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Ansa: Rinnovabili: Pecoraro Scanio, grave non ascoltare operatori

11 aprile 2012 09:21

(ANSA) – ROMA, 11 APR - ”E’ stato un grave errore non ascoltare gli operatori. Il 18 aprile serve una grande manifestazione. L’Italia rischia di perdere il treno della green economy”. Lo ha affermato l’ex ministro dell’Ambiente Alfonso Pecoraro Scanio a proposito dei decreti sulle rinnovabili.

”Senza un confronto con un settore che in pochi anni ha creato 150.000 posti di lavoro – ha aggiunto Pecoraro – gli obiettivi giusti del 35% di rinnovabili rischiano di non essere raggiunti”. E allora ‘’serve una forte partecipazione alla manifestazione del settore del solare gia’ convocata per il 18 e se il governo sara’ sordo spetta a Parlamento e Conferenza Stato Regioni confrontarsi con gli operatori del settore ed evitare un provvedimento capestro per le rinnovabili”. In questo modo, conclude, ”l’Italia rischia di perdere il treno della green economy”.

Obiettivo Terra in mostra in Olanda e Corea

10 aprile 2012 13:44

La Fondazione Univerde ha firmato l`accordo con il Commissariato generale per le Esposizioni di Yeosu e Venlo 2012 per due importanti eventi internazionali: la Floriade di Venlo in Olanda da aprile a ottobre e l’Expo di Yeosu in Corea che si terra`dal 12 maggio al 12 agosto 2013, per esporre le foto vincitrici del concorso Obiettivo Terra e organizzare due importanti convegni.

I due appuntamenti riguarderanno la salvaguardia e la tutela dell`ambiente e la necessita` di mantenere integro il Pianeta. Il tema centrale di Venlo sara`: “Partecipa al teatro della natura, raggiungi la qualità della vita”, quello di  Yeosu: “L’oceano e le coste che vivono, diversità di risorse e attività sostenibili”.

Con questa Convenzione, firmata il 27 febbraio 2012, la  Fondazione Univerde parteciperà a entrambe le Esposizioni organizzando a Yeosu e a Venlo convegni per approfondire gli argomenti trattati durante l`Expo. Il Commissariato generale esporrà nei locali del Padiglione italiano a Yeosu e a Venlo alcune foto vincitrici del concorso fotografico “Obiettivo Terra”.

Rassegna stampa:

L’Italia per la prima volta a Floriade, kermesse olandese

Barriere coralline in pericolo

 13:05

L’acidificazione degli oceani sta compromettendo la formazione delle barriere coralline che sta già calando in tutto il mondo. Le barriere coralline rappresentano un mondo sommerso variopinto e altamente ricco in biodiversità. Le caratteristiche uniche dell’habitat che si crea a ridosso delle barriere sono dovute alla presenza dei coralli stessi che offrono riparo e protezione a migliaia di specie di pesci, crostacei, molluschi ed echinodermi.
Numerosi organismi marini, tra cui i coralli polipi,  per costruire gli scheletri esterni e le conchiglie utilizzano  il carbonato di calcio in acqua di mare, un processo conosciuto come calcificazione.
Gli oceani hanno assorbito circa un terzo della C02 che è stata rilasciata nell’atmosfera dall’inizio della rivoluzione industriale e ciò ha incrementato l’acidità dell’acqua, diminuendo in questo modo la concentrazione di carbonato.
Quando l’acqua di mare è più acida, il livello di calcificazione decresce poiché le strutture di carbonato di calcio cominciano a disgregarsi.
Una nuova ricerca ha utilizzato un modello state of the art al computer per simulare l’acidificazione della corrente oceanica e i tassi di calcificazione. I risultati appaiono drammatici per la vita delle barriere coralline.
Tali considerazioni sono state possibili utilizzando i dati storici sulle emissioni di CO2 dal 1750 al 2005 e prendendo in esame le concentrazioni di aerosol , i mutamenti dell’orbita terrestre, i cambiamenti di uso del suolo e l’attività vulcanica e solare.
Il modello preannuncia una drastico calo della calcificazione delle aree coralline del mondo nel prossimo secolo.
Le conclusioni della ricerca hanno sottolineato che nel Pacifico tropicale occidentale e negli oceani Caraibici i tassi di calcificazione sono circa del 15% inferiori a quelli rilevati nel periodo preindustriale. Se le emissioni antropiche di C02 continueranno ad aumentare rendendo in questo modo le acque sempre più acide, si assisterà a un calo della crescita delle barriere coralline  del 60% entro la fine del secolo.

La tutela dell’olio extravergine di oliva: una questione internazionale

27 marzo 2012 10:52
Martedì 27 marzo, in occasione del convegno sull’olio extravergine organizzato dal Corpo Forestale dello Stato a Verona nell’ambito del Vinitaly e del Sol, l’ex Ministro dell’Agricoltura e presidente della fondazione UniVerde, Alfonso Pecoraro Scanio presenterà i due focus su vino e olio del secondo rapporto fondazione Univerde/IPR Marketing su “Gli italiani, l’agricoltura e la sicurezza alimentare”2012.
E’ chiaro come olio e vino siano, per gli italiani, tra i principali simboli della nostra tradizione agroalimentare nel mondo, ma per la stragrande maggioranza degli intervistati, autorità pubbliche e industrie dovrebbero fare di più” lo ha dichiarato l’ex Ministro dell’Agricoltura e dell’Ambiente Alfonso Pecoraro Scanio.
E’ importante – continua l’ex Ministro in merito al focus sul vino –  notare quanto sia elevata (80%) la preoccupazione per il diffondersi di consumo di alcool tra i giovani. L’80% ritiene che il pericolo dipendenza da alcool sia da attribuire soprattutto ai superalcolici contro un solo 8% che lo attribuisce al vino. Questo dato fa capire che non si deve criminalizzare il vino ma consentire, specialmente tra i giovani, la diffusione di una maggiore informazione sui rischi di qualsiasi abuso di alcool”.
“Dal rapporto emerge infine che la scelta verso l’acquisto di vini italiani e la grande attenzione alle denominazioni di origine confermano la crescita di una consapevolezza dei consumatori che deve spingere a mantenere rigoroso il NO agli OGM e la scelta verso vini di qualità e biologici” ha concluso Pecoraro Scanio.

In basso è possibile scaricare il rapporto in PDF:

Secondo rapporto su Italiani agricoltura e sicurezza alimentare Anticipazione del focus su olio marzo 2012

Secondo rapporto su Italiani agricoltura e sicurezza alimentare Anticipazione del focus su vino marzo 2012

Programma

Comunicato stampa_ Alfonso Pecoraro Scanio

Rassegna Stampa – 27 marzo 2012

Petrolio da sabbie bituminose?

 10:32

La Commissaria Europea per l’azione per il clima Connie Hadegaard, ha proposto una modifica alla Direttiva 2009/30/EC che prevede per l’importazione in Europa di combustibili fossili, una minor intensità di anidride carbonica che viene calcolata attraverso la “carbon-footprint”. Il petrolio ricavato da sabbie bituminose ha un impatto ambientale elevato a causa delle modalità di estrazione.

Per estrarre il bitume dalle rocce in cui è contenuto, per poi convertirlo in petrolio, occorre un dispendio energetico superiore, che comporta un’alta emissione di anidride carbonica (20 % in più rispetto al petrolio estratto con metodi tradizionali).
Il Canada, maggiore produttore di petrolio ricavato da bitume, ritiene ingiusta la modifica di questa direttiva, facendo presente che il petrolio da sabbie bituminose è indistinguibile dal petrolio estratto dai giacimenti fossili. Tale limitazione potrebbe avere ripercussioni anche nel libero scambio dei commerci internazionali. L’obiettivo dunque dovrebbe mirare a ridurre l’uso dei combustibili fossili per non inquinare sempre di più il Pianeta.
Le modifiche a tale direttiva non hanno ottenuto l’approvazione nell’apposito comitato tecnico che raccoglie la Commissione Europea, l’Europarlamento e il Consiglio Europeo.
Su questi argomenti si è discusso nel Convegno “Energia sicura e responsabile. Canada e Italia a confronto” tenutosi presso l’Ambasciata canadese in Italia. Durante il convegno si è sottolineato che il Canada, grazie anche alle sabbie bituminose, ha conquistato un potere mondiale nel settore delle fonti energetiche: è al terzo posto nel mondo come riserve di petrolio, al terzo posto per le riserve d’uranio e al sesto posto come produttore di energia elettrica.
Le sabbie bituminose del Canada rappresentano dunque un’opportunità economica non solo per il Canada stesso ma anche per gli altri Paesi. Il Canada, essendo un paese politicamente stabile, può costituire una sicurezza energetica di lungo periodo e, considerando le nuove tecnologie più rispettose dell’ambiente, potrà offrire garanzie di sostenibilità ambientale, economica e sociale.
La decisione finale dell’Unione Europea su questo discusso argomento sarà stabilita a livello politico dal Consiglio dei Ministri europei nel prossimo mese di giugno.

La popolazione mondiale aumenta e l`acqua scarseggia

25 marzo 2012 10:34

Il 22 marzo si è celebrata la Giornata Mondiale dell’Acqua delle Nazioni Unite, istituita per la prima volta nel 1992, al fine di coinvolgere i governi e le popolazioni sull’importanza della corretta gestione delle risorse idriche.

Le Nazioni Unite per questa giornata, prevista all’interno delle direttive dell’Agenda 21, esortano le nazioni membro a dedicare questo giorno per espletare gli obiettivi raggiunti all’interno dell’Assemblea Generale e la promozione di attività concrete all’interno dei loro paesi. Il tema della Giornata Mondiale quest’anno è stato Acqua per le città e ha esaminato quali sono gli effetti di una rapida crescita della popolazione urbana, dell’industrializzazione e del cambiamento climatico sulle risorse idriche.

Mentre la domanda di acqua sta crescendo in modo significativo rispetto all’aumento della popolazione, la sua disponibilità tende a diminuire soprattutto alle medie e basse latitudini, con ritmi sempre più rapidi, non solo per l’aumento della domanda ma anche a causa dei cambiamenti climatici.

Le risorse idriche saranno sottoposte a una pressione senza precedenti che interesserà in modo non omogeneo i paesi industrializzati e quelli in via di sviluppo, accentuando così le differenze economiche tra paesi ricchi e paesi poveri. La principale fonte di domanda d’acqua proviene dalle comunità urbane che necessitano di acqua potabile e di acqua per i servizi igienico-sanitari e per le fognature.

La sede dell’evento è stata la sala verde della sede centrale della FAO a Roma, proprio perché si sono analizzati non solo gli sprechi idrici ma anche quelli alimentari che si riferiscono alla produzione di cibo. L’agricoltura e l’allevamento del bestiame consumano a livello mondiale il 70% dell’acqua prelevata.

L’acqua è un bene indispensabile per l’esistenza e necessita per questo una gestione corretta, ciò rappresenta una delle sfide più importanti dello sviluppo sostenibile che meriterà l’attenzione nella Conferenza di Rio+20 il prossimo giugno.

L’Europa investe sulla bioeconomia

9 marzo 2012 13:50

La Commissione Europea ha messo a punto una strategia ( EC 2012 “Innovatine for Sustainable Growth: A Bioeconomy for Europe”), per incoraggiare uno sviluppo sostenibile grazie al potenziamento della bioeconomia.

La bioeconomia a cui si fa riferimento è un’economia che si fonda sull’ utilizzo di risorse biologiche per la produzione di alimenti, mangimi e anche combustibili, indispensabili alla produzione industriale ed energetica.

Per l’Europa il rafforzamento di una bioeconomia su larga scala vorrebbe dire accrescere l’economia nelle zone rurali, vicino le coste, e nelle aree industriali che risentono della crisi economica attuale, diminuendo in questo modo l’impiego dei combustibili fossili e incrementando la sostenibilità ambientale ed economica dei processi industriali e nella produzione di beni primari. In questo modo si potrebbe generare anche nuova occupazione.

Il programma realizzato dalla Commissione ha lo scopo di promuovere la nascita di un’economia a emissioni ridotte. Tale approccio cerca di  conciliare le richieste di sostenibilità ambientale nell’utilizzo delle risorse biologiche per fini produttivi, tutelando nel contempo la biodiversità e l’ambiente.

La strategia mira a incrementare lo sviluppo di nuove tecnologie e ad avviare processi produttivi coerenti con i principi della bioeconomia, a sviluppare mercati nuovi in differenti settori interessati e a favorire una partecipazione più vasta tra i responsabili politici e le parti coinvolte.

Per rendere concreta tale strategia è necessario formare una rete di comunicazione forte che coinvolga insieme il mondo scientifico, quello politico e imprenditoriale. I fondi per realizzare la strategia europea sono quelli per la politica agricola comunitaria, il programma di ricerca “Horizon 2020″ e altri programmi comunitari e nazionali.

La bioeconomia pensata dalla Commissione Europea si colloca in un contesto più vasto rispetto a quella dell’agenda messa a punto dallOECD nel 2009 ( OECD: 2009. The bioeconomy to 2030: designing a Policy Agenda). In tale situazione trovano spazio la sicurezza alimentare, la gestione sostenibile delle risorse alimentari, la diminuzione dell’utilizzo delle risorse non rinnovabili, l’adattamento ai cambiamenti climatici, la concorrenza europea per formare e tutelare posti di lavoro.

La bioeconomia in Europa fa guadagnare circa 2000 miliardi di euro l’anno nei settori dell’agricoltura, della pesca, della silvicoltura, dell’industria chimica, biotecnologica ed energetica. La realizzazione di tale strategia sulla bioeconomia potrà moltiplicare tale valore  entro il 2050.

Nasce il concorso per idee “Forest Skill”

28 febbraio 2012 09:47

Si è chiuso il concorso “Forest Skill” per sviluppare competenze e know-how per l’uso intelligente del patrimonio boschivo italiano.

E’ finito il tempo disponibile per partecipare al concorso dedicato ai giovani laureati ‘Forest SKill’: allo scoccare delle 18:30 di mercoledì, i progetti pervenuti e pubblicati sul sito di ideaTRE60 erano ben 85.

La partecipazione è stata numerosa e adesso i giurati sono impegnati con la votazione delle idee per stilare la classifica delle 10 finaliste che potranno ambire ad uno dei due premi da 30.000 € messi in palio per realizzarla.
L’iniziativa è stata oggetto di un importante riconoscimento: Forest Skill ha infatti ricevuto la MEDAGLIA DI RAPPRESENTANZA DEL PRESIDENTE DELLA REPPUBLICA Giorgio Napolitano.

Fondazione Italiana Accenture e Fondazione Collegio delle Università Milanesi con la partnership di FederlegnoArredo e di Fondazione UniVerde, hanno lanciato  il concorso per idee Forest Skill. Lo scopo è quello di generare nuove opportunità di lavoro per i giovani attraverso l’uso intelligente del patrimonio boschivo italiano, promuovendo lo sviluppo e la valorizzazione di know-how e nuove competenze nel settore green.

Considerata la copiosa adesione nell’ultima giornata di attivazione del concorso, abbiamo deciso di posticipare il termine ultimo di votazione della Giuria Online al 25 marzo, per garantire ai giurati la possibilità di valutare con maggiore accuratezza e approfondimento le idee candidate. Pertanto le idee progettuali che al 25 marzo 2012 – termine delle valutazioni della Giuria online – occuperanno le prime 10 posizioni della graduatoria, saranno considerate le finaliste.

La Giuria Online è formata da:
  • Silvia Assini, Ricercatore presso il Dipartimento di Ecologia del Territorio, Università degli Studi di Pavia
  • Giuseppe Di Duca, Segretario di Presidenza, Fondazione UniVerde
  • Roberto Dufour Zucchi, Senior Manager, Accenture
  • Claudio Garrone, Responsabile Ufficio Forestale, FederlegnoArredo e Direttore Generale dell’Associazione Forestale Italiana
  • Beatrice Lamonica, Senior Manager, Accenture
  • Martino Pillitteri, Media Relations, Collegio di Milano
  • Corinna Rossi, International Exchanges, Collegio di Milano
  • Emanuele Serrelli, Professore di Filosofia della Scienza, Università degli Studi di Milano Bicocca
  • Giorgio Tarditi Spagnoli, Dipartimento di Scienze Umane e della Formazione, Università degli Studi di Milano Bicocca
Giuria offline
Le 10 idee finaliste saranno oggetto della valutazione della Giuria offline che indicherà i 2 vincitori entro il 15 aprile 2012.

In basso è possibile scaricare il  materiale in pdf:

CERCASI SOLUZIONI VINCENTI PER L’OCCUPAZIONE “GREEN”!

Rassegna stampa:

Comunicato Stampa ”Forest Skill”

ilsostenibile.it » Cercasi soluzioni vincenti per l’occupazione “Green”


Le piogge condizionano i venti

18 febbraio 2012 22:18

Le piogge diminuiscono la velocità del vento perchè spazzano via dall’atmosfera una quantità importante di energia cinetica contenuta nelle correnti aeree. A causa del riscaldamento climatico del nostro Pianeta le precipitazioni tenderanno ad aumentare e, di conseguenza,  la velocità media del vento subirà un calo.

Lo studio è stato condotto da un ricercatore dellUniversità di New York e da una ricercatrice della NOAA (National Oceanic and Atmospheric Administration) ed è stato pubblicato sulla rivista Science.Gli studiosi si sono serviti dei dati delle precipitazioni ottenuti dalle misure radar realizzate dal satellite meteorologico della NASA adibito al programma di osservazioni TRMM (Tropical Rainfall Measurement Mission).

I dati raccolti sono stati successivamente analizzati per calcolare la dissipazione di energia cinetica provocata dalla pioggia nell’area intertropicale e in quelle subtropicali dell’emisfero Nord e dell’emisfero Sud. Per valutare la dissipazione di energia cinetica si è fatto riferimento all’attrito e alla micro-turbolenza atmosferica generata dalle gocce di pioggia quando passano attraverso l’atmosfera fino a posarsi sul suolo.  I valori finali rilevati sono  di piccola entità rispetto ai flussi energetici complessivi esistenti in atmosfera, ma piuttosto significativi se si considerano solo i flussi di energia cinetica.

L’energia cinetica si origina da squilibri di pressione generati a loro volta da differenza di temperature tra le zone più calde equatoriali e quelle più fredde polari. A causa del riscaldamento climatico la temperatura aumenterà di più ai poli che all’equatore diminuendo così lo squilibrio barico che è la causa della forza del vento.
A tali risultati sono pervenuti  gli studiosi dell’ ENEA in Italia.
La riduzione della ventosità è  dovuta quindi sia a una minore produzione di energia cinetica globale, sia alla maggior frequenza  delle precipitazioni. Ciò potrebbe avere effetti negativi per l’utilizzo degli impianti eolici.

Il disastro economico del Golfo del Messico

16 febbraio 2012 13:09

L’incidente del Golfo del Messico provocherà, secondo le stime di alcuni ricercatori, un danno economico di 8,7 miliardi di dollari e una perdita di 22 mila posti di lavoro nel settore ittico entro il 2017, con un impatto sullo sviluppo locale.  L ‘esplosione della piattaforma petrolifera Deepwater Horizon, avvenuta nell’aprile 2010, determinò un  incendio ed innescò un’immensa fuoruscita di idrocarburi  nelle acque del golfo del Messico, al largo delle coste della Louisiana. Le conseguenze sono ancora oggetto di studio da parte dei  ricercatori ed economisti dell’Università canadese British Columbia e dell’Università britannica della East Anglia. Le valutazioni e le previsioni future sono state pubblicate sul  Canadian Journal of Fisheries and Aquatic Sciences (CJFAS).

Nello studio gli esperti hanno riscontrato in mare un volume di 4,9 milioni di barili di petrolio,  pari a 780 milioni di litri, uno dei più gravi incidenti petroliferi verificatosi in acque americane.

I danni più importanti hanno interessato le attività dei pescatori, la maricoltura e le attività industriali  legate alla produzione ittica. Più difficile è  invece quantificare gli effetti negativi non direttamente congiunti al settore ittico, come i probabili pericoli per la salute umana e quelli sociali. Inoltre,  le ripercussioni di breve e lungo periodo  sull’ambiente sono ancora più ardue da stimare. L’incidente ha avuto un forte impatto sugli ecosistemi marino-pelagici, compresi quelli bentonici, sugli ecosistemi marino-costieri e sulla biodiversità. Anche gli anfibi e gli uccelli marini hanno risentito di tale disastro, la cui vita dipende  direttamente o indirettamente  dalla stabilità del sistema ambientale del Golfo del Messico.

Considerando l’ampiezza complessiva dei danni causati da questo episodio, potrà essere possibile constatare l’entità  delle conseguenze effettive solo fra molti anni.