migliorano le prestazioni e si abbassano i costi.

Cos’è un concentratore solare?
Il concentratore solare raccoglie la luce da grandi spazi e la concentra sulle piccole aree delle celle solari. Ciò aumenta l’energia elettrica prodotta, riducendo i costi in quanto occorrono meno celle solari per produrla.

Perché gli attuali concentratori solari non vanno bene? I concentratori solari convenzionali spesso usano grandi specchi mobili che sono costosi da implementare e da mantenere.

Qual’ è la tecnologia? I dispositivi del MIT sono basati su studi che risalgono agli anni ‘70 e poi abbandonati: il concentratore solare luminescente (LSC). L’attuale versione di questo dispositivo consiste in un pezzo di vetro o plastica trasparente colorato da un sottile strato di vernice. La luce è assorbita dal colorante e rimessa al rivestimento in vetro o plastica per essere raccolta dalle celle solari.

Perché non ha funzionato l’LCS? Per due ragioni: La luce era assorbita prima che raggiungesse i bordi del vetro o della plastica e le vernici non erano ancora stabilizzate

Come si è ridotta la dispersione di luce?
Sono state prese in prestito alcune soluzioni adottate nel campo dei laser. In pratica, è stata aggiunta la vernice che assorbe e raccoglie tutta la luce circostante. La nuova classe di molecole colorate è nota come fosforo molecolare.

Per quanto riguarda la stabilità?
Abbiamo testato uno dei nostri dispositivi per un periodo di tre mesi e siamo al 92%. Non è ancora sufficiente ma c’è fiducia nella ricerca.

Quando questi concentratori entreranno in produzione?
La tecnologia verrà ulteriormente sviluppata per la commercializzazione da una società la Covalent realizzata da tre ricercatori del MIT Michael Currie, Jon Mapel, e Shalom Goffri. Il team ritiene che essa potrebbe essere in produzione entro tre anni.

Fonte

MIT

Galateo della Natura

30 luglio 2008 11:05

Estate, tempo di gite e soggiorni fuori porta, brevi o lunghi. Situazioni disparate di cui godere, respirando, guardando, ascoltando. Ma anche situazioni in cui rispettare e far rispettare regole minime di galateo ecologico. Alcune – per la campagna – ce le suggerisce il bollettino Tera e Aqua e l’Ecoistituto del Veneto con sede a Mestre. Altre vengono dall’esperienza.

* Come ci si arriva. Facciamo sì che la nostra gita non pesi sul clima; nella maggior parte dei luoghi di arriva in treno o pulman (con bei tratti a piedi) anziché in auto. Da sbruffoni poi il Suv; è vero che è fuoristrada, ma andrebbe bandito ovunque. Se ne troviamo uno in campagna sull’erba protestiamo, chiamiamo un vigile (difficile trovarli però), lasciamogli finte multe per uno spavento almeno breve, insomma inventiamoci una reazione. Rigarlo, ahinoi, ecologicamente non conviene: il padrone sprecherebbe vernici chimiche per riverniciarlo.

* In campagna. Rispettare il lavoro degli agricoltori, non calpestando a destra e manca e invece camminando lungo i sentieri. Anche se la tentazione di prelevare dalle colture un grappolo d’uva o una pannocchia, una mela o una zucca, conviene mettersi nei panni di chi campa di quei frutti – soprattutto se si tratta di piccoli coltivatori, che già arrancano per sopravvivere. Meglio mettersi in contatto con loro per acquisti diretti, che faranno risparmiare comunque rispetto al supermercato imballato. Invece, le erbe selvatiche (ortica, malva, finocchio, margherite, papaveri…) e i frutti selvatici (more, amarene, fichi…) si possono prendere, con delicatezza e,m nel caso di frutti, verificando che si trovino su terreni pubblici, come i cigli delle strade. Nota bene: in molti luoghi d’Italia certi frutti non vengono nemmeno raccolti e malinconicamente cascano al suolo. In questo caso, se li vediamo caduti, è nostro diritto umano utilizzarli.

* Rispettare le piante. Le cortecce degli alberi non vanno incise nemmeno per messaggi amorosi. E perché raccogliere fiori che arrivati a casa sarebbero già appassiti? Per farsi un bastone antiserpenti (così da battere il suolo davanti a noi facendoli scappare: sono sordi ma sentono le vibrazioni) non è il caso di strappare un ramo vivo, meglio usarne uno secco. O portarsi l’attrezzatura da casa.
* Rispettare gli animali. Attenzione a educare i bambini al rispetto delle lucertole e dei ragni. Nei boschi, non parlare a voce troppo alta per non disturbare gli altri abitanti. Non prelevare nidi. Se si trova un uccellino a terra, lasciarlo lì, ha più probabilità di essere recuperato dalla mamma. Diverso è il caso di rondini, rondoni e balestrucci: le madri hanno ali troppo lunghe e non saprebbero come volare. Portarli con sé in città fino a un centro della Lipu.
* Borraccia e piatti durevoli per il picnic. Che bello un picnic senza rifiuti, né lasciati lì né riportati via! Sarà la nostra regola se ci porteremo nello zaino o nelle borse di tela la borraccia per l’acqua e thermos per il tè, piatti di ceramica o melamina e bicchieri da campeggio, e cibo nei contenitori da frigo anziché avvolto in plastica e alluminio usa e getta.
* Rifiuti. In ogni caso, non lasciare nemmeno un mozzicone di sigaretta sul campo (chi fuma ancora!?). per non dire di sacchetti di plastica, avanzi di cibi, oli di scatolette (se il cibo è fatto da noi gli oli sono buoni e si mangiano con la scarpetta).
* In spiaggia. Non raccogliere ricci e stelle marina da far morire arsi vivi in spiaggia…Ottimo invece e assai educativo per i bagnanti mettersi a raccogliere un po’ dei rifiuti lasciati abbandonati in spiaggia. Non interrare le cicche, torneranno a galla nella sabbia!

fonte